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	<title>Luca Baiguini &#187; Formazione manageriale</title>
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	<description>Training - Management - Leadership</description>
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		<title>Master d&#8217;autunno</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 07:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>

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		<description><![CDATA[I programmi master delle principali business school italiane per l'autunno puntano su alcuni argomenti caldi, sintetizzati in questo articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo di rientri, e magari di pianificazione per un percorso formativo da affrontare nell&#8217;anno accademico 2010-2011.<br />
<a href="http://www.ilmondo.rcs.it/" target="_blank"> Il Mondo</a> in edicola questa settimana, a pagina 58, presenta un resoconto, a cura di Gaia Fiertler, dei percorsi formativi e master che, in partenza nei prossimi mesi, raccontano di quali siano le tematiche calde anche da un punto di vista occupazionale, almeno secondo le maggiori Business School italiane.</p>
<p>Eccone un elenco sintentico:</p>
<ul>
<li>Marketing e multicanalità</li>
<li>Green economy</li>
<li>Energie rinnovabili</li>
<li>Costruzione e gestioni di impianti nucleari</li>
<li>Imprese familiari e ricambio generazionale</li>
<li>Hospitality management</li>
<li>Internazionalizzazione e mercati emergenti</li>
</ul>
<p>Nel caso non sapeste che cosa fare a breve&#8230;</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Una piccola business school in Vallecamonica</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 09:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>

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		<description><![CDATA[Prende vita in questi giorni un&#8217;iniziativa a cui tengo molto: Assocamuna Scuola di Alta Formazione Manageriale. Si tratta di una piccola business school nata da una partnership tra MIP e Assocamuna, un&#8217;associazione tra imprenditori della Vallecamonica e del Sebino (dove io vivo). L&#8217;obiettivo è di portare la formazione manageriale di eccellenza di MIP su un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prende vita in questi giorni un&#8217;iniziativa a cui tengo molto:<strong> Assocamuna Scuola di Alta Formazione Manageriale.</strong><br />
Si tratta di una piccola business school nata da una partnership tra <a href="http://www.mip.polimi.it" target="_blank">MIP</a> e <a href="http://www.assocamuna.it" target="_blank">Assocamuna</a>, un&#8217;associazione tra imprenditori della Vallecamonica e del Sebino (dove io vivo).<br />
L&#8217;obiettivo è di portare la formazione manageriale di eccellenza di MIP su un territorio che ha vissuto una profonda trasformazione del tessuto produttivo e che, sotto certi aspetti, è ancora alla ricerca di un propria identità e di un modello di sviluppo.</p>
<p><span id="more-1278"></span>Per questo credo che un centro di formazione e di aggregazione tra imprenditori e manager possa diventare, oltre ad un luogo di apprendimento e di scambio di pratiche, un vero e proprio fattore di sviluppo e crescita del territorio.<br />
Si partirà con un primo percorso formativo strutturato su sei moduli di una giornata e mezza ciascuno (terrò la docenza di uno di questi moduli), a partire dal prossimo ottobre fino a maggio 2011, con l&#8217;intenzione di integrare man mano altre e nuove proposte.<br />
Ora, mancano soltanto gli studenti&#8230;</p>
<p>I programmi per quest&#8217;anno sono:</p>
<p><strong>MODULO 1<br />
Introduzione al Marketing<br />
</strong>Prof. Fabrizio Maria Pini<br />
29-30 Ottobre 2010</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<ul>
<li>Acquisire una visione chiara e completa del processo di marketing management</li>
<li>Comprendere le logiche e i modelli che sottostanno alle attività di marketing strategico</li>
<li>Conoscere i diversi strumenti del marketing operativo</li>
<li>Sviluppare una visione chiara ed armonica del ruolo del marketing all’interno della propria azienda</li>
</ul>
<p><strong>MODULO 2<br />
</strong><strong>Gestire l&#8217;innovazione di prodotto nelle PMI</strong><br />
Ing. Claudio Dell&#8217;Era &#8211; Prof. Emilio Bellini<br />
12-13 Novembre 2010</p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<ul>
<li>Conoscere strumenti per catturare il valore dell&#8217;innovazione e modelli organizzativi e di processo che contraddistinguono l&#8217;innovazione di prodotto</li>
<li>Assimilare metodi e tecniche per lo sviluppo di un nuovo prodotto</li>
</ul>
<p><strong>Contenuti</strong></p>
<ul>
<li>Innovazione e vantaggio competitivo</li>
<li>Catturare il valore derivante dalle innovazioni</li>
<li>I principali approcci strategici all&#8217;innovazione</li>
<li>Organizzare il processo di innovazione</li>
<li>Misurare le performance del processo di innovazione</li>
<li>Metodologie e strumenti per la generazione di concept innovativi</li>
</ul>
<p><strong>MODULO 3<br />
</strong><strong>Comunicazione, leadership, teamwork e teambuilding</strong><br />
Luca Baiguini<br />
10-11 Dicembre 2010</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<ul>
<li>Fare esperienza delle dinamiche e dei processi di comunicazione all’interno della realtà organizzativa</li>
<li>Padroneggiare le leve del compito e della relazione in ottica di team management</li>
<li>Acquisire una consapevolezza profonda delle dinamiche di gruppo e dell’influenza dello stile di leadership sul ciclo di vita di un gruppo e di una organizzazione</li>
</ul>
<p><strong>MODULO 4<br />
</strong><strong>Il Marketing nell’era della rete<br />
</strong>Prof. Giuliano Noci<br />
4-5 Marzo 2011</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<ul>
<li>Avere una visione chiara e completa dell’impatto del Web sull’attività di marketing e di relazione con il mercato delle aziende.</li>
<li>Definire un approccio di marketing adatto ai mutati contesti di relazione con il mercato attraverso le reti.</li>
<li>Interpretare e gestire fenomeni di social networking.</li>
<li>Ridefinire le principali scelte di marketing e comunicazione alla luce dei nuovi scenari tecnologici, sociali e di consumo.</li>
</ul>
<p><strong>MODULO 5<br />
</strong><strong>Strumenti di internazionalizzazione per le </strong><strong>PMI<br />
</strong>Prof. Fabio Sdogati<br />
8-9 Aprile 2011</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<ul>
<li>Sapere costruire scenari internazionali per la propria impresa/settore di attività</li>
<li>Comprendere i modelli di internazionalizzazione e la loro applicabilità a realtà aziendali diverse</li>
<li>Illustrare modelli di internazionalizzazione commerciale, finanziaria e produttiva</li>
</ul>
<p><strong>MODULO 6</strong></p>
<p><strong>Il processo di pianificazione e controllo<br />
</strong>Ing. Alessandro Brun<br />
13-14 Maggio 2011</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Obiettivi</strong></p>
<ul>
<li>Fornire un quadro esaustivo degli scenari e delle problematiche connesse alla gestione dei flussi di materiali in relazione al processo logistico, con particolare riferimento agli aspetti legati alla pianificazione e programmazione della produzione e degli approvvigionamenti nell’ambito dell’intera filiera logistica.</li>
<li>Individuare le aree critiche all’interno del processo di pianificazione, guidando imprenditori e manager nell’applicazione delle tecniche e dei metodi più adatti alla loro realtà</li>
</ul>
<p><strong><br />
</strong></p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Business school in classifica 2010</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/business-school-espansione.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/07/business-school-espansione.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 07:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[Espansione]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=1208</guid>
		<description><![CDATA[L'annuale classifica delle business school italiane conferma il MIP al secondo posto dopo SDA Bocconi, con un avvicinamento delle posizioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, Espansione pubblica il ranking delle business school italiane, classificate secondo cinque criteri: notorietà, qualità della docenza, vicinanza al mondo aziendale, qualità dei partecipanti ai master, internazionalità.<br />
L&#8217;indagine è stata realizzata su un campione di 50 intervistati tra associati di Aidp, head hunter e selezionatori del personale.<br />
I punteggi vanno da 1 a 5 per ogni criterio, così come nel giudizio complessivo.</p>
<p>MIP è sempre seconda dopo SDA Bocconi, rosicchia a quest&#8217;ultima un po&#8217; del vantaggio e mantiene il primato per quanto riguarda qualità dei partecipanti e vicinanza alle imprese.</p>
<p><span id="more-1208"></span>Ecco la classifica completa:</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr style="height: 30px;">
<td>1.</td>
<td style="width: 150px;"><a href="http://www.sdabocconi.it" target="_blank">SDA Bocconi</a></td>
<td>4,47</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>2.</td>
<td><a href="http://www.mip.polimi.it" target="_blank">MIP</a></td>
<td>4,43</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>3.</td>
<td><a href="http://www.lbs.luiss.it" target="_blank">Luiss</a></td>
<td>3,72</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>4.</td>
<td><a href="http://www.cuoa.it" target="_blank">Cuoa</a></td>
<td>3,58</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>5.</td>
<td><a href="http://www.scuoladipaloalto.it" target="_blank">Palo Alto</a></td>
<td>3,55</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>6.</td>
<td><a href="http://www.istud.it" target="_blank">Istud</a></td>
<td>3,51</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>7.</td>
<td><a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com" target="_blank">Sole 24 Ore</a></td>
<td>3,50</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>8.</td>
<td><a href="http://www.mib.edu" target="_blank">MIB</a></td>
<td>3,47</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>9.</td>
<td><a href="http://www.almaweb.unibo.it" target="_blank">Alma</a></td>
<td>3,38</td>
</tr>
<tr style="height: 30px;">
<td>10.</td>
<td><a href="http://www.unicatt.it" target="_blank">Cattolica</a></td>
<td>3,21</td>
</tr>
</tbody>
