<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<!--Generated by Squarespace Site Server v4.1.2 (http://www.squarespace.com/) on Fri, 09 May 2008 21:40:45 GMT--><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><title>LucaBaiguini</title><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/</link><description></description><copyright></copyright><language>it-IT</language><generator>Squarespace Site Server v4.1.2 (http://www.squarespace.com/)</generator><item><title>Outdoor training</title><category>Insights formativi</category><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Wed, 07 May 2008 09:11:33 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/5/7/outdoor-training.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1806192</guid><description><![CDATA[<p>Leggo sempre pi&ugrave; spesso che le nuove frontiere della formazione all'esercizio della leadership, al team working, al team building, al problem solving passano attraverso l'outdoor training.<br />Abbandonare aule, scrivanie, lavagne a fogli e slide &egrave; senz'altro attraente. L'esperienza della decontestualizzazione &egrave; una fase importante dell'apprendimento, con un grande potenziale di generazione di nuovi comportamenti, e con l'aumento della probabilit&agrave; di &quot;<a href="http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/16/livelli-di-apprendimento.html" target="_blank">double loop learning</a>&quot;. Poi, per&ograve;, &egrave; necessario ri-contestualizzare l'apprendimento, e allora serve un formatore che sia in grado di trasformare le esperienze in modelli e i comportamenti in capacit&agrave;. <br />Del resto, non credo sia necessario abbandonare l'aula per creare, nel percorso di apprendimento, questo pendolo tra decontestualizzazione e ri-contestualizzazione. <br />Senz'altro, per&ograve;, &egrave; divertente. <br />L'importante, appunto, &egrave; che un outdoor training non sia una parentesi giocosa tra le parole &quot;continuo&quot; e &quot;come prima&quot;. E per far questo non basta sapere di rafting, di orientamento, di scalate, o essere un buono skipper. <br />Servono i ferri del mestiere del formatore.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1806192.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Gli ingredienti dell'intelligenza manageriale</title><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Tue, 06 May 2008 10:50:12 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/5/6/gli-ingredienti-dellintelligenza-manageriale.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1806153</guid><description><![CDATA[<p>L'intelligenza manageriale, secondo una recente intervista di Giuseppe Cristoferi, presidente di <a href="http://www.elaninternational.it/AreaElan/default.asp" target="_blank">Elan International</a>, nasce dalla combinazione di tre fattori:</p><ul><li>il pensiero critico e la capacit&agrave; di trasformarlo in azione</li><li>la capacit&agrave; di cogliere la complessit&agrave; dei rapporti interpersonali, lavorando con e attraverso le persone (l'intelligenza sociale)</li><li>la valutazione continua di se stessi per adattare il pensiero e l'azione al contesto in cui si opera (l'intelligenza introspettiva)</li></ul><p>Ne emerge, sempre per&nbsp;Cristoferi, una rivalutazione della componente cognitiva e razionale, opposta rispetto alla recente insistenza sulla intelligenza emotiva e sugli aspetti pi&ugrave; legati alla personalit&agrave; o alle capacit&agrave; empatiche.</p><p style="text-align: right" align="right"><font size="1">Fonte: Espansione</font></p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1806153.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Meglio i soldi o lo status?</title><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Mon, 05 May 2008 08:00:33 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/5/5/meglio-i-soldi-o-lo-status.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1805017</guid><description><![CDATA[<p>A proposito del&nbsp;<a href="http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/3/26/controllo-vs-ricchezza.html">dilemma</a> (che si pone di fronte a molti fondatori di imprese) tra l'essere ricco e l'essere re, su <a href="http://www.sciam.com/article.cfm?id=for-the-brain-status-is-better&sc=rss" target="_blank">Scientific American Mind &amp; Brain</a> si d&agrave; conto di alcune recenti ricerche che dimostrano per la prima volta come noi processiamo il guadagno e lo status sociale nella stessa area del nostro cervello (lo striatum), e che probabilmente mettiamo a confronto l'uno e l'altro quando prendiamo delle decisioni. <br />Che cosa &egrave; pi&ugrave; importante, allora? Il guadagno o la reputazione e lo status? <br />Secondo due studi pubblicati sulla rivista <a href="http://www.neuron.org/" target="_blank">Neuron</a> potrebbe essere proprio lo status a prevalere.