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	<title>Luca Baiguini &#187; Formazione manageriale</title>
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	<description>Luca Baiguini - Weblog and personal website</description>
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		<title>Organizzare le esperienze</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Gladwell]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un'intervista di Malcolm Gladwell, un'idea di che cosa sia un buon libro sul business (e, magari, anche un buon percorso formativo).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su FastCompany, <a href="http://www.fastcompany.com/1800273/malcolm-gladwell-tipping-point" target="_blank">un&#8217;intervista</a> a Malcolm Gladwell (lo sapete, un autore che mi piace molto) sul suo primo libro: <a href="http://www.ibs.it/code/9788817014304/gladwell-malcolm/punto-critico-i-grandi.html?shop=812" target="_blank">The tipping point</a>.</p>
<p>Ad un certo punto gli viene chiesto:</p>
<blockquote><p>Che cosa distingue un buon libro sul business rispetto agli altri?</p>
<p>I libri migliori danno sempre un&#8217;opportunità per organizzare le nostre esperienze, per prendere ciò che sappiamo e dargli forma e significato e contesto. Ho sempre detto che siamo tutti molto ricchi di esperienze e poveri di teoria. E, secondo me, il fulcro di un buon libro sul business è rimediare a questo problema.</p></blockquote>
<p>Ecco.<br />
Io l&#8217;ho detto in modo più prolisso e meno preciso <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/12/formazione-esperienza.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>Ma questo è, nella sostanza, quello che intendevo, se si sostituisce &#8220;libro&#8221; con &#8220;percorso formativo&#8221;.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sapere, saper fare, saper insegnare</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/12/insegnare.html</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 15:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[modelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=2203</guid>
		<description><![CDATA[Una riflessione sui concetti di sapere, saper fare, saper insegnare e sulle differenti capacità da mettere in campo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parto, in questo ragionamento, da una constatazione: sono consapevole di non saper fare molte delle cose che conosco e che insegno.<br />
Nel senso che, nell&#8217;applicare le teorie ed i modelli che insegno nella mia vita di tutti i giorni, faccio la stessa fatica di uno qualsiasi dei miei allievi.<br />
Anzi, spesso, di più.</p>
<p>Ora, succede frequentemente di sentire affermazioni del tipo: &#8220;<em>Diffida di chi non sa fare le cose che pretende di insegnarti</em>&#8220;.<br />
Diffidate di me, allora.<br />
Ma quanto (e a che condizioni) è vera questa affermazione?</p>
<p>Il tema appare complesso. Ecco i miei due cents.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-2203"></span></p>
<p>Partiamo dall&#8217;inizio: la differenza tra sapere e saper insegnare. Molti (io compreso) hanno fatto esperienza di docenti che, a qualsiasi livello, pur avendo una conoscenza profonda della propria materia e dell&#8217;oggetto dei propri studi, non sono in grado di trasferire efficacemente questo sapere.<br />
Qui la questione è, essenzialmente, legata al tema generale della comunicazione: la capacità, quindi , di tradurre modelli e di informare, creare collegamenti, creare stati emotivi e, anche, motivare all&#8217;apprendimento.<br />
Roba che si impara, insomma. Se lo si vuole e lo si ritiene utile.<br />
Certo, è necessario abbandonare l&#8217;idea che la comunicazione sia &#8220;tutto contenuto&#8221; e cominciare a confrontarsi in maniera aperta con gli elementi &#8220;di struttura&#8221; del processo comunicativo.</p>
<p>Problema diverso, mi pare, è quello tra saper fare e saper insegnare.<br />
La differenza, per come la vedo io, sta qui: nell&#8217;insegnare entra in gioco la capacità di spaccare un processo (nel mio caso un processo comportamentale) in piccoli pezzi, ed astrarre modelli che diano sostanza ed indicazioni rispetto alle singole fasi del processo stesso. Un&#8217;opera, quindi, di sistematizzazione.</p>
