Strategie di Time management

Il 20 febbraio prossimo sarò a Verona, ospite di La grande differenza, per un corso sulla gestione del tempo.

Si parlerà di pianificazione, di delega, di proattività, di perfezionismo, di procrastinazione, ma anche di come la comunicazione circa il tempo influenza il team di lavoro.

Il programma dettagliato e tutte le informazioni per partecipare li trovate qui.

Grazie a Francesca e Sebastiano per avermi coinvolto in questo bel progetto.

Chi fosse interessato può anche contattarmi direttamente per ulteriori informazioni.

Cercasi Proust, astenersi perditempo

Qualche giorno fa, durante la pausa di una lezione, si parlava di figli adolescenti. Uno degli allievi criticava l’uso dei social network da parte dei ragazzi di quell’età con un argomento che mi è parso più interessante di altri: il diritto degli adolescenti che le loro stupidaggini vengano dimenticate. In sintesi, diceva che tutti abbiamo fatto qualche cosa stupida a quell’età, cose che oggi non ci passerebbero nemmeno per la testa. Quelle cose sono state, per lo più, dimenticate.
Lo stesso non accade per quanto avviene sui social network, dove tutto viene registrato ed è, potenzialmente, disponibile anche a distanza di molti anni.

Non so se essere d’accordo, che questo rappresenti concretamente un problema.
Di una cosa, però, sono abbastanza sicuro: la tecnologia sta cambiando il nostro rapporto con la memoria e, per estensione, con il tempo.
Fino a poche generazioni or sono, almeno fino all’invenzione della fotografia, quasi nessuno aveva la possibilità di “registrare” in qualche modo l’evoluzione, per esempio, del proprio aspetto fisico e di quello dei propri cari. Senza fotografie, probabilmente avrei dimenticato completamente l’aspetto delle mie figlie quando avevano due o tre anni.
Questa forma di oblio è stata valida (con poche eccezioni) anche per molti anni dopo l’invenzione della fotografia.
Almeno fino a quando quest’ultima è diventata un fenomeno di massa.

Il primo sospetto, non serve dirlo, è che siamo soltanto all’inizio di questa evoluzione.
Il secondo è che l’attrezzarci da un punto di vista tecnologico sia la faccenda meno complicata.

Se, infatti, aggiungiamo (notizia sentita in una trasmissione radio qualche mese fa) che le proiezioni dicono che circa la metà dei nati dopo il 2000 arriverà ad essere centenario, pare che sia proprio il nostro rapporto con il tempo e con la memoria a dover cambiare.
Ci serve, insomma, un nuovo Proust.
Perché (e di questo sono ogni giorno più convinto) cose come queste non possiamo affrontarle senza il contributo dell’arte.

Contro la schiavitù del time management

È il titolo del mio secondo post per il blog di Harvard Business Review Italia.

Lo trovate qui.

Si tratta della traduzione di questo post pubblicato sul blog di HBR (edizione internazionale): Vanquish the Time-Management Villain

Naturalmente, i vostri commenti sono i benvenuti. Vi invito a lasciarli direttamente sulla pagina di HBR.

Come i leader efficaci comunicano circa il tempo

È il titolo del primo post che pubblico sul blog di Harvard Business Review Italia.

Lo trovate qui.

Si tratta della traduzione di questo post pubblicato sul blog di HBR (edizione internazionale): How smart leaders talk about time.

Spero sia l’inizio di una bella e proficua collaborazione.

Grazie al Direttore Enrico Sassoon e al Comitato Editoriale per l’ospitalità.