<br />Il che spiegherebbe molte delle considerazioni che abbiamo svolto nel post precedente.<br />E che, in termini di dinamiche di leadership e di strategie di motivazione potrebbe avere la sua bella importanza.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1805017.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Allenamente</title><category>Segnalazioni</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Sat, 03 May 2008 07:33:33 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/5/3/allenamente.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1807037</guid><description><![CDATA[<p><span class="full-image-float-none"><img style="width: 505px; height: 69px" alt="080503.gif" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/080503.gif" /></span></p><p>E' in edicola, per <a href="http://www.edicolafabbri.it/" target="_blank">Fabbri Editori</a>, il primo dei trenta numeri&nbsp;di <a href="http://www.edicolafabbri.it/Opere/Minisiti/60176/opera.html" target="_blank">Allenamente</a>.<br />I contenuti e i giochi sono opera mia, di &nbsp;Francesco, Massimiliano, Stefano e degli altri collaboratori di <a href="http://www.mindpoint.it/" target="_blank">Mindpoint</a>.<br />Se volete lasciarci dei commenti sull'opera, potete farlo qui.<br />&nbsp;</p><p><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,29,0" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/aYe2tFrCzLk&hl=it" /><param name="quality" value="high" /><param name="menu" value="false" /><param name="wmode" value="" /><embed src="http://www.youtube.com/v/aYe2tFrCzLk&hl=it" wmode="" quality="high" menu="false" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355"></embed></object></p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1807037.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Diversità</title><category>Insights formativi</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Fri, 02 May 2008 09:42:46 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/5/2/diversita.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1801241</guid><description><![CDATA[<p>Luned&igrave; scorso, con un gruppo di <a href="http://www.aiesec.org/italy/" target="_blank">Aiesec Pavia</a>, abbiamo ragionato di <strong>intercultura</strong> e <strong>valorizzazione delle diversit&agrave;</strong>.<br />Ne sono emerse alcune&nbsp;riflessioni interessanti.</p><p>La prima: i &quot;<strong>bias di conferma</strong>&quot; (cio&egrave; quei processi mentali&nbsp;che consistono nel prendere atto delle informazioni ricevute e selezionarle in modo da porre maggiore attenzione e, quindi, attribuire maggiore credibilit&agrave; a quei dati che confermano le proprie credenze e, viceversa, ignorare o sminuire quelli che le contraddicono) sono un meccanismo potentissimo di rinforzo del pregiudizio.</p><p>La seconda: bisogna distinguere tra <strong>atteggiamenti consci</strong> (quello che &quot;scegliamo&quot; di credere) e <strong>atteggiamenti inconsci </strong>(le associazioni immediate, automatiche, che facciamo prima di avere il tempo di pensare). L'<a href="https://implicit.harvard.edu/implicit/" target="_blank">Implicit Association Test</a>, dimostra che non sempre questi ultimi vanno esattamente d'accordo con i primi.</p><p>La terza: nella comunicazione (anche, e forse soprattutto, in quella interculturale) &egrave; importantissimo saper distinguere i messaggi che riguardano la <strong>relazione</strong> dai messaggi che riguardano il <strong>contenuto</strong>. Comprendere quanto&nbsp;le intenzioni comunicative di un interlocutore riguardino il contenuto (ci&ograve; che sto dicendo) o quanto riguardino la relazione (le dinamiche di potere, di leadership, di status...) consente di relazionarsi in maniera efficace ed appropriata. <br />Succede, invece, concentrare tutta la propria attenzione di ascoltatori sui contenuti, senza comprendere il messaggio relazionale. Questo, di solito, &egrave; un buon modo per alzare barriere. </p><p>Successo anche a voi?