<p>Saper fare implica la capacità di rimettere insieme questi pezzi e trasformarli in un comportamento appropriato a seconda del contesto (so che questa definizione implica anche il concetto di &#8220;saper essere&#8221;, ma in questo momento preferisco mantenere al di fuori della discussione questo aspetto). Un&#8217;opera, quindi, di sintesi.</p>
<p>Ecco: non necessariamente queste capacità convivono nella stessa persona.</p>
<p>Questo, però, non risolve il problema. Perché, mi direte, a questo punto scegliamo insegnanti che, invece, assumano in sé entrambe queste capacità e &#8220;diffidiamo&#8221;, come si diceva sopra, di chi possegga soltanto la prima.</p>
<p>Anche qui, non è così semplice.<br />
Ho, infatti, l&#8217;impressione che chi possiede il secondo tipo di capacità (il &#8220;saper fare&#8221;) tenda a &#8220;proiettare sugli altri&#8221; il proprio modo di compiere quella che abbiamo definito la &#8220;sintesi&#8221;, di risolvere i problemi, di affrontare le situazioni. Cosa che, invece, in un processo di apprendimento, dovrebbe avere più a che vedere con la conquista individuale e, in qualche modo &#8220;personale&#8221;.<br />
Per questo, arriverei al paradosso di dire &#8220;<em>diffida di chi sa fare ciò che pretende di insegnarti</em>&#8220;.<br />
O, per lo meno, diffidane nel momento in cui ti propone il suo modo di fare sintesi.</p>
<p>Naturalmente, tutto questo è tanto più valido quanto più si parla di capacità complesse.<br />
Vale meno (e forse non vale per nulla) per capacità semplici e/o di carattere tecnico/applicativo.</p>
<p>Si tratta, come vedete, ancora di idee grezze.</p>
<p>A voi la palla&#8230;</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/02/rigore-rilevanza-2.html' rel='bookmark' title='Rigore e rilevanza [2]'>Rigore e rilevanza [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/12/formazione-esperienza.html' rel='bookmark' title='Formazione vs Esperienza, oppure no?'>Formazione vs Esperienza, oppure no?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/03/crisi-e-sviluppo.html' rel='bookmark' title='Crisi e sviluppo'>Crisi e sviluppo</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Training vs Development</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/09/training-vs-development.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/09/training-vs-development.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 16:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo risorse umane]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=2053</guid>
		<description><![CDATA[Da un articolo di Mike Myatt, 15 buone ragioni per cui si dovrebbe abbandonare il training in favore dello sviluppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.n2growth.com//mikemyatts-bio.html" target="_blank">Mike Myatt</a> lancia un sasso pesante nello stagno dal suo blog su N2growth.<br />
Già il titolo rende l&#8217;idea: &#8220;<a href="http://www.n2growth.com/blog/training-isnt-dead-but-it-should-be/" rel="bookmark">Training Isn’t Dead – But it Should Be</a>&#8220;.</p>
<p>Si parla, in particolare, di formazione sulla <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/leadership">leadership</a>. Secondo Myatt qualsiasi azione formativa dovrebbe lasciare spazio ad azioni che abbiano come obiettivo lo sviluppo.</p>
<p>Questo perché:</p>
<div>
<blockquote>
<ul>
<li>Il training si focalizza sul presente &#8211; Lo sviluppo su futuro</li>
<li>Il training si focalizza sulla tecnica &#8211; Lo sviluppo sul talento</li>
<li>Il training aderisce a degli standard &#8211; Lo sviluppo si focalizza sulla massimizzazione del potenziale</li>
<li>Il training si focalizza sul mantenimento &#8211; Lo sviluppo sulla crescita</li>
<li>Il training si focalizza sulle regole &#8211; Lo sviluppo sulla persona</li>
<li>Il training indottrina &#8211; Lo sviluppo educa</li>
<li>Il training matiene lo status quo &#8211; Lo sviluppo catalizza l&#8217;innovazione</li>
<li>Il training soffoca la cultura &#8211; Lo sviluppo la arricchisce</li>
<li>Il training incoraggia il conformismo &#8211; Lo sviluppo pone l&#8217;enfasi sulla performance</li>
<li>Il training si focalizza sull&#8217;efficienza &#8211; Lo sviluppo sull&#8217;efficacia</li>