</table>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>MBA: sì, ma quando?</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 14:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[Master of Business Administration]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

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		<description><![CDATA[Un MBA va affrontato subito dopo l'università oppure dopo un periodo di esperienza lavorativa? Oppure sono ipotizzatibili modelli ibridi che contemperino entrambe le esigenze? Da un articolo di Scott Rostan, alcuni spunti di riflessione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È questa la domanda a cui cerca di rispondere, sul <a href="http://blogs.wsj.com/hire-education/2010/06/03/mba-now-or-later/" target="_blank">blog</a> del <a href="http://blogs.wsj.com" target="_blank">Wall Street Journal</a>, Scott Rostan.<br />
In particolare, è meglio affrontare un MBA dopo aver raccolto una o più esperienze professionali, oppure immediatamente dopo la fine del percorso universitario?<br />
Secondo Rostan, questa seconda via merita una riflessione, nonostante molte business school richiedano un periodo minimo di lavoro per accettare gli studenti agli MBA.</p>
<p><span id="more-1110"></span>Ci sono, infatti, delle condizioni in cui l&#8217;affrontare un MBA subito dopo la laurea può avere un senso, pur ammettendo che un&#8217;esperienza lavorativa precedente permette di contestualizzare al meglio l&#8217;apprendimento e, quindi, di trarre il massimo da ciò che la faculty può offrire (si hanno a disposizione, infatti, in questo caso, molti elenti in più rispetto al puro sapere universitario).<br />
La precondizione è di avere già in mente che tipo di carriera si intende seguire.<br />
Questa situazione, secondo Rostan, iniziare subito dopo l&#8217;univarsità un percorso MBA permette di iniziare la propria carriera partendo da un livello superiore, con un migliore salario e più responsabilità. Inoltre dedicare uno o due anni allo studio può essere meno complicato a 25 che a 30 anni, sia da un punto di vista personale che familiare. Anche dal punto di vista economico, il gap di salario può essere utilizzato per pagare più rapidamente il debito con la Business school.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, se rimangono incertezze sul tipo di carriera da intraprendere, allora è decisamente meglio fare esperienze che consentano di focalizzare il progetto di carriera, per poi utilizzare l&#8217;MBA come acceleratore nel momento in cui si è trovata la propria strada.</p>
<p>Un paio di considerazioni mie:</p>
<ol>
<li>Contestualizzati in Italia forse alcuni di questi argomenti non sono così convincenti</li>
<li>Credo (e Rostan lo fa in alcuni punti dell&#8217;articolo) che pensare ad una soluzione mista che contemperi entrambe le esigenze potrebbe rappresentare un&#8217;opportunità di differenziazione dell&#8217;offerta da parte delle business school. Certo, serve un po&#8217; di creatività per immaginare modelli che vadano al di là dei classici MBA full time o executive.</li>
</ol>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il futuro degli MBA'>Il futuro degli MBA</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/mba-or-not-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: MBA or not MBA?'>MBA or not MBA?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/01/un-mba-rende-migliore-un-ceo.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Un MBA rende migliore un CEO?'>Un MBA rende migliore un CEO?</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Due articoli su Bergamo Economica</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/04/bergamo-economica.html</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 06:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione del tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo Economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Due articoli di Luca Baiguini pubblicati su Bergamo Economica: Gestire il fattore tempo permette di controllare ogni situazione  e Per i manager di domani studi sempre più personalizzati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul numero appena pubblicato di <a href="http://www.bergamoeconomica.it" target="_blank">Bergamo Economica</a>, rivista della Camera di Commercio di Bergamo,un paio di miei articoli che riprendono i temi che trattiamo in questo blog.</p>
<p>Il primo sulla gestione del tempo e l&#8217;impatto della comunicazione circa il tempo sulle dinamiche di gruppo, lo trovate qui:<br />
<a href="http://www.bergamoeconomica.it/BergamoEconomica/CadmoDriver?_action_extract=1&amp;_criteria=C003AND%20C003AND%20C001%3d%20A012anno_rivistaIA002LV%27C001%3d%20A011id_articoloIA00215%20C001%3d%20A014numero_rivistaIA0011%20&amp;_page=p_Articolo_Testo&amp;_rock=INVALID&amp;_state=find&amp;_token=SEARCHENGANESXXX" target="_blank">Gestire il fattore tempo permette di controllare ogni situazione </a></p>
<p>Il secondo sulle evoluzioni della formazione manageriale e degli MBA<br />
<a href="http://www.bergamoeconomica.it/BergamoEconomica/CadmoDriver?_action_extract=1&amp;_criteria=C003AND%20C003AND%20C001%3d%20A012anno_rivistaIA002LV%27C001%3d%20A011id_articoloIA00217%20C001%3d%20A014numero_rivistaIA0011%20&amp;_page=p_Articolo_Testo&amp;_rock=INVALID&amp;_state=find&amp;_tabber=&amp;_token=SEARCHENGANESXXX" target="_blank">Per i manager di domani studi sempre più personalizzati</a></p>
<p>Buona lettura&#8230;</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il feedback nel processo formativo</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/03/feedback-formazione.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 08:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[feedback]]></category>
		<category><![CDATA[Harvard Business Review]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=720</guid>
		<description><![CDATA[Da un articolo su Harvard Business Review, alcune domande su come potenziare il ciclo di feedback con i partecipanti ad un corso di formazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo su <a href="http://www.hbritalia.it" target="_blank">HBR Italia</a> di marzo intitolato &#8220;Potenziate il ciclo continuo di feedback dei clienti&#8221; (scritto da Rob Markey, Fred Reichheld, Andreas Dullweber) offre alcuni suggerimenti su come mettere le prime linee nelle migliori condizioni per accogliere rapidamente il ritorno di informazioni che si hanno dai commenti dei clienti ed implementare rapidamente strategie ed azioni di miglioramento della relazione con i clienti stessi.</p>
<p>Mi hanno incuriosito due cose: una check list in 5 punti che gli autori suggeriscono per verificare la capacità di un&#8217;organizzazione di raccogliere feedback e un indicatore sintetico (Net Promoter Score, NPS) messo a punto per classificare i clienti sulla base, sempre, dei loro feedback.</p>
<p><span id="more-720"></span></p>
<p>La check list:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>1. Si è raggiunto un consenso sui cinque &#8220;momenti della verità&#8221; più importanti per l&#8217;azienda nel contatto con il cliente? </strong><em>(I &#8220;momenti della verità&#8221; sono quei momenti di contatto tra azienda e cliente che hanno un maggiore impatto sull&#8217;esperienza di acquisto e che maggiormente influiscono sull&#8217;opinione che il cliente stesso si forma dell&#8217;azienda).</em><br />
<strong>2. I dipendenti e i manger ricevono regolarmente un feedback dei clienti, su base giornaliera o settimanale?</strong><br />
<strong>3. Ai clienti viene comunicato l&#8217;impatto dei loro feedback sul miglioramento delle procedure aziendali?<br />
4. È nota la percentuale di detrattori dell&#8217;azienda che si trasformano in promotori in virtù dei processi di miglioramento del servizio?<br />
5. Si può valutare in termini monetari la trasformazione di un detrattore in promotore? </strong> <em>(I concetti di &#8220;detrattore&#8221; e &#8220;promotore&#8221; vengono spiegati nell&#8217;ottica dell&#8217;indicatore NPS)</em></p>
<p>Il <strong>Net Promoter Score</strong> (o &#8220;punteggio netto del promotore&#8221;) è un indicatore messo a punto da Reichheld, che divide immediatamente i clienti in tre categorie: <strong>promotori</strong>, <strong>passivi</strong> e <strong>detrattori</strong>.<br />
Viene calcolato con una semplice domanda:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><em>Consiglierebbe (questa azienda / questo prodotto) ad un suo collega o ad un suo amico?<br />
</em></strong></p>
<p><strong><em><span style="font-style: normal; font-weight: normal;">Chi risponde 9 o 10 viene classificato come promotore, chi risponde 7 o 8 è passivo, da 6 in giù è un detrattore.<br />
</span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Attraverso questo indicatore è possibile, secondo gli autori, dare un feedback immediato alle prime linee sulla qualità delle loro relazioni con il cliente e mettere in campo azioni correttive e migliorative in tempi molto rapid</span></span><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">i.</span></span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">Le domande che mi sono posto leggendo questo articolo: è possibile applicare dei principi simili a questi in ambito formativo?<br />
Come andrebbe adattata la check-list se il prodotto fosse un percorso formativo e magari fosse il formatore stesso a raccogliere i feedback?<br />
Quali potrebbero essere i momenti della verità?<br />
Come comunicare l&#8217;impatto dei feedback sul miglioramento del processo (sia che questo miglioramento impatti su quello stesso processo formativo e sia quindi utilizzabile sui partecipanti stessi, sia che invece impatti su edizioni successive e quindi non direttamente sui partecipanti)?<br />
È possibile ipotizzare un indicatore sintetico come il NPS? Con quali caratteristiche?</span></span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">Vi giro le domande. Qualsiasi idea è benvenuta!</span></span></em></strong></p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Un MBA rende migliore un CEO?</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/un-mba-rende-migliore-un-ceo.html</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 07:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=608</guid>
		<description><![CDATA[Da una ricerca dei docenti dell'Insead Herminia Ibarra e Morten T. Hansen, alcuni dati sull'impatto che un MBA può avere sulle capacità di un CEO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la domanda a cui hanno cercato di rispondere i docenti dell&#8217;<a href="http://www.insead.edu" target="_blank">Insead </a>Herminia Ibarra e Morten T. Hansen.<br />