</p><p>&nbsp;</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1801241.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Quelli che... l'MBA</title><category>Insights formativi</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Thu, 01 May 2008 09:40:08 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/5/1/quelli-che-lmba.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1801237</guid><description><![CDATA[<p>Sono circa 10.000 in Italia. &Egrave; il popolo dei possessori di un MBA (Master in Business Administration).<br />L'et&agrave; media in cui si frequenta un MBA &egrave; attorno ai 30 anni per <a href="http://www.sdabocconi.it/" target="_blank">SDA</a>, ai 29 per <a href="http://www.sdabocconi.it/" target="_blank">Luiss</a> e <a href="http://www.mip.polimi.it/" target="_blank">Mip</a>, ai 27 per <a href="http://www.mib.edu/" target="_blank">Mib</a>.<br />L'investimento va dai 15mila ai 36mila euro (che vanno aggiunti ad un anno della propria vita), ma, a quanto pare, il ritorno &egrave; garantito: lo stipendio, alla fine dei corsi, pu&ograve; crescere anche del 60%.<br />Secondo Stefano Cordero di Montezemolo, fondatore di <a href="http://www.aimba.it/">Aimba</a> (l'albo che si propone come riferimento per i manager italiani con MBA) &quot;&egrave; cresciuta la sensibilit&agrave; dei top manager e dei direttori delle risorse umane verso l'MBA che &egrave; riconosciuto sempre pi&ugrave; come il percorso ideale per i ruoli di management avanzato&quot;.</p><p>Sar&agrave; vero?</p><p style="text-align: right" align="right"><span class="sizeLess20">Fonte: </span><a href="http://job24.ilsole24ore.com/"><span class="sizeLess20">Job 24</span></a><span class="sizeLess20"> del 23 aprile scorso</span></p><p>&nbsp;</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1801237.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Self leadership secondo Dilts [2]</title><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Wed, 30 Apr 2008 09:10:04 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/30/self-leadership-secondo-dilts-2.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1798218</guid><description><![CDATA[<p>In <a href="http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/1/self-leadership-secondo-dilts-1.html">questo post</a> ho accennato alla definizione di self leadership data da <a href="http://www.nlpu.com/" target="_blank">Robert Dilts</a>.<br />A completare il quadro, il modello dei &quot;livelli di pensiero&quot; delinea una mappa precisa di quali sono i livelli dell'organizzazione coinvolti nella gestione degli obiettivi e del cambiamento.</p><p>In sintesi, nel momento in cui un&rsquo;organizzazione si pone un obiettivo (o avvia un processo di cambiamento), entrano in gioco diversi fattori, che si collocano a diversi livelli:</p><ul><li>I <strong>fattori ambientali</strong> determinano le opportunit&agrave; che si presentano all&rsquo;esterno o i limiti che gli individui o le organizzazioni devono riconoscere e a cui &egrave; necessario reagire (<em>dove, quando</em>).</li><li>I <strong>fattori comportamentali</strong> sono le azioni specifiche che si intraprendono allo scopo di raggiungere efficacemente un obiettivo (<em>che cosa</em>).</li><li>Le <strong>capacit&agrave;</strong> sono connesse alle mappe, ai piani ed alle strategie mentali che portano ad agire con successo. Esse governano il modo in cui le azioni vengono selezionate e monitorate (<em>come</em>).</li><li>I <strong>valori</strong> e le <strong>convinzioni</strong> forniscono il rinforzo che supporta o, al contrario, inibisce particolari capacit&agrave;. Alle convinzioni e ai valori sono collegati il perch&eacute; si scelga un determinato percorso e le ragioni pi&ugrave; profonde che portano le persone e le organizzazioni ad agire e perseverare (<em>perch&eacute;</em>).</li><li>L&rsquo;<strong>identit&agrave;</strong> riguarda il senso che le persone e le organizzazioni hanno del proprio ruolo e della propria mission. Essa deriva dal modo in cui un singolo individuo o un gruppo percepisce se stesso (<em>chi</em>).</li><li>I <strong>fattori spirituali</strong> riguardano la vision che le persone e le organizzazioni hanno rispetto al pi&ugrave; ampio sistema di cui fanno parte. Questi fattori si riferiscono al per chi e al per che cosa si siano intraprese determinate azioni o percorsi (<em>il fine</em>).