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Rigore e Rilevanza

Un bell’editoriale di Gianmario Verona sul n. 5/2010 di Economia e Management, pone un problema che si collega, in qualche modo, a quanto andiamo discutendo sul blog in questi giorni.
La questione si può riassumere così: esiste un trade-off, negli studi di management, tra la rilevanza per la pratica imprenditoriale e manageriale e il rigore scientifico della ricerca?
Verona sottolinea come, dopo decenni in cui la rilevanza è sembrata essere il filo conduttore delle pubblicazioni di management, da qualche anno a questa parte il tema del rigore scientifico sembra aver sollevato la testa, con l’esigenza di produrre conoscenza stabile nel tempo e dimostrabile.

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Ancora su esperienza e formazione

Il commento di Luigi Mengato al post Formazione Vs Esperienza, oppure no? mi ha portato ad alcune riflessioni, che vorrei condividere con voi.
Affermavo, in quel post, che la formazione dovrebbe fornire quei modelli attraverso i quali massimizzare l’apprendimento che deriva dalle esperienze.
Il commento di Luigi:

[...] è per questo che motivo che ritengo molto efficace la modalità formativa esperienziale (soprattutto in versione Outdoor) piuttosto che l’aula frontale.
Sarei curioso di conoscere la tua opinione.

Eccola:

Credo anch’io che la modalità formativa esperienziale presenti una serie di vantaggi rispetto all’aula frontale.

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Varietà, appropriatezza e utilizzo dei modelli

In questo post, ho tentato di illustrare due delle logiche fondamentali della formazione, o, almeno, di quella di cui mi occupo io.
Le due logiche illustrate sono:

  • la logica della varietà: far crescere la possibilità di scelte comportamentali diversificate
  • la logica dell’appropriatezza: tra queste possibilità, isolare la scelta (e, quindi, la strategia) più adatta in ogni situazione.

Ho fatto, in quel contesto, cenno all’idea che la logica dell’appropriatezza si basa sull’essere in grado di cogliere e isolare quali siano le variabili davvero rilevanti.

Quest’ultima affermazione merita un breve approfondimento.

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MBA vs dimensione etica?

Quello della relazione tra etica dei comportamenti e formazione manageriale è stato uno dei temi che hanno percorso in questi ultimi anni il dibattito sui grandi e piccoli crack e sul risparmio tradito.
La vulgata recita che i manager che si fregiano di un MBA sarebbero più propensi ad assumere comportamenti eticamente discutibili rispetto alla media, vista la forte focalizzazione di questi percorsi formativi sui risultati di business, anche a discapito dello scrupolo etico.

Su Forbes, Freek Vermeulen smentisce questa tesi, sulla base dei risultati di una ricerca empirica svolta dal Professors Daniel Slater .

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Il consumo delle idee

Il consumo delle idee

Ieri ho partecipato a Pavia al 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d’impresa – Narrare il consumo, con un intervento su

Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.

Molti interventi interessanti, su temi come

  • Come si narrano i consumi
  • Il marketing narrativo
  • Consumo, narrazione e web management
  • Mercati conversazionali e social network
  • Infotainment e narrazione
  • Narrazione e HR management
  • Applicazioni del digital storytelling nel consumo
  • Storytelling e mondo politico

Penso tornerò su alcune relazioni, che hanno dato stimoli molto interessanti.

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Borse di studio per la scuola Assocamuna

Vi ho già accennato qui alla Scuola di Alta Formazione Assocamuna, iniziativa molto interessante sia per il format che per gli attori in gioco.

Segnalo che sono disponibili anche quattro borse di studio che coprono l’intero costo di iscrizione alla scuola per neo-laureati o neo-imprenditori.

Il bando è scaricabile direttamente dal sito di Assocamuna.

Riprendo, qui di seguito, parte del comunicato stampa che pubblicizza scuola e borse di studio.

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Varietà e appropriatezza

Mi succede sempre più spesso di condividere in aula alcune considerazioni sulle logiche generali della formazione, con riferimento, in particolare, al Comportamento Organizzativo e al Personal Development, di cui mi occupo.
Credo che gli assi di sviluppo su cui si muovono questi percorsi formativi siano due: l’asse della varietà e l’asse dell’appropriatezza.

Per varietà intendo la possibilità di scelte comportamentali diversificate, per cui l’obiettivo di questa fase del percorso formativo ha a che vedere con l’introduzione di alternative comportamentali le più ampie possibile.
Per dirla con Maslow: “Quando l’unico strumento che possiedi è un martello, ogni problema comincia ad assomigliare a un chiodo”.

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A confronto con i modelli

In un discorso tenuto ai laureandi della Harvard Business School e riportato su Harvard Business Review, il Prof. Clayton M. Christensen presenta alcuni concetti densi e intensi.
Tutto l’articolo vale una lettura.
Mi soffermo su un passaggio, che mi sembra attinente con il mio mestiere di formatore, e sul quale mi sento particolarmente in sintonia.

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Master d’autunno

Tempo di rientri, e magari di pianificazione per un percorso formativo da affrontare nell’anno accademico 2010-2011.
Il Mondo in edicola questa settimana, a pagina 58, presenta un resoconto, a cura di Gaia Fiertler, dei percorsi formativi e master che, in partenza nei prossimi mesi, raccontano di quali siano le tematiche calde anche da un punto di vista occupazionale, almeno secondo le maggiori Business School italiane.

Eccone un elenco sintentico:

  • Marketing e multicanalità
  • Green economy
  • Energie rinnovabili
  • Costruzione e gestioni di impianti nucleari
  • Imprese familiari e ricambio generazionale
  • Hospitality management
  • Internazionalizzazione e mercati emergenti

Nel caso non sapeste che cosa fare a breve…

Una piccola business school in Vallecamonica

Prende vita in questi giorni un’iniziativa a cui tengo molto: Assocamuna Scuola di Alta Formazione Manageriale.
Si tratta di una piccola business school nata da una partnership tra MIP e Assocamuna, un’associazione tra imprenditori della Vallecamonica e del Sebino (dove io vivo).
L’obiettivo è di portare la formazione manageriale di eccellenza di MIP su un territorio che ha vissuto una profonda trasformazione del tessuto produttivo e che, sotto certi aspetti, è ancora alla ricerca di un propria identità e di un modello di sviluppo.

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