<li>Il training si focalizza sui problemi &#8211; Lo sviluppo sulle soluzioni</li>
<li>Il training si focalizza sulle linee di riporto &#8211; Lo sviluppo espande l&#8217;influenza</li>
<li>Il training è meccanico &#8211; Lo sviluppo intellettuale</li>
<li>Il training si focalizza sul conosciuto &#8211; Lo sviluppo esplora lo sconosciuto</li>
<li>Il training è finito &#8211; Lo sviluppo infinito</li>
</ul>
</blockquote>
</div>
<p>Elenco interessante. Magari, prima che per creare una contrapposizione, per fornire input per fare un buon training, o, per lo meno, per evitare gli errori più grossolani.</p>
<p>P.S. Nello stesso articolo si dice che negli USA più del 25% dei 60 miliardi di dollari investiti nel training sono appannaggio della formazione sulla leadership&#8230;<br />
Non so quanto questo dato sia affidabile, senz&#8217;altro sorprendente!</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-10-sfide-nella-gestione-dei-talenti.html' rel='bookmark' title='Le 10 sfide nella gestione dei talenti'>Le 10 sfide nella gestione dei talenti</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/05/lo-sviluppo-delle-risorse-umane-la-competitivita-e.html' rel='bookmark' title='Lo sviluppo delle risorse umane, la competitività e il principio del midsize'>Lo sviluppo delle risorse umane, la competitività e il principio del midsize</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/05/rane-pipistrelli-e-organizzazioni.html' rel='bookmark' title='Rane, pipistrelli e organizzazioni'>Rane, pipistrelli e organizzazioni</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Business School in classifica 2011</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/06/business-school-in-classifica-2011.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/06/business-school-in-classifica-2011.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 06:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[Espansione]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1879</guid>
		<description><![CDATA[Un resoconto del ranking di Espansione sulle migliori business school italiane]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/espansione">ogni anno</a>, vi aggiorno sul ranking pubblicato da Espansione sulle migliori Business School italiane, classificate secondo cinque criteri: notorietà, qualità della docenza, vicinanza al mondo aziendale, qualità dei partecipanti ai master, internazionalità.<br />
L&#8217;indagine è stata realizzata su un campione di 50 intervistati tra associati di <a href="http://www.aidp.it" target="_blank">Aidp</a>, head hunter e selezionatori del personale.<br />
I punteggi vanno da 1 a 5 per ogni criterio, così come nel giudizio complessivo.</p>
<p>Nessuna novità di rilievo: Sda Bocconi e MIP si contendono sempre la prima posizione, con un certo distacco dal gruppo.<br />
La classifica è rimasta identica anche in tutte le altre posizioni, a testimonianza di un certo consolidamento dell&#8217;offerta.<br />
I fattori sottolineati nelle interviste sono sempre il processo di internazionalizzazione, la vicinanza al mondo delle imprese e la capacità di costruire programmi verticalizzati per area di mercato.</p>
<p>Credo che quanto scritto <a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/01/rigore-rilevanza.html" target="_blank">qui</a> e <a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/02/rigore-rilevanza-2.html" target="_blank">qui</a> sia sempre molto attuale, specie per quanto riguarda il secondo fattore .</p>
<p><span id="more-1879"></span></p>
<p>Ecco la classifica completa:</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr style="height: 30px;">
<td>1.</td>
<td style="width: 150px;"><a href="http://www.sdabocconi.it" target="_blank">SDA Bocconi</a></td>
<td>4,52</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>2.</td>
<td><a href="http://www.mip.polimi.it" target="_blank">MIP</a></td>
<td>4,49</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>3.</td>
<td><a href="http://www.lbs.luiss.it" target="_blank">Luiss</a></td>
<td>3,72</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>4.</td>
<td><a href="http://www.cuoa.it" target="_blank">Cuoa</a></td>
<td>3,61</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>5.</td>