</li></ul><p>Uno dei compiti principali del leader &egrave;, secondo Dilts, quello di mantenere allineati questi livelli, di mantenere, cio&egrave;, la coerenza interna del sistema. <br />Diversamente, nasceranno&nbsp;dei sabotatori al processo di cambiamento, o dei &quot;killer&quot; che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi.<br />L'essenza della leadership, quindi, consiste nel mantenere allineati i livelli di pensiero, garantendo&nbsp;in questo modo la coerenza del sistema rispetto agli obiettivi e al cambiamento auspicato.<br />Il mancato allineamento di uno qualsiasi di questi&nbsp;livelli con i restanti pu&ograve; determinare un'interferenza nel raggiungimento degli obiettivi, della vision e della mission organizzative.<br />Un esercizio efficace della leadership e, di conseguenza, del cambiamento organizzativo, richiedono la capacit&agrave; di riconoscere ed affrontare con strumenti specifici le questioni che sorgono a ciascuno di questi livelli.</p><p>&nbsp;</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1798218.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Trend nella formazione manageriale</title><category>Insights formativi</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Wed, 23 Apr 2008 12:11:15 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/23/trend-nella-formazione-manageriale.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1782151</guid><description><![CDATA[<p>Come ho accennato, su <a href="http://www.hbritalia.it/" target="_blank">HBR Italia</a> di aprile &egrave; stato pubblicato un rapporto sulla formazione manageriale.<br />Gli interventi di esponenti di alcune delle business school pi&ugrave; prestigiose danno un'idea di quali dovrebbero essere i trend della formazione manageriale per i prossimi anni.</p><p>Ecco alcuni tra i trend delineati.</p><p><a href="http://drfd.hbs.edu/fit/public/facultyInfo.do?facInfo=bio&facEmId=dyoffie" target="_blank">David Yoffie</a> della <a href="http://www.hbs.edu/" target="_blank">Harvard Business School</a>:<br /></p><ul><li style="text-indent: 0px">Lo sforzo di creare una customizzazione pi&ugrave; spinta nei contenuti formativi</li><li style="text-indent: 0px">La tendenza a combinare l'istruzione d'aula con quella specifica sul campo</li><li style="text-indent: 0px">L'uso di coach per fare in modo che gli studenti possan ocontare su un approccio molto individuale e su un'ampia assistenza</li></ul><p style="text-indent: 0px"><a href="http://www.santiagoiniguez.com/" target="_blank">Santiago Í&ntilde;iguez</a> dell'<a href="http://www.ie.edu/" target="_blank">Instituto de Empresa Business School</a>, di Madrid:</p><ul><li style="text-indent: 0px">L'istruzione online continuer&agrave; a crescere e a migliorare la propria qualit&agrave;</li><li style="text-indent: 0px">La globalizzazione dell'alta formazione, insieme alla progressiva concentrazione nel settore delle business school, porter&agrave; alla scelta tra due modelli:</li><ul><li style="text-indent: 0px">la scuola diversificata, che offre una gamma completa di programmi</li><li style="text-indent: 0px">la scuola focalizzata, che offre solamente programmi Mba e la formazione executive.</li></ul><li style="text-indent: 0px">L'enfasi passer&agrave; dal rigore accademico alla rilevanza della ricerca per il mondo imprenditoriale</li><li style="text-indent: 0px">I Consigli delle business school saranno pi&ugrave; eterogenei e includeranno non solo docenti, ma anche professionisti, cos&igrave; come laurati in discipline correlate, come la sociologia o gli studi umanistici</li><li style="text-indent: 0px">Ci saranno operazioni di concentrazione tra le business school</li></ul><p style="text-indent: 0px">Pierre Tapie della <a href="http://www.essec.edu/" target="_blank">Essec Business School </a>di Parigi:</p><ul><li style="text-indent: 0px">La questione della Corporate Sociale Responsibility (CSR) diventer&agrave; centrale in qualsiasi formazione manageriale</li></ul><p style="text-indent: 0px">Boris Porkovich dello <a href="http://www.monaco.edu/" target="_blank">IUM</a> (Principato di Monaco)</p><ul><li style="text-indent: 0px">Una revisione dei curricula che motivi gli studenti a riflettere, analizzare, ideare o risolvere i problemi</li><li style="text-indent: 0px">Una pedagogia strutturata secondo i principi guida del &quot;learn-by-leaving&quot;, con la creazione di esperienze formative internazionali &quot;sul campo&quot;</li><li style="text-indent: 0px">Una riduzione delle dimensioni delle classi per favorire lo sviluppo personale e la formazione individuale</li><li style="text-indent: 0px">La creazione di partnership e l'enfatizzazione dei tratti comuni delle istituzioni partner attraverso gli scambi individuali</li></ul><p style="text-indent: 0px">&nbsp;</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1782151.