La prima parte della risposta è, come era facile immaginare, &#8220;dipende&#8221;.<br />
Meno scontata è la seconda: dipende dall&#8217;età del CEO.<br />
La <a href="http://hbr.org/2010/01/the-best-performing-ceos-in-the-world/ar/1" target="_blank">ricerca </a>condotta dai due studiosi ha infatti preso le mosse dalla constatazione che, a parità di altre condizioni, i CEO con un <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/mba" target="_blank">MBA </a>performano meglio rispetto a coloro che non hanno conseguito il master in un ranking (i casi analizzati sono oltre 2.000), ma non quanto ci si potrebbe attendere. L&#8217;effetto di un MBA, infatti, impatta in media per 40 posizioni.</p>
<p><span id="more-608"></span>Da dove deriva questo effetto positivo?<br />
Quali strumenti utili fornisce un MBA ad un CEO?<br />
E basta questa classifica a fugare tutte le critiche mosse nei mesi e anni scorsi al ruolo della formazione manageriale nell&#8217;incoraggiare le pratiche rischiose che ci hanno portato alla crisi economica?<br />
Le risposte non nè semplici nè scontate, ma gli autori pongono alcuni punti interessanti.<br />
La riflessione parte dalla constatazione che i programmi degli MBA sono molto cambiati negli ultimi 20 anni. Il curriculum di studi si è spostato da argomenti più generalisti (sviluppati da faculty cresciute nel mondo del business) a una maggiore specializzazione e analiticità, portata nelle aule da docenti sempre meno collegati alla pratica concreta del management.</p>
<p>Le ipotesi, quindi, potevano essere due:</p>
<ul>
<li>la prima: che la differenza di performance legata ad un MBA decrescesse nel tempo, dando ragione all&#8217;impostazione tradizionale degli MBA</li>
<li>la seconda: che la differenza, invece, crescesse nel tempo, dando ragione al gran numero di studenti che stanno proprio in questo periodo riempiendo le aule degli MBA.</li>
</ul>
<p>Ecco i risultati: l&#8217;età media per assumere la carica di CEO è di 52 anni nel campione oggetto della ricerca.</p>
<p>Per i CEO che hanno assunto la carica a meno di 50 anni, il vantaggio di avere un MBA diventa molto più rilevante (da 40 a 100 posizioni).</p>
<p>Inoltre, hanno un vantaggio maggiore i CEO che hanno assunto la carica prima dell&#8217;anno 2000 (da 40 a 108 posizioni).</p>
<p>I CEO con MBA con le maggiori differenze di performance rispetto a coloro che non posseggono il titolo, quindi, sono coloro che hanno assunto la carica a meno di 50 anni prima del 2000.</p>
<p>L&#8217;articolo si conclude con una domanda: è questa la dimostrazione che il valore di un MBA per gli aspiranti leader sta calando? Oppure il suo valore è più alto che mai visto che la decade che stiamo iniziando sembra portarci verso un mondo e un business globalizzati e incerti?</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: MBA: sì, ma quando?'>MBA: sì, ma quando?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il futuro degli MBA'>Il futuro degli MBA</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/09/master-online.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Master online'>Master online</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Keynes, aspettative, pensiero critico</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/keynes-aspettative-pensiero-critico.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/keynes-aspettative-pensiero-critico.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 07:15:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Decision making]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto Pigmalione]]></category>
		<category><![CDATA[Keynes]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'analisi dell'interazione tra pensiero critico e aspettative sul comportamento altrui, alla luce della famosa metafora del "concorso di bellezza" di Keynes]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scambio interessante di questi giorni ed il rincorrersi di alcuni temi negli ultimi due post (dedicati rispettivamente alle <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/01/il-potere-delle-aspettative.html" target="_blank">aspettative </a>e al <a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/01/pensiero-critico-mba.html" target="_blank">pensiero critico</a>) mi ha ricordato un gioco che ricalca il cosiddetto &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Keynesian_beauty_contest" target="_blank">concorso di bellezza</a>&#8221; di Keynes, citato da <a href="http://www.cresa.eu/motterlini_profilo.html" target="_blank">Matteo Motterlini</a> nel suo libro &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788817039062/motterlini-matteo/trappole-mentali-come-difendersi.html?shop=812" target="_blank">Trappole mentali</a>&#8220;.</p>
<p>Il gioco consiste in questo: riunite un gruppo di persone e date loro le seguenti istruzioni (cito dal libro di Motterlini)</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Scegliete un numero tra zero e cento e scrivetelo su un foglio senza mostrarlo agli altri. Dopodiché consegnatemi i foglietti e procederò a calcolare la media aritmentica dei numeri che avete scelto. Lo scopo del gioco è cercare di scegliere quel numero che pensate essere più vicino ai due terzi della media dei numeri scelti da tutti. Il vincitore è chi riuscirà ad avvicinarsi di più ai due terzi della media dei numeri scelti da tutti.</em></p>
<p><em><span id="more-597"></span></em>Il gioco somiglia al concorso keynesiano perché anche lì le aspettative sul comportamento altrui erano il fulcro della scelta.<br />
In quel caso si trattava di cercare di capire, tra cento volti, quali le persone avrebbero giudicato più gradevoli, o meglio, con le parole di Keynes:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Non si tratta di scegliere quelle che, per ciascuno, sono realmente le foto più belle, e neppure quelle che l&#8217;opinione media ritiene le più belle. [...] Noi cerchiamo di anticipare quella che l&#8217;opinione media penserà essere l&#8217;opinione media.</em></p>
<p>Ora, tornando ai numeri, l&#8217;obiettivo del gioco è quello di tentare di comprendere ciò che faranno gli altri.<br />
L&#8217;incrocio delle aspettative diventa, quindi, determinante nel comportamento di ciascuno (e nel sancire chi sarà il vincitore del gioco).<br />
Faccio notare per inciso che se l&#8217;aspettativa è quella che ciascun partecipante sia perfettamente razionale, c&#8217;è una sola soluzione possibile: il numero da scrivere è zero (il cosiddetto &#8220;solo equilibrio di Nash&#8221;).<br />
Infatti, un ragionamento razionale farebbe dire che la media dei numeri casuali da 0 a 100 dovrebbe risultare di 50, al che la risposta dovrebbe essere 33.  Ma è verosimile pensare che anche gli altri partecipanti abbiano fatto lo stesso ragionamento, al che la risposta più vicina diventerebbe 22. Ma se anche gli altri del gruppo sono sufficientemente perspicaci da arrivare alla stessa conclusione? Allora la risposta corretta dovrebbe essere i due terzi di 22.<br />
E via discorrendo fino ad arrivare allo zero.</p>
<p>La risposta in presenza di perfetta razionalità è unica: zero.</p>
<p>Ma quanti tra noi scriverebbero zero?</p>
<p>La bellezze di questo gioco mi pare risieda nel rendere evidente quanto le aspettative del comportamento altrui influenzino il nostro stesso comportamento, anche se in un senso diverso rispetto a quanto analizzato qualche giorno fa. Allora, la fredda razionalità non basta.<br />
In questo senso, credo, la ricetta del pensiero critico di qualche giorno fa ci può dare qualche suggerimento e ispirazione.<br />
Che cosa ci serve per vincere un gioco come questo?</p>
<p><strong>Mettere in discussione le idee date per scontate</strong><br />
La soluzione completamente razionale (zero) sarà quella che ci fa vincere il gioco?</p>
<p><strong>Adottare prospettive diverse.</strong><br />
Quanto questo mi può aiutare a prevedere il comportamento altrui?</p>
<p><strong>Vedere il potenziale</strong><br />
E&#8217; vero, il problema è impegnativo. Ma quanto mi può insegnare su me stesso? E sulle persone che mi stanno intorno?</p>
<p><strong>Gestire l’ambiguità</strong><br />
Qualsiasi decisione in questo caso non ci può togliere dal dubbio e dall&#8217;ambiguità.</p>
<p>Per concludere: voi, che numero scrivereste sul foglio?</p>
<p>E, soprattutto, questa situazione ha una qualche attinenza con la nostra vita di ogni giorno?</p>
<p>P.S. Questo gioco è stato proposto a un gran numero di persone in tre continenti dall&#8217;economista comportamentale Colin Camerer.<br />
Il risultato?<br />
Non ora, naturalmente. Lo scriverò tra qualche giorno nei commenti, tanto per allenarvi un po&#8217; a convivere con l&#8217;incertezza&#8230;</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/05/pigmalione-ad-uso-dei-manager.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Pigmalione ad uso dei manager'>Pigmalione ad uso dei manager</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza del pensiero critico</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/pensiero-critico-mba.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2010/01/pensiero-critico-mba.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 12:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Diversity management]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Leadership development]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[John Baldoni]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=592</guid>
		<description><![CDATA[Da un articolo di John Baldoni, una rivalutazione del pensiero critico e dell'importanza che dovrebbe rivestire il suo sviluppo in ottica di educazione manageriale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>John Baldoni, sul suo <a href="http://blogs.hbr.org/baldoni/" target="_blank">blog</a> per HBP, sottolinea l&#8217;importanza del pensiero critico in ottica di leadership, e l&#8217;assoluta rilevanza che questo dovrebbe avere negli insegnamenti di un business school, tanto che <a href="http://www.rotman.utoronto.ca/rogermartin/dean.htm">Roger Martin</a> (dean della Rotman School of Management) ne ha fatto uno degli assi portanti del curriculum di studi nei <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/mba" target="_blank">Master of Business Administration</a> della scuola stessa.</p>
<p><span id="more-592"></span>Ecco, dunque, gli ingredienti necessari per sviluppare (e insegnare a sviluppare) il pensiero critico:</p>