<td><a href="http://www.scuoladipaloalto.it" target="_blank">Palo Alto</a></td>
<td>3,55</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>6.</td>
<td><a href="http://www.istud.it" target="_blank">Istud</a></td>
<td>3,53</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>7.</td>
<td><a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com" target="_blank">Sole 24 Ore</a></td>
<td>3,50</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>8.</td>
<td><a href="http://www.mib.edu" target="_blank">MIB</a></td>
<td>3,40</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>9.</td>
<td><a href="http://www.almaweb.unibo.it" target="_blank">Alma</a></td>
<td>3,38</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>10.</td>
<td><a href="http://www.unicatt.it" target="_blank">Cattolica</a></td>
<td>3,27</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-size: x-small;">L&#8217;immagine è tratta dalla pagina di Espansione</span></p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Che cosa ti aspetti da una business school? E da questo blog?</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/06/business-school-aspettative.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/06/business-school-aspettative.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 06:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1849</guid>
		<description><![CDATA[Una riflessione aperta sul ruolo del docente di area comportamentale in una business school, e di un blog come questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di riflessioni a ruota libera, che mi suscitano alcune domande.</p>
<p>Qualche giorno fa, confrontandomi con un docente della mia stessa area, più senior e più bravo di me, ho sentito una frase che ripete spesso ai suoi allievi e che mi ha colpito: &#8220;<em>Dove non c&#8217;è possibilità di scelta non c&#8217;è libertà</em>&#8220;.<br />
Che può sembrare banale.<br />
Il fatto è che ricalca una frase che uso spesso anch&#8217;io in aula.<br />
La differenza sta nell&#8217;ultima parola. Io dico, di solito, &#8220;<em>Dove non c&#8217;è possibilità di scelta non c&#8217;è strategia</em>&#8220;.<br />
Una sola, piccola parola, che però non cambia soltanto il senso della frase.<br />
Mi sembra cambi qualcosa di più.</p>
<p><span id="more-1849"></span>Per dirla come <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/self-leadership-secondo-dilts-2.html" target="_blank">piace dirla</a> a me, nel primo caso si parla di identità, di valori. Nel secondo (il mio) si parla di capacità.<br />
Seguendo un tratto di una presentazione di questo docente, mi sono reso conto che, nonostante nemmeno conoscesse gli alunni (tecnicamente, nemmeno li aveva di fronte, visto che si trattava di una presentazione registrata), in pochi minuti si è messo a parlare ai loro valori ed alla loro identità.</p>
<p>Io, che avevo fatto la stessa cosa prima, ho parlato alle loro capacità.<br />
Mi rendo conto che, durante i miei percorsi formativi, spesso parlo alle capacità, raramente e con timidezza (che non stento a definire eccessiva) ai valori o all&#8217;identità.<br />
È, peraltro, un po&#8217; quello che succede in questo blog.</p>
<p>La seconda riflessione, complementare a questa, deriva da un altro incontro.<br />
Si conversava, qualche giorno fa, sulle specificità dell&#8217;insegnare tematiche comportamentali in una business school, rispetto ad altri contesti formativi (e, quindi, alle specificità di un docente di una business school rispetto ad altri formatori).<br />
Ho detto che, secondo me, gli allievi di una business school si aspettano due cose:</p>
<ul>
<li>supporto scientifico (letteratura e casi) alle affermazioni ed ai modelli</li>
<li>&#8220;laicità&#8221; rispetto alle scuole ed ai filoni (intendo dire che un docente non dovrebbe &#8220;sposare&#8221; una scuola o un filone, ma presentarne una certa varietà, sottolineandone punti di forza e criticità)</li>
</ul>
<p>Entrambe le conversazioni mi hanno prima costretto a tentare di chiarire, poi stimolato a rivedere il mio ruolo di docente, ma anche di blogger.</p>
<p>Non ho ancora conclusioni. Sono nella fase delle <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/ci-si-inchina-solo-alle-domande.html" target="_blank">domande</a>.</p>