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Pubblico e pubblici</title><category>Insights formativi</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Tue, 22 Apr 2008 11:50:18 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/22/pubblico-e-pubblici.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1779633</guid><description><![CDATA[<p>Una delle cose di cui discuto&nbsp;durante i corsi&nbsp;sul public speaking e le tecniche di presentazione&nbsp;&egrave; come settare, all'inizio di una presentazione, l'interazione tra lo speaker e il pubblico.<br />Naturalmente, il setting dipende dall'obiettivo che chi presenta si &egrave; posto: se si tratta di trasferire molti concetti in poco tempo, &egrave; utile ridurre al minimo l'interazione con il pubblico, se si tratta, invece, di raccogliere opinioni piuttosto che di favorire le dinamiche di gruppo tra i partecipanti, l'interazione va massimizzata.<br />L'altra variabile in gioco &egrave; il tipo di pubblico che ci si pu&ograve; trovare di fronte. Credo utile fare due ordini di distinzioni:</p><ol><li><strong><font style="color: #800000" color="#800000">Pubblico attivo</font></strong> vs <strong><font style="color: #800000" color="#800000">pubblico passivo</font></strong>: nel primo caso le persone sono propense ad intervenire, a porre domande, a esprimere pareri, nel secondo caso preferiscono ascoltare senza interagire</li><li><font style="color: #800000" color="#800000"><strong>Pubblico spontaneo</strong></font> vs <strong><font style="color: #800000" color="#800000">pubblico non spontaneo</font></strong>: nel primo caso le persone partecipano spontaneamente all'evento, nel secondo si trovano l&igrave; senza aver espresso la volont&agrave; di partecipare, oppure addirittura, contro la loro volont&agrave; (succede spesso che, in un corso di formazione, ci siano persone che sono state iscritte al corso da altri, e non percepiscono alcuna utilit&agrave; potenziale nel parteciparvi)</li></ol><p>L'incrocio tra queste due distinzioni genera lo schema</p><p style="text-align: center" align="center"><span class="full-image-float-none"><img style="width: 316px; height: 255px" alt="080422.gif" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/080422.gif" /></span></p><p>Le strategie, allora, per settare l'interazione sono diverse e si devono adattare alle 4 tipologie di pubblico possibili.<br />In particolare</p><ul><li>nella <strong>situazione 1</strong> (pubblico spontaneo e attivo) ci si trova favoriti nel momento in cui si cerca l'interazione, mentre per puntare all'efficienza si deve creare un setting particolarmente stretto</li><li>nella <strong>situazione 2 </strong>(pubblico spontaneo e passivo) &egrave; pi&ugrave; difficile ottenere l'interazione, ma quando questa arriva, con tutta probabilit&agrave; &egrave; un'interazione funzionale al raggiungimento degli obiettivi (visto che si tratta di un pubblico spontano, probabilmente condivide gli obiettivi del relatore)</li><li>nella <strong>situazione 3</strong> (pubblico non spontaneo e attivo) si &egrave; di fronte al rischio di un'interazione che, invece che avvicinare agli obiettivi, tende a portarmi lontano (a volte in aperta polemica con gli obiettivi stessi).</li><li>nella <strong>situazione 4 </strong>(pubblico non spontaneo e passivo), l'interazione &egrave; difficile da ottenere e potrebbe essere poco funzionale. In entrambi questi ultimi due casi, la prima cosa da fare &egrave; tentare di alzare l'interesse, magari calando qualche carta importante gi&agrave; all'inizio della presentazione, sia che si voglia stimolare l'interazione, sia che si punti alla velocit&agrave; nel trasferimento dei contenuti.</li></ul><p>Conoscere la tipologia di pubblico che si ha di fronte non risolve tutti i problemi, ma d&agrave; alcune indicazioni per mettere in campo una strategia adeguata agli obiettivi che ci si &egrave; posti.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1779633.