<p><strong>Mettere in discussione le idee date per scontate</strong><br />
I pensatori critici cercano il <em>perché</em> e il <em>che cosa</em> dietro alle cose.<br />
Fanno, insomma, le domande giuste, prima ancora che dare le risposte giuste.</p>
<p><strong>Adottare prospettive diverse.</strong><br />
Si tratta di trarre vantaggio dalla diversità e dai contributi che possono dare persone di genere, provenienza, esperienza diversi.</p>
<p><strong>Vedere il potenziale</strong><br />
I primi due sono atteggiamenti di carattere deduttivo, ma i pensatori critici devono anche avere un lato creativo che permetta di vedere le opportunità dove altri vedono i problemi o gli ostacoli.</p>
<p><strong>Gestire l&#8217;ambiguità</strong><br />
La complessità non lascia spazio alla presunzione di conoscere tutte le variabili. Per questo è necessario sentirsi a proprio agio anche in un ambiente in cui il cambiamento è la costante e sono richieste decisioni rapide.</p>
<p>Mi pare che questo articolo riassuma alcuni dei temi di fondo che animano i dibattiti su questo blog.<br />
Mi ricorda in particolare alcuni post (vecchi e nuovi):</p>
<p><a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/04/ci-si-inchina-solo-alle-domande.html" target="_blank">Ci si inchina solo alle domande</a> &#8211; per la voglia di mettere in discussione le idee e le prassi consolidate<br />
<a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/07/sognatore-realista-critico.html" target="_blank">Sognatore, realista, critico</a> &#8211; per la capacità di adottare prospettive diverse e di delineare mappe il più complete possibile del cambiamento<br />
<a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/05/la-matrice-di-processo.html" target="_blank">La matrice di processo</a> &#8211; per la capacità di alternare stili deduttivi e stili creativi<br />
<a href="http://www.lucabaiguini.com/2010/01/leadership-self-control.html" target="_blank">Curiosità e self-control: doti da leader</a> &#8211; per l&#8217;attitudine a convivere con l&#8217;ambiguità</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>MIP nella classifica di Financial Times</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/12/mip-nella-classifica-di-financial-times.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/12/mip-nella-classifica-di-financial-times.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 07:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[classifica]]></category>
		<category><![CDATA[Financial Times]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>
		<category><![CDATA[MIP]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=436</guid>
		<description><![CDATA[Per la prima volta, la School of Management del Politecnico di Milano (di cui il MIP è parte insieme al Dipartimento di Ingegneria Gestionale), è entrata nelle classifiche dei migliori master e delle migliori Business School redatta dal Financial Times.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta, la <a href="http://www.som.polimi.it/" target="_blank">School of Management </a>del Politecnico di Milano (di cui il <a href="http://www.mip.polimi.it/" target="_blank">MIP</a> è parte insieme al <a href="http://www.dig.polimi.it/" target="_blank">Dipartimento di Ingegneria Gestionale</a>), è entrata nelle <a href="http://rankings.ft.com/businessschoolrankings/" target="_blank">classifiche</a> dei migliori master e delle migliori Business School redatta dal Financial Times.<br />
L&#8217;Excutive MBA è al 34° posto, l&#8217;MBA Full time al 35°, il Master of Science in Ingegneria Gestionale al 46°, mentre la business school nel suo complesso è al 56°.<br />
L&#8217;obiettivo, secondo Gianluca Spina, è quello di entrare nelle prime 20 business school in Europa nei prossimi 5 anni.</p>
<p><span id="more-436"></span></p>
<p>Ecco le prime 10 Business School europee secondo FT:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.hec.fr/" target="_blank">HEC Paris</a></li>
<li><a href="http://www.london.edu/" target="_blank">London Business School</a></li>
<li><a href="http://www.insead.edu/" target="_blank">Insead</a></li>
<li><a href="http://www.imd.ch/" target="_blank">IMD</a></li>
<li><a href="http://www.ie.edu/" target="_blank">IE Business School</a></li>
<li><a href="http://www.iese.edu/" target="_blank">Iese Business School</a></li>
<li><a href="http://www.rsm.nl/" target="_blank">Rotterdam School of Management &#8211; Erasmus Univesity</a></li>
<li><a href="http://www.em-lyon.com/english/corporate/index.aspx">EM Lyon Business School</a></li>
<li><a href="http://www.esade.edu/" target="_blank">Esade Business School</a></li>
<li><a href="http://www.vlerick.com/" target="_blank">Vlerick Leuven Gent Management School</a></li>
<p> </ol>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Quel che le business school dovrebbero insegnare</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/11/quel-che-le-business-school-dovrebbero-insegnare.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/11/quel-che-le-business-school-dovrebbero-insegnare.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[Tim Barry]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=404</guid>
		<description><![CDATA[Sul suo blog su bplans, Tim Barry ha avviato un dibattito interessante sul ruolo che le business school rivestono (e dovrebbero / potrebbero) rivestire nello sviluppo dell'imprenditorialità, elencando 5 insegnamenti base che le business school possono trasmettere e altri 5 insegnamenti che dovrebbero trasmettere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul suo <a href="http://timberry.bplans.com/">blog</a> su <a href="http://www.bplans.com/">bplans</a>, Tim Barry ha avviato un dibattito interessante sul ruolo che le business school rivestono (e dovrebbero / potrebbero) rivestire nello sviluppo dell&#8217;imprenditorialità.</p>
<p>Si stanno susseguendo una serie di post piuttosto interessanti.</p>
<p>Ne riassumo un paio nei quali Tim Barry elenca 5 insegnamenti base che le business school possono trasmettere e altri 5 insegnamenti che dovrebbero trasmettere, ma che presentano una serie di difficoltà, per le quali viene da chiedersi se un&#8217;aula sia il luogo adatto dove impartirli.</p>
<p><span id="more-404"></span>Ecco gli elenchi.</p>
<h2>I 5 insegnamenti base che le business school possono trasmettere</h2>
<ol>
<li><strong>Il cash flow</strong><br />
Il concetto di cash flow è critico ma non intuitivo. Impararlo in classe è meglio che impararlo sul campo.</li>
<li><strong>Il business planning</strong><br />
Creare un business plan è un buon modo per vedere un business nella sua articolazione, complessità, completezza.<br />
Ed anche per insegnarla, questa articolazione.<br />
Questo, però,  non significa necessariamente confrontarsi con modelli estremamente complessi.</li>
<li><strong>I business fundamentals</strong><br />
Non va sottovalutato il ruolo dei fondamentali: strategia, marketing, raccolta dati, finanza, pensiero analitico.<br />
Con l&#8217;attenzione di insegnare come tradurre i concetti in numeri e viceversa.</li>
<li><strong>Le capacità di comunicazione</strong><br />
Sia nello scritto che davanti a un pubblico, l&#8217;importanza della capacità di trasmettere le proprie idee viene spesso sottostimata.</li>
<li><strong>Scetticismo<br />
</strong>Una buona business education dovrebbe insegnare anche a che cosa non credere, e perché.</li>
</ol>
<h2>I 5 insegnamenti che le business school non trasmettono</h2>
<ol>
<li><strong>I comportamenti da tenere con le persone<br />
</strong>La domanda è: si può veramente insegnare alle persone l&#8217;empatia?<br />
È davvero possibile imparare come una persone si sente mentre siede davanti a te?</li>
<li><strong>Che cosa è giusto e che cosa è sbagliato</strong><br />
Il tema etico è entrato prepotentemente nel dibattito, e spesso anche nei programmi delle business school.<br />
Ma è così difficile conciliare le diverse visioni, i diversi vincoli sociali e politici, i diversi significati della parola etica da fare pensare che tradurre tutto ciò in insegnamento sia impresa davvero ardua.</li>
<li><strong>Avere una vita</strong><br />
È possibile pensare che le business school insegnino non soltanto la passione e l&#8217;entusiasmo di iniziare una nuova iniziativa imprenditoriale, ma anche la capacità di dare il giusto ordine di priorità alle questioni professionali rispetto allo sviluppo di una vita privata appagante?</li>
<li><strong>Gestire il rischio</strong><br />
Non da un punto di vista tecnico. Questo la maggior parte delle business school lo fa.<br />
Piuttosto, la capacità di non assumersi rischi di cui non si è in grado di gestire le conseguenze.</li>
<li><strong>Quando persistere e quando mollare</strong><br />
Una delle cose più difficili da valutare, in ottica imprenditoriale e di start-up, è fino a che punto rimanere fedeli ad un business plan e quando, invece, arriva il momento di apportare modifiche sostanziali e di cercare alternative.<br />
È una questione difficile da tradurre in modelli validi per tutte le occasioni. Si tratta di educare una sensibilità ai mutamenti di scenario, alla generazione di alternative, e al non innamorarsi troppo (ma nemmeno troppo poco) dei propri piani.</li>
</ol>
<p>Il pensiero finale di Tim Barry, su questi ultimi cinque punti, ha a che vedere con un metodo che consenta di toccare questi argomenti in una business school.<br />
Secondo lui il modo migliore per farlo è quello di raccontare storie: storie di fallimenti, di problemi, di sfide.<br />
E, se a raccontarle è direttamente colui che le ha vissute, tanto di guadagnato.<br />
Storie vere, raccontate dai protagonisti, sono anche meglio dei business case.</p>
<p>Il mio commento: la questione del compito della business education e dei suoi obiettivi è annosa e complessa.<br />
Il piano del che cosa (temi) e il piano del come (metodi) della formazione manageriale si confondono e si intrecciano.<br />
Entrambi dovrebbero convergere verso le metacompetenze. Soft skill e complessità sono snodi fondamentali, in questo senso.<br />
Quanto scritto nel mio commento a <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/09/mba-la-discussione-continua.html">questo post </a>sembra trovare alcune conferme nel ragionamento di Tim Barry.</p>