<p>Per questo ne giro alcune a voi.</p>
<p>Molti tra i lettori di questo blog sono o sono stati allievi di business school. Molti poi hanno partecipato a mie lezioni. Molti, pur non avendo contatti diretti con business school, potrebbero avere cose da dire su questo argomento, anche solo perché interessati alle tematiche del blog. Sono preziose tutte le opinioni.</p>
<p>Le domande:</p>
<ul>
<li>Che aspettative nutrite di fronte ad una lezione di area comportamentale?</li>
<li><em>E di fronte ad un blog come questo? </em></li>
<li>Per chi ha partecipato a mie lezioni, che cosa vi sareste aspettati di più o di diverso?</li>
<li><em>Per chi legge questo blog, che cosa manca di più?</em></li>
<li>Il fatto di partecipare ad una lezione di questo tipo (leadership, comunicazione, teamworking) in una business school vi porta ad avere attese diverse rispetto ad altri contesti?</li>
<li><em>Il mio profilo come autore di questo blog, come influisce sulle aspettative rispetto ai contenuti?</em></li>
</ul>
<p>Qualsiasi riflessione (anche non legata a queste domande) è assolutamente benvenuta.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html' rel='bookmark' title='MBA: sì, ma quando?'>MBA: sì, ma quando?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html' rel='bookmark' title='Il futuro degli MBA'>Il futuro degli MBA</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/01/rigore-rilevanza.html' rel='bookmark' title='Rigore e Rilevanza'>Rigore e Rilevanza</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Leadership tag cloud</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/03/leadership-tag-cloud.html</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 16:46:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business School]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1753</guid>
		<description><![CDATA[Il tag cloud dei programmi dei sei principali percorsi sulla leadership di Harvard Business School.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per un percorso di formazione sulla <a href="http://www.lucabaiguini.com/categoria/leadership">leadership</a>, in questi giorni sto analizzando i programmi di alcuni tra i seminari di maggior richiamo e prestigio.</p>
<p><a href="http://www.hbs.edu/">Harvard Business School</a> non può mancare, naturalmente, nell&#8217;elenco.</p>
<p>Oggi mi è venuta una curiosità: ho inserito in <a href="http://www.wordle.net/" target="_blank">Wordle</a> i programmi dei loro sei principali percorsi sulla leadership.<br />
<span id="more-1753"></span><br />
Il risultato è questo:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2011/03/Leadership-tagcloud.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1754" title="Leadership-tagcloud" src="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2011/03/Leadership-tagcloud.png" alt="" width="589" height="468" /></a></p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La fanteria che fa vincere la guerra</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/03/mba-programme-manager.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/03/mba-programme-manager.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 08:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Team]]></category>
		<category><![CDATA[Team management]]></category>
		<category><![CDATA[Teamwork]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Financial Times]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

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		<description><![CDATA[La figura del programme manager è spesso essenziale per il successo di un MBA o di un programma formativo lungo. Una riflessione sul suo ruolo può essere estesa anche ad altri ruoli simili di coordinamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiunque abbia avuto occasione di frequentare o di insegnare in un <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/mba" target="_blank">MBA</a> (o in qualunque programma formativo lungo, che prevede l&#8217;intervento di un gran numero di docenti diversi) conosce l&#8217;importanza della figura del programme manager.</p>