La formula della procrastinazione [2]

Ritorno sulla formula della procrastinazione, redatta da Pierce Steel, di cui ho già parlato qui.
Lo faccio perché, in questi giorni, ho letto il libro di Steel “Da domani non rimando più“, e l’ho trovato una fra le letture più interessanti (forse la più interessante) che mi sia capitata fra le mani su questo tema.
Steel prende le mosse dalla Temporal Motivation Theory, che spiega la procrastinazione come l’effetto di un differenziale di motivazione: finché la motivazione che ci porta verso una tentazione è maggiore della motivazione che ci porta verso l’esecuzione di un compito, il compito viene rimandato. La motivazione aumenta, però, con l’avvicinarsi della scadenza (e, quindi, della riscossione del premio o del momento di subire la punizione). La motivazione verso la tentazione, invece, tende ad essere costante e, quindi, il compito viene eseguito nel momento in cui la motivazione a produrre supera la motivazione a distrarsi.

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Multitasking sì, multitasking no

Su Mente e Cervello, Alberto Oliverio dedica la sua rubrica “Storie della mente” al multitasking (inteso come la possibilità di svolgere più compiti contemporaneamente), discriminando le situazioni in cui il multitasking è opportuno, e, anzi, vantaggioso, da quelle in cui può potenzialmente generare problemi.

Ecco la tesi di Oliverio:

La risposta è nelle capacità della corteccia cerebrale, in particolare quella frontale, che gestisce la nostra attenzione e la capacità di selezionare gli stimoli adatti e associare tra loro immagini e concetti rilevanti in una situazione.

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La matrice del self-management

In questo periodo mi è capitato spesso di confrontarmi con il pensiero e le metodologie di David Allen: quella serie di pratiche, di processi e di strumenti che vanno sotto il nome di metodo GTD (Getting Things Done).

Al di là dei singoli passaggi del metodo, un paio di concetti sono, mi pare, interessanti:

  • La mente non è in grado di gestire efficacemente gli impegni.
    Questo vale a dire che è necessario un sistema che permetta di liberare la mente dalla necessità di pianificare e ri-pianificare di continuo e, soprattutto, di dover ricordare le attività da svolgere.
    Ho parlato di questo principio in questo post. Mi sembra che le riflessioni di Allen vadano in questa stessa direzione.
  • I due ingredienti fondamentali del self-management sono il controllo e la prospettiva.

Mi soffermo un momento su quest’ultimo punto. Continua a leggere

Superwoman Syndrome

Dena Patton chiama Superwoman Syndrome (rivolgendosi soprattutto alle donne) il fallimento nel gestire le proprie capacità e i propri limiti, rinunciando così ad uno stile di vita salutare e soddisfacente. E le conseguenze di questa rinuncia non sono da poco, sia sul piano fisico che su quello mentale e spirituale.

In questo articolo su Entrepreneur.com condivide la sua esperienza di business coach, con alcune indicazioni per ristabilire quei salutari confini che permettono di rivestire il propri ruoli con maggiore serenità e con il recupero di un salutare equilibrio.

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Lunch time

Sul blog di Harvard Business Review “The conversation”, Tony Schwartz ha scritto un articolo con una provocazione: riprendersi indietro la pausa pranzo.
L’idea nasce dalla constatazione che molti manager con cui Schwartz ha lavorato denunciano il fatto di non potersi nemmeno permettere il lusso di staccare per mezz’ora a pranzo.
Consumano, così, uno spuntino alla scrivania e riprendono immediatamente il lavoro.
La proposta prende le mosse da una constatazione: un momento di stacco è necessario per poter ricominciare il pomeriggio con le energie mentali necessarie a fare un buon lavoro.

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Too good

Una piccola provocazione.
Leggendo questo post di Peter Bregman sul blog di Harvard Business Review, mi è tornato in mente un episodio piccolo piccolo, ma che forse ha un significato.
Con un buon mese di ritardo per via di questo tempo inclemente, la piscina ha ritrovato il suo posto nel mio cortile.
Dopo il montaggio e il riempimento, lunedì pomeriggio è stato il momento della pulizia delle pareti esterne.
Un amico mi ha consigliato una particolare spugna che, a quanto mi ha detto, fa miracoli in questo tipo di pulizie, per di più senza l’utilizzo di detergenti.
Detto fatto: supermarket, acquisto spugnetta, inizio lavori.
E, in effetti, la spugnetta è una cosa fantastica.

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