<p>E voi, che cosa ne pensate?</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: MBA: sì, ma quando?'>MBA: sì, ma quando?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il futuro degli MBA'>Il futuro degli MBA</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/01/un-mba-rende-migliore-un-ceo.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Un MBA rende migliore un CEO?'>Un MBA rende migliore un CEO?</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/2009/11/quel-che-le-business-school-dovrebbero-insegnare.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>MBA: la discussione continua</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/mba-la-discussione-continua.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/mba-la-discussione-continua.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 14:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[featured]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=292</guid>
		<description><![CDATA[Continua la discussione sul futuro dei Master of Business Administration e, più in generale, sul ruolo della formazione manageriale nella modernizzazione del Paese
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html">post</a> sul futuro dei Master of Business Administration ha suscitato qualche dibattito, soprattutto su un gruppo di <a href="http://www.linkedin.com/" target="_blank">Linkedin</a>.<br />
Ne sono uscite molte considerazioni interessanti (alcune decisamente provocatorie), che mi pare meritino una risposta articolata (ed un ulteriore luogo di discussione).</p>
<p>Cerco di sintetizzare alcuni pareri e poi ci aggiungo qualche nota mia.</p>
<p><span id="more-292"></span></p>
<p>I pareri:</p>
<ul>
<li>L&#8217;impostazione &#8220;<strong>amministrativista</strong>&#8221; degli MBA ha prodotto <strong>manager con una visione di breve periodo</strong>, che non hanno capacità (o voglia) di costruire valore nel lungo periodo.</li>
<li>Spesso le business school hanno <strong>sacrificato la qualità</strong> (nei contenuti e nella selezione dei candidati) al profitto generato dagli MBA.</li>
<li>In Italia il diploma MBA spesso e più un intralcio alla carriera che un trampolino di lancio, visto che <strong>non c&#8217;è una chiara percezione di che cosa un MBA possa offrire </strong>e quale tipo di valore può trarne l&#8217;azienda.</li>
<li>Manca un <strong>legame strutturale tra mondo aziendale e business school </strong>per creare dei corsi che servano veramente ai giovani manager e alle aziende</li>
<li>Dovremmo seguire le indicazioni che ci arrivano da oltre oceano e <strong>rimodulare i nostri MBA sulle metacompetenze e sulle soft skills</strong> che nel futuro, specialmente per noi europei, faranno la differenza tra una crescita e un lento declino.</li>
<li>Si dovrebbe aprire una discussione sui <strong>reali meccanismi di avanzamento di carriera </strong>(magari ne riparliamo proprio su questo blog).</li>
<li><strong>Pianificazione della carriera e networking </strong>sono due precondizioni per affrontare in maniera produttiva un MBA.</li>
<li>Spesso chi si iscrive ad un MBA lo fa con l&#8217;<strong>atteggiamento semplicistico di chi pensa di acquistare un biglietto per la propria carriera</strong>. La complessità richiede ben altro e chi per pigrizia si ostina a voler semplificare i fenomeni non può essere vincente.</li>
</ul>
<p>Il mio pensiero (che per molti versi ricalca quanto già detto):</p>
<ul>
<li>Il deficit di competenze nei manager che mi capita spesso di incontrare non ha a che vedere con i contenuti, ma con le <strong>metacompentenze</strong> (chiamiamole &#8220;strutture&#8221;).<br />
Per questo concordo con chi dice che le soft skill dovrebbero pesare in maniera importante in un percorso MBA, come del resto quelle discipline che consentono di acquisire delle chiavi di lettura della complessità.<br />
Peraltro, credo che questo abbia a che vedere più che con i titoli delle materie oggetto di insegnamento, con il metodo di insegnamento.<br />
Anche nel comportamento organizzativo o nel personal development si può ragionare di contenuti (io li chiamo &#8220;ricette&#8221;) oppure di &#8220;strutture&#8221; (io la chiamo &#8220;visione strategica&#8221;).<br />
Nel primo caso l&#8217;iper-semplificazione è una conseguenza diretta.<br />
Il rischio di chi ragiona per strutture è quello di fornire mappe troppo complesse per consentire di trasformare la conoscenza in strumento d&#8217;azione. Su questo equilibrio si gioca il vero valore aggiunto che può portare un docente, al di là dei modelli adottati e delle scuole di riferimento.</li>
<li>Per il successo di un MBA è sì fondamentale la faculty, ma ha un impatto altrettanto importante il ruolo del <strong>coordinatore</strong>, che tiene le fila di un percorso che deve avere da un lato una sua coerenza interna, dall&#8217;altro deve tenere conto delle specifiche esigenze dell&#8217;aula.</li>
<li>L&#8217;<strong>internazionalità</strong> è un elemento imprescindibile.</li>
<li>In effetti in Italia manca una <strong>sensibilità nei confronti degli MBA</strong> (e, più in generale, della formazione manageriale&#8230; e forse della formazione in generale).<br />
Su questo punto noi docenti / formatori dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, senza sconti. Ne ho parlato <a href="http://www.lucabaiguini.com/2008/03/cultura-della-formazione.html">qui</a>.</li>
<li>Non solo, credo che in Italia manchi una vera <strong>consapevolezza riguardo a che cosa sia una Business School </strong>(naturalmente non mancano le eccezioni) e su quale sia la mission di questo tipo di agenti della formazione manageriale (in termini di qualità dei programmi formativi, ma anche in termini di ricerca e di contatto / collaborazione con il mondo delle aziende e delle pubbliche amministrazioni).</li>
</ul>
<p>Detto tutto questo, la mia impressione rimane che l&#8217;aria stia cambiando anche in Italia. Magari lentamente, ma sta cambiando&#8230;</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: MBA: sì, ma quando?'>MBA: sì, ma quando?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/mba-or-not-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: MBA or not MBA?'>MBA or not MBA?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Il futuro degli MBA'>Il futuro degli MBA</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Master online</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/09/master-online.html</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 16:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=284</guid>
		<description><![CDATA[Alcune riflessioni, suggerite da un articolo su Il Mondo, sui vantaggi e gli svantaggi degli MBA e-learning rispetto alle aule tradizionali, con riferimento particolare ai comportamenti organizzativi e al personal development.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.ilmondo.rcs.it/" target="_blank">Il mondo</a> in edicola in questi giorni, un articolo di Chiara Brusini e Maria Teresa Cometto fa il punto sulle offerte&nbsp;di <a href="http://www.lucabaiguini.com/formazione/formazione-manageriale/">formazione manageriale</a> online, con un focus sugli MBA.<br />I vantaggi e gli svantaggi sono quelli che, in generale, troviamo ripetuti quando si parla di formazione e-learning. <br />Per generalizzare, flessibilità nei tempi e nei modi della frequenza e conservazione del posto di lavoro e del relativo reddito (vantaggi)&nbsp;vs qualità e relazioni con la faculty e gli altri partecipanti (svantaggi).</p>
<p><span id="more-284"></span></p>
<p>Ci sono, nell&#8217;articolo, un paio di affermazioni che mi lasciano un po&#8217; perplesso:&nbsp;la prima è&nbsp;di Greg Boller, direttore del programma MBA online della University of Memphis (che ci tiene a sottolineare che i corsi non sono solo lezioni via email, ma anche chat, podcast, blog, social networking&#8230; e fin qui c&#8217;eravamo):</p>
<ul>
<p><i>[...] il candidato ideale a frequentare i corsi online non è chi non ha tempo di andare in classe, ma invece chi, lavorando e avendo una famiglia, cerca flessibilità nelle scadenze.<br /></i></p>
</ul>
<p>Mi pare più esauriente la spiegazione data <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html">qui</a> a proposito degli executive MBA, che credo valga anche per gli MBA online: al contrario degli MBA full time vengono vissuti come <b>&#8220;career accelerator&#8221; </b>piuttosto che come <b>&#8220;career switcher&#8221;</b>. <br />Da questo la ricerca della conciliazione tra lavoro e frequenza.</p>
<p>La seconda:</p>
<ul>
<p><i>Molte offerte puntano sulla possibilità [...] di eliminare i pregiudizi basati sulle apparenze: il look, il modo di fare o il tono di voce non importano, conta invece il contributo alla discussione e al lavoro di squadra.</i></p>
</ul>
<p>Mi siamo sicuri che sia positivo per un manager in formazione rimuovere elementi del processo di comunicazione che poi, nella sua carriera, si troverà comunque a dover gestire?</p>
<p>L&#8217;articolo prosegue sottolineando come in Italia abbiano acquistato consistenza i corsi blended, che coniugano aula con&nbsp;e-learning, con il vantaggio di non eliminare il contatto diretto con la faculty e tra i partecipanti.</p>
<p>La mia opinione per le materie di mia competenza (comportamenti organizzativi e personal development):</p>
<ul>
<li>non è pensabile trasferire questo tipo di competenze senza l&#8217;aula: il confronto, la socializzazione dei saperi e il faccia a faccia restano indispensabili, anche se possono essere favoriti dall&#8217;acquisizione di un linguaggio comune e delle teorie di base attraverso sessioni e-learning. <br />Anche perché per entrambe le discipline l&#8217;aula e le sue dinamiche forniscono materiale di studio e di apprendimento in presa diretta.</li>
<li>vedo molte potenzialità, invece, per il follow up. <br />Trattandosi di formazione comportamentale, si auspica l&#8217;acquisizione non soltanto di un sapere, ma anche di un saper fare e di un saper essere. <br />Credo sarebbe interessante, allora, studiare modalità sia push che pull per costruire percorsi di formazione che non si esauriscono nell&#8217;aula, ma che periodicamente rialzano l&#8217;attenzione sui temi trattati e raccolgono i feedback dei partecipanti, con i loro successi e le loro criticità.</li>