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Bisogni formativi</title><category>Insights formativi</category><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Sun, 20 Apr 2008 22:00:13 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/20/bisogni-formativi.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1775867</guid><description><![CDATA[<p>Spesso la progettazione di un percorso di formazione deriva dal fatto che un teamleader lamenti una scarsa propensione da parte dei collaboratori all'indipendenza e all'assunzione di responsabilit&agrave;. <br />Che fare, allora? <br />Formarli, &egrave; spesso la risposta. <br />E cos&igrave; si riempiono aule (sia aziendali che interaziendali).<br />Ma quali possono essere le cause della scarsa propensione di cui sopra?</p><p>Provo ad abbozzare una risposta. Le cause possono essere di due tipi:<br />- le persone non posseggono le capacit&agrave; necessarie a svolgere i compiti<br />- le persone non sono disponibili a svolgere i compiti.<br />Naturalmente, le due cause possono anche convivere: le persone non sono n&egrave; capaci n&egrave; disponibili.<br />E la mancanza di disponibilit&agrave;, a sua volta, pu&ograve; avere cause diverse.<br />A me ne vengono in mente due:<br />- mancanza di autostima (non sarei in grado)<br />- mancanza di motivazione (chi me lo fa fare?)</p><p>E' chiaro che, per ciascuno di questi casi, &egrave; necessaria un'azione formativa specifica: alla mancanza di capacit&agrave; si ovvia con una formazione mirata a fare acquisire le skill necessarie a svolgere i compiti; alla mancanza di disponibilit&agrave; &egrave; necessario dare risposte diverse (la scarsa autostima necessita di sostegno, la scarsa motivazione di incentivi, naturalmente non necessariamente economici).<br />Credo che a molti formatori sia capitato il caso&nbsp;di ritrovarsi in aula persone capaci, ma non disponibili. E, di solito, sono situazioni complicate da sbrogliare: di certo non &egrave; puntando sul trasferire nuove capacit&agrave; che si cava il ragno dal buco.<br />Anzi, per dirla tutta, in questi casi spesso la richiesta di formazione serve da alibi per non andare pi&ugrave; a fondo nell'analisi sia del grado di maturit&agrave; del collaboratore, sia dello stile di leadership del teamleader.</p><p>A proposito di <a href="http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/8/ci-si-inchina-solo-alle-domande.html" target="_blank">domande</a>, quindi, chiedersi da dove venga la mancanza di indipendenza e di iniziativa, mi pare sia un buon inizio, specie per un formatore o per un teamleader. Siete d'accordo?</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1775867.xml</wfw:commentRss></item><item><title>La leadership secondo McCullough</title><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Fri, 18 Apr 2008 10:38:22 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/18/la-leadership-secondo-mccullough.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1770520</guid><description><![CDATA[<p>Il numero di Aprile di <a href="http://www.hbritalia.it/" target="_blank">HBR Italia </a>&egrave; ricco di spunti interessanti, a cominciare da un &quot;Rapporto speciale sulla Formazione Manageriale 2008&quot;, di cui parler&ograve; nei prossimi giorni.</p><p>Prima, per&ograve;, alcune considerazioni dello storico americano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_McCullough" target="_blank">David McCullough </a>su quella che egli definisce la &quot;Leadership senza tempo&quot;. <br />Ecco le caratteristiche che, secondo McCullogh, nel loro insieme ci danno una percezione chiara della prospettiva etica che accomuna i leader esemplari:</p><ul><li><div>Senso della Storia, perch&eacute; la Storia riguarda sia le persone, sia il rapporto tra causa ed effetto</div></li><li><div>Fortuna (il caso, la mano di Dio)</div></li><li><div>Capacit&agrave; di sfruttare i momenti favorevoli</div></li><li><div>Capacit&agrave; di riconoscere a prima vista il talento (e di giudicare le persone anche da come vivono l'insuccesso. I grandi leader non tollerano l'autocommiserazione, n&egrave; in se stessi n&egrave; negli altri)</div></li><li><div>Conoscenza, expertise, esperienza. Sapere, insomma, di che cosa si sta parlando (non solo accumulando informazioni, ma analizzando i problemi ed imparando a fare le cose sul campo)</div></li><li>Affidabilit&agrave;, spina dorsale, forza di carattere (che significa anche coraggio di circondarsi di collaboratori esperti e capaci)</li><li>Sincero interesse per i propri collaboratori</li><li>Capacit&agrave; di persuadere (Truman la definiva &quot;la capacit&agrave;&nbsp; di far fare agli altri ci&ograve; che dovrebbero saper fare senza bisogno di dirglielo&quot;)</li><li>Ascolto. Fare le domande giuste e recepire ci&ograve; che dicono gli altri</li><li>Repulsione per l'avidit&agrave;</li><li>Ambizione di eccellere</li></ul><p>Ce n'&egrave; per tutti i gusti, insomma.