<p><a href="http://www.ft.com/" target="_blank">Financial Times</a> dedica loro un <a href="http://www.ft.com/cms/s/2/2778b432-40fc-11e0-9a37-00144feabdc0.html#axzz1FWLhJLDP" target="_blank">articolo</a>, presentando un programma formativo dedicato proprio ai programme manager, e illustrando le criticità che il ruolo implica.</p>
<p>Se ne deducono alcuni concetti interessanti, che possono trovare applicazione per tutte le figure di coordinamento, anche in ambiti diversi da quello formativo.</p>
<p><span id="more-1711"></span>Elenco alcuni di questi concetti:</p>
<ul>
<li>in qualsiasi programma formativo, un professore che non fa bene il suo lavoro crea un problema, ma c&#8217;è rimedio. Quando un programme manager non fa bene il proprio lavoro, il danno è irreparabile.</li>
<li>i programme manager sono responsabili di ogni cosa, dalla più minuta alla più importante, sono la chiave perché in un qualsiasi programma formativo tutto vada liscio. Il che significa che il loro ruolo è visibile quasi soltanto quando qualcosa non funziona.<br />
Il paradosso sta, quindi, nel fatto che meglio svolgono il loro ruolo, e meno sono visibili.</li>
<li>i programme manager hanno a che fare con tutti gli stakeholder: gli studenti, la faculty e tutti i diversi dipartimenti dell&#8217;organizzazione.<br />
E devono il più delle volte confrontarsi con ciascuno da una posizione debole nella mappa del potere.</li>
<li>Nel loro lavoro l&#8217;aspetto più importante ha spesso a che vedere con il creare un&#8217;atmosfera positiva, di fiducia e confidenziale. Il punto critico è la capacità di assemblare un team, che spesso è il fattore critico di successo di un programma di questo tipo.</li>
</ul>
<p>E la conclusione, implicita nel titolo dell&#8217;articolo: <strong>più spesso di quanto si pensi le guerre si vincono con la fanteria.</strong></p>
<p>Una nota finale: nella mia esperienza (specialmente al MIP) ho avuto modo di ammirare ottimi programme manager al lavoro. Donne, per lo più.<br />
Non credo sia un caso.</p>
<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Narrare il consumo [video]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/narrare-il-consumo-video.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/narrare-il-consumo-video.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 10:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Public Speaking]]></category>
		<category><![CDATA[advertising]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio intervento al convegno "Narrare il consumo - 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d'impresa". 
Il titolo della mia relazione:
"Il consumo delle idee. Narrarsi tra insegnamento e posizionamento".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho già <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/10/storytelling-consumo-delle-idee.html" target="_blank">fatto cenno</a> al mio intervento al Convegno &#8220;<strong>Narrare il consumo - 2° Convegno Nazionale sulla narrazione d&#8217;impresa</strong>&#8220;. Il titolo della mia relazione:</p>
<blockquote><p><strong>Il consumo delle idee. </strong><em><strong>Narrarsi tra insegnamento e posizionamento.</strong></em></p></blockquote>
<p>Ora, grazie all&#8217;<a href="http://www.storytellinglab.org" target="_blank">Osservatorio Storytelling</a>, è disponibile il video del mio intervento.</p>
<iframe width="550" height="330" src="http://www.youtube.com/embed/e5kDv6ox0vc" frameborder="0" type="text/html"></iframe><div style="text-align:right;"><a style="color:#aaa;font-size:9px" href="http://www.clickonf5.org/" title="IFRAME Embed for Youtube Free WordPress Plugin" target="_blank">IFRAME Embed for Youtube</a></div>
<p>Inoltre, sul mio <a href="http://www.vimeo.com/lucabaiguini" target="_blank">canale Vimeo</a> trovate il link anche ad una mia intervista registrata nello stesso giorno.</p>
<p>Le slide dell&#8217;intervento <a href="http://www.slideshare.net/lucabaiguini/storytelling-slideshare-5563651" target="_blank">le trovate qui</a></p>