</ul>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/09/e-learning-e-teaching.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: E-learning, e-teaching'>E-learning, e-teaching</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/04/trend-nella-formazione-manageriale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Trend nella formazione manageriale'>Trend nella formazione manageriale</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/11/mba-or-not-mba.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: MBA or not MBA?'>MBA or not MBA?</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il futuro degli MBA</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/08/il-futuro-degli-mba.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 09:37:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Business education]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=280</guid>
		<description><![CDATA[Nell'ottobre del 2008, in occasione del centenario dalla fondazione della Harvard Business School, si è tenuto il Global Business Summit, nel quale imprenditori, manager, accademici hanno discusso del il futuro della Business Education, ed in particolare dei Master of Business Administration. In questo articolo, una sintesi delle conclusioni.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ottobre del 2008, in occasione del centenario dalla fondazione della <a href="http://www.hbs.edu/" target="_blank">Harvard Business School</a>, si è tenuto il <a href="http://www.hbs.edu/centennial/businesssummit/" target="_blank">Global Business Summit</a>, nel quale imprenditori, manager, accademici hanno discusso una serie di temi in sessioni di confronto.<br />Uno dei temi discussi aveva a che vedere con <a href="http://hbswk.hbs.edu/item/6220.html" target="_blank">il futuro della Business Education</a>, ed in particolare dei Master of Business Administration.<br />A moderare l&#8217;incontro sono stati David A. Garvin e Srikant M. Datar.<br />Le analisi e le conclusioni generate dalle ricerche e dal dibattito&nbsp;mi sono parse davvero molto interessanti e provocatorie.</p>
<p><span id="more-280"></span></p>
<p>Eccone una sintesi:</p>
<ol>
<li><b>Gli MBA tradizionali </b>(che negli Stati Uniti, al contrario che in Europa, si svolgono generalmente nell&#8217;arco di due anni accademici) <b>sono in declino</b>.<br />Va sottolineato come i dati analizzati erano precedenti alla <a href="http://www.lucabaiguini.com/tag/crisi-economica">crisi economica</a>, che, almeno in Italia, sembra aver <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/01/mba-ai-tempi-della-crisi.html">dato una spinta al mercato degli MBA</a>.<br />Le considerazioni generali, però, guardando al di là delle contingenze degli ultimi mesi, mi sembrano valide:</li>
<ul>
<li>c&#8217;è una pressione del mercato a <b>ridurre i tempi</b>: la durata degli MBA si sta spostando verso la formula di un anno accademico, nel quale però si comprime&nbsp;l&#8217;80% del numero di ore d&#8217;aula che prima era spalmato su due anni.<br />Soltanto le business school al top nei ranking internazionali offrono MBA full time di due anni.</li>
<li>gli MBA full time vengono vissuti più come un &#8220;<i><b>career switcher</b></i>&#8221; (occasione per cambiare tipo di carriera) piuttosto che come &#8220;<i><b>career accelerators</b></i>&#8221; (occasione per dare un&#8217;accelerazione alla carriera). Per gli MBA part-time, invece, vale il contrario.</li>
<li>Sempre più i programmi MBA vengono offerti non con programmi generalisti, ma con <b>specializzazioni ben delineate</b> (MBA in supply chain management, o in finanza, eccetera).<br />&nbsp;</li>
</ul>
<li>Parte del declino degli MBA è dovuto al fatto che <b>non vengono più percepiti come fattori rilevanti per l&#8217;avanzamento di carriera.<br /></b>Questa percezione deve essere l&#8217;occasione per re-inventare l&#8217;esperienza MBA.<br />Le ragioni di questo declino sono:</li>
<ul>
<li><b>Omogeneizzazione dei programmi:</b> nella maggior parte delle business school vengono adottati programmi e testi molto simili</li>
<li><b>Formazione percepita come eccessivamente accademica e con un impatto scarso sulla pratica quotidiana.</b><br />In particolare, i recruiters e gli alunni ritengono si dovrebbe porre una maggiore enfasi su argomenti e skill pratici come:</li>
<ul>
<li><b>Leadership</b><br />Anche se di particolare importanza, la leadership non viene trattata a sufficienza soprattutto perché insegnarla non è semplice e richiede programmi fortemente personalizzati.<br />L&#8217;appiattimento delle gerarchie richiede di ri-focalizzarsi su questo argomento.</li>
<li><b>Globalizzazione</b><br />Declinata soprattutto nell&#8217;abilità di fare business con persone di culture diverse.</li>
<li><b>Capacità di comunicazione / presentazione delle proprie idee.</b></li>
<li><b>Capacità di problem setting in un ambiente ambiguo</b>, in situazioni caratterizzate da scarsità di informazione o da information overload.</li>
<li><b>Auto-consapevolezza</b>: i leader del futuro devono sapere essere anche riflessivi e introspettivi, e gli MBA non sviluppano queste capacità.<br />&nbsp;</li>
</ul>
</ul>
<li>Alcuni <b>esperimenti e innovazioni sono stati introdotti nei programmi MBA e nei metodi di insegnamento</b>, specialmente nelle top school.<br />Alcuni esempi:</li>
<ul>
<li><b>Globalizzazione</b><br />La basi per un&#8217;educazione alla globalizzazione sono faculty e studenti internazionali. <br />La <a href="http://www.insead.edu/" target="_blank">INSEAD</a> ha fondato un secondo Campus a Singapore, nel quale gli studenti sono esposti ad un&#8217;altra cultura ed un altro Paese.</li>
<li><b>Leadership</b><br />Il <a href="http://www.ccl.org/" target="_blank">Center for Creative Leadership</a> propone&nbsp;moduli formativi focalizzati sullo sviluppo individuale, nei quali l&#8217;apprendimento avviene in piccoli gruppi o individualmente, ed è la conseguenza di un vero e proprio assessment.</li>
<li><b>Flessibilità e customizzazione</b><br />Alla <a href="http://www.uchicago.edu/" target="_blank">University of Chicago</a> e a <a href="http://www.gsb.stanford.edu/" target="_blank">Stanford</a> gli studenti hanno la possibilità di costruire piani di studio fortemente personalizzati, sia nei contenuti che nella sequenza degli argomenti, con pochissimi corsi obbligatori. A <a href="http://mba.yale.edu/" target="_blank">Yale</a> si sta sperimentando una forma di&nbsp;curriculum integrato.</li>
<li><b>Innovazione e creatività</b><br />La <a href="http://dschool.stanford.edu/" target="_blank">Stanford Design School </a>aiuta gli studenti a sviluppare le loro capacità creative, secondo il modello&nbsp;IDEO</li>
<li><b>Capacità di comunicazione</b><br />A <a href="http://mba.yale.edu/" target="_blank">Yale</a>&nbsp;è partito un corso di una settimana focalizzato sul pensiero critico, nel quale gli studenti sono seguiti da un coach per quanto riguarda gli aspetti di comunicazione e di strutturazione del discorso. </li>
</ul>
</ol>
<p>C&#8217;è parecchio materiale su cui riflettere, a cominciare, per quanto mi riguarda,&nbsp;dall&#8217;enfasi posta sulle soft-skills e sulla necessità di innovazione nei metodi.<br />Credo tornerò a parlarne. Nel frattempo, aspetto i vostri commenti.</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/06/mba-quando-2.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: MBA: sì, ma quando?'>MBA: sì, ma quando?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2010/01/un-mba-rende-migliore-un-ceo.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Un MBA rende migliore un CEO?'>Un MBA rende migliore un CEO?</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/09/master-online.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Master online'>Master online</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Business School in classifica 2009</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/business-school-in-classifica-2009.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/06/business-school-in-classifica-2009.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 05:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Business school]]></category>
		<category><![CDATA[Espansione]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>
		<category><![CDATA[MIP]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=271</guid>
		<description><![CDATA[La classifica delle miglior Business School italiane pubblicata da Espansione
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per il quarto anno&nbsp;Espansione pubblica la classifica delle business school italiane, basata sui giudizi dati da 50 selezionatori e responsabili risorse umane, su cinque parametri (Notorietà, Qualità della docenza, Vicinanza alle imprese, Livello dei partecipanti, Internazionalità).</p>
<p><span id="more-271"></span></p>
<p>Ecco i risultati, con il punteggio medio ottenuto:</p>
<table width="301" border="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">1</p>
</td>
<td valign="top" width="117"><a href="http://www.sdabocconi.it/" target="_blank">SDA Bocconi</a></td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">4,45</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">2</p>
</td>
<td valign="top" width="117"><a href="http://www.mip.polimi.it/" target="_blank">MIP</a></td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">4,36</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">3</p>
</td>
<td valign="top" width="117">
<p><a href="http://www.lbs.luiss.it/" target="_blank">Luiss</a></p>
</td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">3,70</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">4</p>
</td>
<td valign="top" width="117">
<p><a href="http://www.istud.it/" target="_blank">Istud</a></p>
</td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">3,53</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">5</p>
</td>
<td valign="top" width="117">
<p><a href="http://www.cuoa.it/" target="_blank">Cuoa</a></p>
</td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">3,52</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">6</p>
</td>
<td valign="top" width="117"><a href="http://www.scuoladipaloalto.it/" target="_blank">Palo Alto</a></td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">3,51</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">7</p>
</td>
<td valign="top" width="117"><a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com/fc?cmd=sez&amp;sezId=10123&amp;chId=34" target="_blank">Il Sole 24ore</a></td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">3,50</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">8</p>
</td>
<td valign="top" width="117">
<p><a href="http://altis.unicatt.it/" target="_blank">Cattolica</a></p>
</td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">3,42</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">9</p>