<br />Una volta<a href="http://www.nlpu.com/" target="_blank"> Robert Dilts </a>ha detto che il successo &egrave; l'incontro tra un momento di fortuna e la preparazione meticolosa a quel momento.<br />Anche McCullough dedica un punto del suo elenco alla fortuna. Un punto. Il resto &egrave; preparazione meticolosa.</p><p>&nbsp;</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1770520.xml</wfw:commentRss></item><item><title>La scrivania del 2030</title><category>Altri insights</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Thu, 17 Apr 2008 16:20:02 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/17/la-scrivania-del-2030.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1768030</guid><description><![CDATA[<p>Su <a href="http://job24.ilsole24ore.com/" target="_blank">Job24 </a>di ieri, un articolo di Michela Finizio (con intervista al sociologo <a href="http://www.domenicodemasi.it/" target="_blank">Domenico De Masi</a>) su come si trasformeranno gli ambienti di lavoro di qui a vent'anni.<br />Niente pi&ugrave; scrivanie fisse, il vero ufficio diventer&agrave; la rete. Il lavoro potr&agrave; essere svolto ovunque, e l'atomizzazione (come la definisce De Masi) dei dipendenti sar&agrave; un dato di fatto.<br />Non so giudicare quanto questi scenari possano essere realistici, ma senz'altro se si realizzeranno avranno un grosso impatto sul nostro modo di parlare di leadership, teamwork, team building, time management.</p><p>Mi devo preoccupare?</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1768030.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Livelli di apprendimento</title><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Wed, 16 Apr 2008 08:03:46 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/16/livelli-di-apprendimento.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1762880</guid><description><![CDATA[<p>Chris Argyris pone una distinzione interessante in termini di apprendimento. Gli individui operano sulla base di una propria mappa mentale, di un modello interpretativo di riferimento (frutto di esperienza e di apprendimenti precedenti), dal quale vengono dedotte le regole di azione in una determinata situazione o in un determinato contesto.<br />Se i risultati ottenuti non sono in linea con i desideri e le aspettative, possono generarsi due tipologie di apprendimento:</p><p><span class="full-image-float-none"><img style="width: 482px; height: 167px" alt="loop-learning.gif" src="http://www.lucabaiguini.com/storage/loop-learning.gif" /></span></p><p><strong>Single loop learning</strong><br />Vengono modificate le regole dell'azione, alla ricerca di regole pi&ugrave; efficaci, ma sempre all'interno dello stesso modello di riferimento.</p><p><strong>Double loop learning</strong><br />Vengono messe in discussione non soltanto le regole per l'azione, ma anche gli assunti che stanno alla base del modello di riferimento, portando, quindi, al cambiamento anche radicale delle regole per l'azione.</p><p>Naturalmente, pi&ugrave; &egrave; forte il modello di riferimento, pi&ugrave; &egrave; difficile innescare un double-loop learning.</p><p>All'interno del discorso sulla leadership di cui stiamo parlando in questo periodo, credo che una delle responsabilit&agrave; del leader sia quella di riconoscere quando non &egrave; pi&ugrave; sufficiente un single-loop learning e, quindi, &egrave; necessario mettere in discussione i modelli di riferimento.</p><p>E voi, avete avuto esperienze di apprendimento che hanno messo in discussione i modelli di riferimento?</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1762880.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Leadership dalle retrovie</title><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Tue, 15 Apr 2008 08:07:11 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/15/leadership-dalle-retrovie.