<p>I video degli interventi degli altri relatori li trovate sul <a href="http://www.youtube.com/user/Storytellinglab" target="_blank">canale Youtube dell&#8217;Osservatorio</a>.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/10/storytelling-consumo-delle-idee.html' rel='bookmark' title='Il consumo delle idee'>Il consumo delle idee</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/01/larte-di-raccontare-storie.html' rel='bookmark' title='L&#8217;arte di raccontare storie'>L&#8217;arte di raccontare storie</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/12/baricco-mr-gwyn.html' rel='bookmark' title='Un modo di stare nel tempo'>Un modo di stare nel tempo</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Rigore e rilevanza [2]</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/02/rigore-rilevanza-2.html</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 07:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[modelli]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo di George Yip su Financial Times, propone una doppia metodologia per le ricerche accademiche sul business, per preservare sia il rigore che la rilevanza pratica delle ricerche stesse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <a href="http://www.lucabaiguini.com/2011/01/rigore-rilevanza.html" target="_blank">questo post</a> di qualche settimana fa, si poneva il problema del rapporto tra rigore e rilevanza nelle ricerche sul management e nella loro divulgazione.</p>
<p>Su <a href="http://www.ft.com" target="_blank">Financial Times</a>, George Yip pone esattamente <a href="http://www.ft.com/cms/s/2/f42b4028-35fb-11e0-b67c-00144feabdc0.html#axzz1ECFSTlHh" target="_blank">la stessa questione</a>, e ne dà un&#8217;interpretazione originale e, secondo me, con qualche importante conseguenza.</p>
<blockquote><p>Anche quando gli accademici che si occupano di business possono raccogliere dati e condurre ricerche in temi che riguardano il business, si trovano ad affrontare la sfida aggiuntiva che la grande maggioranza delle loro scoperte &#8211; previsioni su ciò che accadrà in media &#8211; non sono utilizzabili dai manager.<span id="more-1672"></span></p>
<p>I manager sono più interessati al riconoscimento di modelli. Questa configurazione di circostanze esterne si accorda con la mia particolare configurazione di strategie ed azioni per produrre un risultato di successo per la mia azienda? Questo è il motivo per cui i manager preferiscono di molto leggere articoli su riviste manageriali che si basano su case studies analizzati in profondità, dove ci sono più variabili che osservazioni, piuttosto che studi statistici basati su grandi popolazioni con molte più osservazioni che variabili.</p>
<p>Questa preferenza dell&#8217;audience manageriale per le prove basate sui casi rilancia la sfida alle top business school di condurre ricerche con due tipi di metodologia, perché non si tratta solo di &#8220;tradurre&#8221; le ricerche accademiche per un&#8217;audience manageriale.</p></blockquote>
<p>Mi sembra interessante fare notare come il tema della rilevanza sia collegato strettamente al tema della narrazione (analisi dei casi). La riduzione di complessità richiesta per produrre modelli si coniuga con la rilevanza nel momento in cui si è in grado, in qualche modo, di tradurla in ottica narrativa. Il che mi sembra in con quanto molte delle cose discusse, anche <a href="http://www.lucabaiguini.com/?s=modelli&amp;x=0&amp;y=0">recentemente</a>.</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/01/rigore-rilevanza.html' rel='bookmark' title='Rigore e Rilevanza'>Rigore e Rilevanza</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/06/business-school-aspettative.html' rel='bookmark' title='Che cosa ti aspetti da una business school? E da questo blog?'>Che cosa ti aspetti da una business school? E da questo blog?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html' rel='bookmark' title='Il futuro degli MBA'>Il futuro degli MBA</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Rigore e Rilevanza</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2011/01/rigore-rilevanza.html</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 15:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Management]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1593</guid>