</td>
<td valign="top" width="117"><a href="http://www.mib.edu/">Mib</a></td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">3,41</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="30">
<p align="center">10</p>
</td>
<td valign="top" width="117"><a href="http://www.ipsoa.it/formazione/" target="_blank">Ipsoa</a></td>
<td valign="top" width="140">
<p align="center">3,23</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>MIP si conferma seconda, e raggiunge il primato per la vicinanza alle imprese e il livello dei partecipanti.</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Formazione manageriale sì, formazione manageriale no</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/05/formazione-manageriale-si-formazione-manageriale-n.html</link>
		<comments>http://www.lucabaiguini.com/2009/05/formazione-manageriale-si-formazione-manageriale-n.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 16:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Ariely]]></category>
		<category><![CDATA[Brook]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Rosen]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lucabaiguini.com/?p=260</guid>
		<description><![CDATA[Sul blog di Psychology Today, Dan Ariely e Dennis Rosen animano un interessante scambio di idee sul valore della formazione manageriale e sulle lezioni che la crisi economica in corso dovrebbe fornire anche in questo ambito.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul blog di <a href="http://www.psychologytoday.com/" target="_blank">Psychology Today,</a> <a href="http://blogs.psychologytoday.com/authors/dan-ariely" target="_blank">Dan Ariely </a>e <a href="http://blogs.psychologytoday.com/authors/dennis-rosen-md" target="_blank">Dennis Rosen</a> animano un interessante scambio di idee sul valore della <a href="http://www.lucabaiguini.com/formazione/formazione-manageriale/">formazione manageriale</a> e sulle lezioni che la crisi economica in corso dovrebbe fornire anche in questo ambito.<br />Le opinioni sono diverse, le trovate <a href="http://blogs.psychologytoday.com/blog/predictably-irrational/200905/is-business-education-valuable" target="_blank">qui</a> e <a href="http://blogs.psychologytoday.com/blog/sleeping-angels/200905/different-ideas-how-make-tomorrows-ceos-better" target="_blank">qui</a>.<br />In sintesi, secondo Ariely la formazione è un bene in sè, e questo momento di crisi ne dimostra ancora di più il valore.</p>
<p><span id="more-260"></span></p>
<p>Detto questo, certamente la formazione manageriale va migliorata: il mondo è incredibilmente complesso, in continuo cambiamento, e non possiamo nemmeno sperare di costruire un modello accurato che descriva la realtà in tutte le sue sfaccettature. </p>
<p>Per questo Ariely propone un modello di formazione manageriale più sperimentale e guidata dai fatti e dai dati. Dovremmo insegnare agli studenti, così come agli executives, come condurre esperimenti, come analizzare dati, come usare questi strumenti per prendere decisioni migliori.</p>
<p>Rosen, invece, citando un articolo di <a href="http://topics.nytimes.com/top/opinion/editorialsandoped/oped/columnists/davidbrooks/index.html" target="_blank">David Brook</a> sul New York Times critica la visione che la formazione manageriale porti direttamente dei risultati in termini di maggiore efficacia manageriale.<br />Tanto che le evidenze empiriche sembrano dimostrare che i CEO con un MBA o una laurea in legge non performano meglio rispetto ai loro colleghi che sono in possesso soltanto di un diploma di college.<br />Pare esservi, invece, una correlazione inversa tra fama, premi ed efficacia manageriale (più i manager vengono&nbsp;celebrati, meno diventano&nbsp;efficaci).</p>
<p>Rimane la provocazione della citazione&nbsp;con cui Ariely apre il suo articolo: &#8220;If you think education is expensive, try ignorance&#8221; (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Derek_Bok" target="_blank">Derek Bok</a>).</p>
<p>Food for thought, insomma.<br />Io, per ora, riporto le riflessioni di questi ultimi giorni, a cui mi riprometto di aggiungere qualcosa a breve&#8230;</p>
<p>Post precedenti:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/05/lo-sviluppo-delle-risorse-umane-la-competitivita-e.html">Lo sviluppo delle risorse umane, la competitività e il principio del midsize</a></li>
<li><a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/05/rane-pipistrelli-e-organizzazioni.html">Rane, pipistrelli e organizzazioni</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/02/crisi-e-formazione-aziendale.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Crisi e formazione aziendale'>Crisi e formazione aziendale</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Rane, pipistrelli e organizzazioni</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/05/rane-pipistrelli-e-organizzazioni.html</link>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 13:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Change management]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[vantaggio competitivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Partendo da una metafora che ha a che vedere con il regno animale, alcune idee su quale tipo di formazione e quali obiettivi di sviluppo delle risorse umane siano i più adatti a questo momento storico.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguo la riflessione iniziata con il <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/05/lo-sviluppo-delle-risorse-umane-la-competitivita-e.html">post precedente</a> sul rapporto tra formazione/sviluppo delle risorse umane e competitività.<br />Ho cercato di rispondere alle domande relative a quale sia la fenomenologia&nbsp;di questo rapporto.<br />Oggi vorrei condividere alcune idee su quale tipo di formazione e quali obiettivi di sviluppo delle risorse umane siano i più adatti a questo momento storico.<br />Parto da una metafora costruita da Robert Dilts, Julian Russell ed Anne Deering&nbsp;nel loro&nbsp;libro Alpha Leadership.</p>
<p><span id="more-258"></span></p>
<h2>Rane o pipistrelli?</h2>
<p>I tre autori partono dalla descrizione del comportamento delle rane e dei pipistrelli per descrivere due diversi approcci alla realtà e al cambiamento.</p>
<ul>
<p><i>&#8220;Mettete una rana in un vaso di vetro con alcune mosche, e morirà di fame. <br />La rana non riesce a vedere la carne fresca che la circonda, perché il suo intero sistema sensoriale non è stato &#8220;progettato&#8221; per individuare oggetti immobili. <br />Le rane vedono prede e predatori per mezzo di quattro sensori. Uno individua il contrasto tra il corpo di un oggetto e lo sfondo, un altro percepisce la forma arrotondata dell&#8217;oggetto, un terzo individua il movimento di forme arrotondate e un quarto percepisce i cambiamenti nella luce ambientale causati dai movimenti di prede e predatori.</i></p>
<p><i>Una volta che queste informazioni sono state acquisite, un circuito di riconoscimento dello schema mette assieme i quattro tipi di segnali &#8211; contrasto, forma, movimento, luce, e &#8230; blip! La rana riconosce l&#8217;oggetto come commestibile o pericoloso, e lo afferra per mangiarlo o salta per mettersi al sicuro. Il punto è che ogni tipo di sensore gioca un ruolo fondamentale nell&#8217;individuazione dell&#8217;insetto. Oggetti immobili, arrotondati, come le mosche morte, non vengono calcolati&#8221;.</i></p>
</ul>
<p>I pipistrelli, invece, presentano un comportamento molto diverso:</p>
<ul>
<p><i>Nel suo libro The Blind Watchmaker, l&#8217;evoluzionista Richard Dawkins afferma che il sistema sensoriale ad ultrasuoni di un pipistrello realizza &#8220;performance di individuazione e di navigazione che lascerebbero senza parole un ingegnere&#8221;.</i></p>
<p><i>Quando il pipistrello si muove a velocità moderata, è soddisfatto di una visione a bassa frequenza, stroboscopica, del suo ambiente, ed aggiorna la sua immagine del mondo notturno con dieci pulsazioni al secondo. Quando individua prede, avversari o ostacoli, d&#8217;altronde, la frequenza del sonar aumenta istantaneamente a 200 pulsazioni al secondo &#8211; due volte la velocità alla quale tremolano le luci fluorescenti.</i></p>
<p><i>Una difficoltà tecnica dei sistemi eco è che l&#8217;eco è molto più debole rispetto al segnale originale. Se il sistema deve operare su una qualsiasi distanza, pertanto, il suo trasmettitore (voce) deve esser molto potente e i suoi ricevitori (orecchie) devono essere molto sensibili. Ma voci potenti danneggiano orecchie sensibili. <br />La soluzione è &#8220;spegnere&#8221; le orecchie durante la trasmissione, e &#8220;riaccenderle&#8221; in tempo per l&#8217;eco. <br />Alcuni pipistrelli &#8220;spengono&#8221; e &#8220;riaccendono&#8221; le orecchie cinquanta volte al secondo.</i></p>
</ul>
<p>&nbsp;Per dirlo in maniera sintetica, le rane <b>riconoscono degli schemi</b>, mentre i pipistrelli sono in grado di <b>elaborare dei segnali.</b></p>
<p>Perché dovremmo occuparci delle differenze tra questi due animali in ottica di&nbsp;formazione e sviluppo delle risorse umane?</p>
<p>Credo che la lezione che ci giunge da questa congiuntura particolarmente dura sia proprio questa: il grande valore di quella sorta&nbsp;di&nbsp;&#8221;sistema sensoriale&#8221; che, nelle organizzazioni più dinamiche e reattive anche in questa situazione, è in grado di sorvegliare proattivamente ogni area del business. Questosistema è fondamentale&nbsp;perché qualsiasi novità può essere un segnale che richiede una reazione rapida, e le nuove tecnologie hanno abbreviato i tempi di risposta.</p>
<p>Un progetto di formazione e di sviluppo delle persone in un&#8217;organizzazione, credo, dovrebbe puntare proprio a questo: a diffondere a tutti i livelli la capacità di elaborare dei segnali (come fanno i pipistrelli) piuttosto che di riconoscere degli schemi (come le rane). <br />Perché gli schemi che rimangono uguali nel tempo sono merce sempre più rara&#8230;</p>
<p>Certo, una cosa è conoscere il bisogno di un sistema di questo tipo, un&#8217;altra è progettarne uno. <br />E qui il lavoro da fare è, mi pare, ancora parecchio.</p>