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1761499</guid><description><![CDATA[<p><a href="http://drfd.hbs.edu/fit/public/facultyInfo.do;jsessionid=HCj1FDhN9GyZLLqWHQhgnlsNpJshJWDPXL11LrrMTNkFTcJBlZ1N!817443209!706452095?facInfo=bio&facEmId=lhill%40hbs.edu" target="_blank">Linda A. Hill</a>, responsabile didattica della Leadership Iniziative della <a href="http://www.hbs.edu/" target="_blank">Harvard Business School</a>, intervistata da HBR, delinea il suo ritratto del leader del futuro.<br />Innanzitutto, sostiene, dobbiamo mettere in discussione la nostra tradizionale concezione di un&nbsp;leader che guida un'organizzazione verso i suoi obiettivi, e pensare piuttosto che</p><blockquote><p>la leadership consiste nel creare delle connessioni psicolgiche per motivare e ispirare i collaboratori, e la nostra efficacia in questo campo ha ricche connotazioni culturali. Sappiamo dalle ricerche che le aspettative dei collaboratori in merito al comportamento dei leader variano da un Paese all'altro. Ma abbiamo bisogno di ulteriori indagini sugli elementi universali e sugli elementi &quot;locali&quot; della leadership.</p></blockquote><p>E, per superare gli stereotipi in cui il ruolo del leader &egrave; stato ingessato, la Hill propone due previsioni sulla natura della leadership nel prossimo mezzo secolo, che, a suo parere, sar&agrave; definita in parte da due concetti:</p><p><strong>Condurre da dietro<br /></strong>Il leader &egrave; una persona che sa come creare un contesto o una cultura in cui&nbsp;<em>altre </em>persone vogliono e possono esercitare la leadership. In questo senso la leadership &egrave; un'attivit&agrave; collettiva, in cui soggetti diversi, a seconda dei loro punti di forza, assumono in momenti diversi la direzione del gruppo per portarlo l&agrave; dove deve andare, anche senza dover attendere un segnale proveniente dall'alto. Per usare le parole della stessa Hill:</p><blockquote><p>In effetti, condurre da dietro &egrave; un lavoro complesso e comporta grosse responsabilit&agrave; e compiti strategici: stabilire chi deve (e, cosa altrettanto importante, chi non deve) fare parte del gruppo; definire i valori che informeranno il gruppo; sviluppare i talenti dei singoli componenti in moda che possano dare ottimi risultati nei rispettivi ruoli, fissare i confini delle attivit&agrave; del gruppo; e gestire le tensioni che sono insite nella vita del gruppo - decidendo, ad esempio, quando essere tollerante e quando essere severo, quando improvvisare e quando imporre una disciplina strutturata.</p></blockquote><p>Questo esercizio della leadership &quot;dalle retrovie&quot;, naturalmente, non &egrave; alternativo alla leadership tradizionale. Piuttosto, complementare. Certamente, per&ograve;, gli scenari che ci attendono richiedono sempre pi&ugrave; una leadership di questo tipo.</p><p><strong>La leadership come genio collettivo.</strong><br />Uno dei luoghi di elezione della leadership dalle retrovie &egrave; l'innovazione. L&igrave;, per definizione, nessuno sa dove si vuole andare con esattezza. E l'innovazione &egrave; quasi sempre un processo di carattere collettivo pi&ugrave; che individuale. Far funzionare un gruppo ad alto tasso di innovazione significa creare un ambiente in cui i componenti del team (che spesso sono delle vere e proprie star nei rispettivi campi) si sentano coinvolti nel costruire un vero e proprio talento collettivo, anche attraverso il ricambio nell'esercizio della leadership.</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1761499.xml</wfw:commentRss></item><item><title>Giochi di selezione</title><category>Insights manageriali</category><dc:creator>Luca Baiguini</dc:creator><pubDate>Mon, 14 Apr 2008 09:07:47 +0000</pubDate><link>http://www.lucabaiguini.com/blog/2008/4/14/giochi-di-selezione.html</link><guid isPermaLink="false">104086:919003:1759687</guid><description><![CDATA[<p>Su &quot;<a href="http://www.ilmondo.rcs.it/" target="_blank">Il mondo</a>&quot; in edicola questa settimana, a pagina 86 un articolo sui nuovi metodi di recruiting.<br />A quanto pare vanno per la maggiore i business game (sia aziendali che internazionali), e poi prove su pista, aperitivi, colazioni, cene con i manager, e via di questo passo.<br />Il tutto per attrarre i giovani ad alto potenziale. <br />L'employer branding (il marketing applicato alle Risorse Umane) esplora nuovi territori...<br />&nbsp;</p>]]></description><wfw:commentRss>http://www.lucabaiguini.com/blog/rss-comments-entry-1759687.xml</wfw:commentRss></item></channel></rss>