		<description><![CDATA[Quello tra rilevanza e rigore scientifico delle teorie di management è un tema che non andrebbe posto in ottica di trade-off, ma di trade-on, alla ricerca di modalità che permettano di perseguire entrambi gli obiettivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un bell&#8217;editoriale di Gianmario Verona sul n. 5/2010 di <a href="http://economiaemanagement.corriere.it/dynuni/dyn/La%20Rivista/Articoli/2010/EM1005-SOMMARIO.jhtml" target="_blank">Economia e Management</a>, pone un problema che si collega, in qualche modo, a quanto andiamo <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/12/ancora-su-esperienza-e-formazione.html">discutendo sul blog</a> in questi giorni.<br />
La questione si può riassumere così: esiste un trade-off, negli studi di management, tra la rilevanza per la pratica imprenditoriale e manageriale e il rigore scientifico della ricerca?<br />
Verona sottolinea come, dopo decenni in cui la rilevanza è sembrata essere il filo conduttore delle pubblicazioni di management, da qualche anno a questa parte il tema del rigore scientifico sembra aver sollevato la testa, con l&#8217;esigenza di produrre conoscenza stabile nel tempo e dimostrabile.</p>
<p><span id="more-1593"></span>In molte business school si vive, insomma, questa sorta di trade-off tra rilevanza per la pratica (che è parte della mission di una scuola che annovera tra i suoi allievi manager e imprenditori) e rigore scientifico (principio da seguire per acquisire autorevolezza e affidabilità).</p>
<p>Ora, la domanda è: si tratta davvero di un trade off?<br />
Oppure le due dimensioni potrebbero essere ortogonali?</p>
<p>In realtà, secondo Verona, una &#8220;terza via&#8221; esiste, e può assumere forme diverse.</p>
<p><strong>La prima forma</strong>: che la disciplina del management si affranchi definitivamente dalle discipline a cui finora ha fatto riferimento e che ha cercato di &#8220;imitare&#8221; (economia, sociologia e psicologia in primis) e cerchi una propria via originale di espressione.</p>
<p><strong>La seconda forma </strong>è quella di definire quello tra rigore e rilevanza non come un trade-off, ma come una matrice, che genera così tre opzioni perseguibili, secondo il modello proposto da Tushman e O&#8217;Reilly nel 2007:</p>
<p><a href="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2011/01/matrice_rigore_rilevanza1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1598" title="matrice_rigore_rilevanza" src="http://www.lucabaiguini.com/wp-content/uploads/2011/01/matrice_rigore_rilevanza1.png" alt="" width="450" height="233" /></a></p>
<p>Il mandato delle business school, in questo senso, potrebbe proprio essere quello di cercare e trovare forme di ricerca che siano premianti su entrambe le dimensioni.</p>
<p><strong>La terza forma</strong>, proposta dallo stesso Verona (che prende a modello alcuni studiosi come Eric von Hippel, Mike Tushman, Rebecca Henderson e Clayton Christensen), è quella di una ricerca di trade-on (e non trade-off) tra le due dimensioni che si muova, per usare le parole dell&#8217;autore,</p>
<blockquote><p>a partire da un&#8217;attenta analisi di casi qualitativi: singole evidenze, cioè, che ci illuminino con intuizioni originali e non banali; utili per la pratica, ma che non trovano ancora risposte da un punto di vista scientifico. A partire da queste intuizioni e questi casi, i ricercatori di cui sopra si caratterizzano per la voglia e la determinazione di dimostrare in un secondo momento le relazioni ipotizzate: e la dimostrazione non può che avvenire su larga scala, con campioni di imprese possibilmente non solo cross-sectional, ma longitudinali, e che permettano di sviluppare modelli econometrici sufficientemente robusti con le dovute variabili di controllo.</p></blockquote>
<p>Tema davvero interessante (e ben posto).</p>
<p>Merita un pensiero (sempre ammesso che si tratti di un pensiero di una qualche rilevanza&#8230;).</p>
<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2011/02/rigore-rilevanza-2.html' rel='bookmark' title='Rigore e rilevanza [2]'>Rigore e rilevanza [2]</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html' rel='bookmark' title='Il futuro degli MBA'>Il futuro degli MBA</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html' rel='bookmark' title='MBA: sì, ma quando?'>MBA: sì, ma quando?</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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