<p>Come sempre, opinioni, stimoli (e provocazioni) sono i benvenuti&#8230;</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/05/lo-sviluppo-delle-risorse-umane-la-competitivita-e.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Lo sviluppo delle risorse umane, la competitività e il principio del midsize'>Lo sviluppo delle risorse umane, la competitività e il principio del midsize</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-10-sfide-nella-gestione-dei-talenti.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le 10 sfide nella gestione dei talenti'>Le 10 sfide nella gestione dei talenti</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lo sviluppo delle risorse umane, la competitività e il principio del midsize</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/05/lo-sviluppo-delle-risorse-umane-la-competitivita-e.html</link>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 07:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Managerial skills]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo risorse umane]]></category>
		<category><![CDATA[vantaggio competitivo]]></category>

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		<description><![CDATA[La formazione e lo sviluppo delle risorse umane rappresentano in sè una fonte di vantaggio competitivo, oppure il meccanismo è più complesso? Per tentare di spiegare questo meccanismo in questo articolo si utilizza una metafora tennistica: il principio del midsize.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra qualche giorno terrò una relazione sul rapporto tra sviluppo delle risorse umane e competitività.<br />Sto, dunque, riflettendo su questo tema.<br />Il punto è questo: la formazione e lo sviluppo delle risorse umane rappresentano in sè una fonte di vantaggio competitivo, oppure il meccanismo è più complesso?<br />Credo sia valida la seconda ipotesi, e cerco di esprimere il perché utilizzando un&#8217;analogia creata da <a href="http://host.uniroma3.it/dipartimenti/linguistica/doc_lombardivallauri.html" target="_blank">Edoardo Lombardi Vallauri</a>: <b>il principio del midsize</b>.</p>
<p><span id="more-257"></span></p>
<p>Negli anni &#8217;70, quando io ho iniziato a giocare a tennis, le racchette avevano un formato del piatto corde standardizzato e di piccole dimensioni. A metà degli anni &#8217;80 il progresso dei materiali di costruzione delle racchette ha consentito di realizzare dei piatti corde più grandi: gli oversize ed i midsize. Questi ultimi si sono poi affermati come formato ideale.<br />Per un certo periodo, quindi, hanno convissuto racchette tradizionali e racchette midsize.<br />In che cosa consisteva il vantaggio delle racchette midsize rispetto alle racchette tradizionali (vantaggio che ne ha consentito la totale affermazione, visto che oggi nessuno più gioca con racchette di formato tradizionale)?<br />Non nel fatto che chi le usava avesse un vantaggio competitivo rispetto agli altri: in questo modo si semplificherebbe eccessivamente la questione.<br />Mi succedeva, infatti, quando io ancora possedevo una racchetta tradizionale, di giocare con avversari che avevano adottato il midsize. Ebbene, se io ero più forte di loro, vincevo comunque (e perdevo se gli avversari erano più forti di me). L&#8217;utilizzare il midsize, quindi, non rappresentava di per sè la garanzia di avere un vantaggio su chi non lo utilizzava (altrimenti tutti si sarebbero immediatamente precipitati ad acquistare un midsize).<br />Ciò&nbsp;che ha imposto il midsize sul mercato è stato il fatto che chi provava il midsize poi non poteva più tornare indietro. Cioè, chi iniziava a giocare con una racchetta midsize non giocava meglio rispetto a quando giocava con una racchetta tradizionale, ma, se poi tentava di tornare indietro, si accorgeva di non riuscire più ad esprimere le proprie capacità di gioco.<br />L&#8217;adozione del midsize era un po&#8217; come una nassa, una di quelle trappole per pesci con alla base un&#8217;apertura a imbuto dal bordo rovesciato all&#8217;interno, in modo che il pesce, una volta entrato, non riesca più a uscire.</p>
<p>Ecco, credo che il rapporto tra formazione e sviluppo delle risorse umane e vantaggio competitivo funzioni un po&#8217; come il principio del midsize.<br />Sarebbe&nbsp;una semplificazione eccessiva affermare che chi investe in formazione e sviluppo delle risorse umane acquisisce in automatico un vantaggio competitivo (come l&#8217;adozione del midsize non garantiva la vittoria), ma è vero che chi intraprende questa strada non può più tornare indietro, perché questo diventa l&#8217;unico modo per poter competere.<br />Naturalmente (al contrario che per il tennis), ci sono una serie di forze esterne che spingono verso questa nassa (un sociologo le potrebbe spiegare molto meglio di quanto farei io). <br />Sta di fatto, però, che una volta che un&#8217;azienda, un&#8217;organizzazione, ma anche una società, si è incamminata per questa via, è inutile guardarsi indietro: si può solo andare avanti.</p>
<p>Questo, in estrema sintesi, il concetto con cui vorrei aprire il mio intervento.<br />Che cosa ne dite?<br />Avete suggerimenti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Update: ecco la <a href="http://www.lucabaiguini.com/2009/05/rane-pipistrelli-e-organizzazioni.html">seconda parte </a>di questa riflessione</p>


<p>Altri articoli sullo stesso tema:<ol><li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2009/05/rane-pipistrelli-e-organizzazioni.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Rane, pipistrelli e organizzazioni'>Rane, pipistrelli e organizzazioni</a></li>
<li><a href='http://www.lucabaiguini.com/2008/07/le-10-sfide-nella-gestione-dei-talenti.html' rel='bookmark' title='Permanent Link: Le 10 sfide nella gestione dei talenti'>Le 10 sfide nella gestione dei talenti</a></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Manager, a studiare filosofia!</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/03/manager-a-studiare-filosofia.html</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 06:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[MBA]]></category>

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		<description><![CDATA[In molte business school europee, all'interno dei programmi MBA, vengono inseriti corsi su letteratura, cinema, filosofia, epistemologia, con l'obiettivo di sviluppare lo spirito critico dei manager.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su &#8220;<a href="http://www.ilmondo.rcs.it/" target="_blank">Il mondo</a>&#8221; Elena Basilisco ci spiega come in molte business school europee, all&#8217;interno dei programmi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Master_of_Business_Administration" target="_blank">MBA,</a> vengano inseriti corsi su letteratura, cinema, filosofia, epistemologia. <br />Obiettivo?<br /><i>Affrontare discipline quali filosofia, storia delle civiltà, arte e letteratura moderna è necessario per un uomo d&#8217;azienda che deve sapersi muovere in un mondo in trasformazione, imparando a utilizzare strumenti innovativi per interpretare la realtà.</i> (David Bach, reponsabile programma MBA dell&#8217;<a href="http://www.ie.edu/" target="_blank">IE</a> di Madrid).</p>
<p><span id="more-247"></span></p>
<p>E su questa linea di &#8220;<i>training ibrido</i>&#8221; troviamo molte altre business school europee, che offrono un mix di formazione tecnica e filosofico-letteraria, per sviluppare la capacità di affrontare situazioni critiche e di vedere i problemi da angolazioni varie e diverse.<br />Meno sensibili, invece, le business school italiane: Valter Lazzari (direttore MBA <a href="http://www.sdabocconi.it/" target="_blank">SDA Bocconi</a>) ritiene che lo spirito critico si sviluppi, piuttosto, attraverso un approccio agli argomenti non esasperatamente tecnicistico.<br />In <a href="http://www.lbs.luiss.it/" target="_blank">Luiss</a> Pier Luigi Celli tiene otto lezioni trasversali su altrettante &#8220;idee&#8221; partendo da un testo letterario.<br />Nemmeno qui, però, sono state inserite strutturalmente delle materie nei corsi.</p>
<p>Che ne pensate?</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Formazione, creatività, innovazione</title>
		<link>http://www.lucabaiguini.com/2009/02/formazione-creativita-innovazione.html</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 12:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione manageriale]]></category>
		<category><![CDATA[Training]]></category>
		<category><![CDATA[Amicucci]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo Franco Amicucci è un errore che, nelle fasi "vincenti" delle organizzazioni, la formazione venga utilizzata per consolidare e replicare i modelli che hanno portato al successo. Dovrebbe, piuttosto, apportare innovazione.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.ticonzero.info/home.asp" target="_blank">Ticonzero</a>, <a href="http://www.ticonzero.info/articolo.asp?art_id=3335" target="_blank">un&#8217;intervista</a> di Giovanni Lucarelli&nbsp;a <a href="http://www.amicucciformazione.com/index.php?page=a_franco-amicucci" target="_blank">Franco Amicucci</a>.<br />Si tratta di uno scambio di idee piuttosto interessante e, a tratti, divertente.<br />I temi: creatività, crisi economica, ruolo della formazione.<br />Un frase di Amicucci mi ha colpito: alla domanda &#8220;Che ruolo svolge la formazione per i processi di innovazione?&#8221;, ha risposto</p>
<ul>
<p><i>Nelle fasi &#8220;vincenti&#8221; delle organizzazioni, la formazione viene utilizzata per consolidare e replicare i modelli che hanno portato al successo. <br />Lo ritengo un errore, perché è proprio nelle fasi vincenti che occorre riflettere sull&#8217;innovazione continua e sulla comprensione degli scenari in divenire.</i></p>
</ul>
<p><span id="more-240"></span></p>
<p>Non mi colpisce&nbsp;l&#8217;idea che nelle fasi vincenti non ci si dovrebbe adagiare sugli allori (replicando i modelli che hanno portato al successo), ma piuttosto investire sull&#8217;innovazione.<br />È il ruolo che Amicucci mi pare attribuisca alla formazione in questo processo a innescare una riflessione.<br />Questo significa che i percorsi formativi non dovrebbero essere studiati per consolidare e diffondere gli apprendimenti, quanto piuttosto per innovare e comprendere gli scenari in divenire.<br />Il che provoca un certo cambiamento di prospettiva.<br />Ma è questo, veramente, il ruolo (o uno dei ruoli)&nbsp;della formazione?<br />E come è possibile assolverlo?<br />Amicucci, nel proseguo dell&#8217;intervista, offre alcune provocazioni e riflessioni che hanno soprattutto a che vedere con i linguaggi che la formazione può adottare per farsi portatrice di innovazione.</p>
<p>E voi, che ne pensate?</p>


<p>Nessun altro articolo sullo stesso argomento.</p>]]></content:encoded>
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