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Avatar: la preminenza del come

Ieri ho assistito alla proiezione di Avatar di James Cameron.
Idea non particolarmente originale…
Non sono un cinefilo, quindi è probabile che queste note pecchino della stessa mancanza di originalità.
Voglio, comunque, condividere una considerazione con voi.
Uscendo dalla proiezione, ieri sera, mi sono detto che la trama è, se non banale, senz’altro troppo frequentata per riuscire ad avvincere completamente. Tanto che, dopo la prima mezz’ora, il finale è già scontato.
I personaggi sono piuttosto piatti, e gli stereotipi la fanno da padroni (gli scienziati fanno gli scienziati, i militari i militari e  i cinici i cinici, in modo quasi grottesco).
Oltretutto, su Pandora, un pianeta in cui le montagne sono sospese nell’aria e la natura è così eccezionalmente (e creativamente) diversa da quella che conosciamo, i Na’vi (la razza aliena che abita il pianeta) sono semplicemente troppo simili a.
Detto questo, non sono riuscito a dire a me stesso che il film non valesse il prezzo del biglietto: mi sono chiesto perché.

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Comunicazione, internet, blog: riflessioni grezze

Vorrei condividere alcune riflessioni (ancora allo stato grezzo) che mi frullano in testa in questi giorni, partendo da un paio di premesse.

Prima premessa: qualche giorno fa ho sottoscritto il manifesto di internet for peace, che propone di assegnare a internet il prossimo Premio Nobel per la Pace.

Ho esitato un po’ nel farlo.
La riflessione, banale, era: internet non è soltanto un mezzo (un contatto, avrebbe detto Jakobson)?
La vera differenza non la fa l’uso che si fa di quel mezzo? D’accordo, sappiamo da tempo che il mezzo influenza ilmessaggio stesso, ma da questo a dire che il mezzo sia, in sè e per sè, uno strumento di pace, ce ne passa.

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Bach, la tecnica e l’arte

Quello della relazione tra fredda tecnicalità e arte è un argomento ricorrente quando si parla di comunicazione (nel mio caso, quasi sempre di comunicazione in pubblico) e di storytelling.
La domanda è quasi sempre, più o meno, la stessa:

Che c’azzeccano gli aspetti puramente (e spesso freddamente) tecnici con quel gesto in certo modo artistico che è comunicare in pubblico con profondità, efficacia, empatia?
E perché alcune persone, pur dominando in maniera esemplare la tecnica, non riescono comunque a instaurare una vera relazione con chi sta loro di fronte, tanto da suscitare reazioni del tipo “lezioncina ben recitata, ma nulla di più”?

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Storytelling: tra obiettivi e gusto del raccontare

La mia partecipazione, qualche giorno fa, ad un dibattito / talk show con Enrico Cerni e Andrea Fontana sul Corporate Storytelling ha messo in moto alcune riflessioni che vorrei condividere in questo e altri post di fine anno e inizio 2010.

La prima riflessione ha a che vedere con il rapporto tra il gusto di raccontare storie e l’obiettivo per raggiungere il quale le storie prendono forma.

Enrico ha sottolineato, giustamente, in apertura del dibattito, come il legame tra storia e obiettivo sia, in ottica di storytelling d’impresa, praticamente inscindibile. Concordo con questa visione, aggiungendo, però, una nota: qualche tempo fa, durante un percorso formativo sul public speaking, ho analizzato in classe alcuni grandi storyteller per tentare di estrarre le strategie che fanno la differenza in termini di efficacia ed impatto sul pubblico.

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Hans Rosling: le belle statistiche

Nei miei corsi sul public speaking presento spesso alcuni speech di Hans Rosling, per mostrare come uno strumento di supporto ad una presentazione, una volta che si sono focalizzati correttamente gli obiettivi, può diventare un potente agente di comunicazione.
Devo dire, però, che ha sorpreso anche me vederlo al 96° posto della classifica dei Top 100 global thinkers che hanno influenzato il mondo nel 2009, redatta da Foreign Policy.

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Fattori di successo nel public speaking

In questi giorni, in preparazione del corso di public speaking avanzato che ho tenuto al MIP, ho riflettuto parecchio sulle caratteristiche degli speaker che hanno, in qualche modo, influenzato il mio modo di pensare attraverso le loro idee e la loro comunicazione.
Insieme ai partecipanti al corso (a proposito, devo a tutti loro un ringraziamento per la disponibilità a mettersi in gioco) abbiamo poi elencato alcuni fattori di successo di una presentazione in pubblico.
Ne sono uscite delle considerazioni che mi pare interessante condividere.

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Addio alle etichette

È tempo di dire addio alle etichette. Lo sostiene Seth Godin sul suo blog.
Diventa sempre più difficile nelle organizzazioni definire ruoli statici, job description vincolanti.
Le persone si abituano a portare cappelli diversi.
E se questo da un lato rende tutto più complesso, dall’altro apre le porte a nuove opportunità.
Il post di Seth Godin si conclude così:

    Se la sola ragione per cui stai indossando un solo cappello è che ha sempre indossato un solo cappello, questa non è una buona ragione.

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Sempre sulle slide

A proposito di questo post in cui si parlava dei pro e dei contro dell’utilizzo delle slide, Umberto Santucci, autore dell’articolo che ha ispirato il post, mi ha mandato un commento che pone una questione interessante.
Ecco che cosa scrive Umberto:

    Una sola osservazione su cui dovremmo riflettere.
    Normalmente si pensa che l’oratore o il formatore usi le sue slide.
    Tuttavia può capitare, in azienda, o anche nella professione libera (è capitato anche a me di dover usare slide “imposte” dal committente) di usare slide altrui o comunque supporti predisposti (pensiamo ai materiali di vendita dei rappresentanti, o a giovani formatori che devono usare slide standardizzate o comunque fatte dal senior).

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Slide: pro e contro

Umberto Santucci su Apogeonline analizza pregi e difetti nell’uso delle slide in presentazioni o sessioni formative.
Il titolo dell’articolo offre già un’indicazione importante: “Pregi e difetti del relatore con le slide“, come a dire che è il relatore a determinare il buono e il cattivo dello strumento.
Sottoscrivo.

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Metafore in aula (e non solo)

Su “Learning News” (newsletter di AIF) di agosto, un breve e interessante articolo di Giulio Scaccia sul ruolo della metafora in ambito formativo.
Ho già dato alcuni stimoli sul ruolo delle metafore e delle storie nella comunicazione in generale e nel public speaking in particolare in questi articoli:

Riprendo alcuni concetti chiave di Scaccia che mi paiono interessanti:

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