Entries in Insights formativi (33)

Outdoor training

Posted on mercoledì, maggio 7, 2008 by Registered CommenterLuca Baiguini in , | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Leggo sempre più spesso che le nuove frontiere della formazione all'esercizio della leadership, al team working, al team building, al problem solving passano attraverso l'outdoor training.
Abbandonare aule, scrivanie, lavagne a fogli e slide è senz'altro attraente. L'esperienza della decontestualizzazione è una fase importante dell'apprendimento, con un grande potenziale di generazione di nuovi comportamenti, e con l'aumento della probabilità di "double loop learning". Poi, però, è necessario ri-contestualizzare l'apprendimento, e allora serve un formatore che sia in grado di trasformare le esperienze in modelli e i comportamenti in capacità.
Del resto, non credo sia necessario abbandonare l'aula per creare, nel percorso di apprendimento, questo pendolo tra decontestualizzazione e ri-contestualizzazione.
Senz'altro, però, è divertente.
L'importante, appunto, è che un outdoor training non sia una parentesi giocosa tra le parole "continuo" e "come prima". E per far questo non basta sapere di rafting, di orientamento, di scalate, o essere un buono skipper.
Servono i ferri del mestiere del formatore.

Diversità

Posted on venerdì, maggio 2, 2008 by Registered CommenterLuca Baiguini in | Comments4 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Lunedì scorso, con un gruppo di Aiesec Pavia, abbiamo ragionato di intercultura e valorizzazione delle diversità.
Ne sono emerse alcune riflessioni interessanti.

La prima: i "bias di conferma" (cioè quei processi mentali che consistono nel prendere atto delle informazioni ricevute e selezionarle in modo da porre maggiore attenzione e, quindi, attribuire maggiore credibilità a quei dati che confermano le proprie credenze e, viceversa, ignorare o sminuire quelli che le contraddicono) sono un meccanismo potentissimo di rinforzo del pregiudizio.

La seconda: bisogna distinguere tra atteggiamenti consci (quello che "scegliamo" di credere) e atteggiamenti inconsci (le associazioni immediate, automatiche, che facciamo prima di avere il tempo di pensare). L'Implicit Association Test, dimostra che non sempre questi ultimi vanno esattamente d'accordo con i primi.

La terza: nella comunicazione (anche, e forse soprattutto, in quella interculturale) è importantissimo saper distinguere i messaggi che riguardano la relazione dai messaggi che riguardano il contenuto. Comprendere quanto le intenzioni comunicative di un interlocutore riguardino il contenuto (ciò che sto dicendo) o quanto riguardino la relazione (le dinamiche di potere, di leadership, di status...) consente di relazionarsi in maniera efficace ed appropriata.
Succede, invece, concentrare tutta la propria attenzione di ascoltatori sui contenuti, senza comprendere il messaggio relazionale. Questo, di solito, è un buon modo per alzare barriere.

Successo anche a voi?

 

Quelli che... l'MBA

Posted on giovedì, maggio 1, 2008 by Registered CommenterLuca Baiguini in | CommentsPost a Comment | EmailEmail | PrintPrint

Sono circa 10.000 in Italia. È il popolo dei possessori di un MBA (Master in Business Administration).
L'età media in cui si frequenta un MBA è attorno ai 30 anni per SDA, ai 29 per Luiss e Mip, ai 27 per Mib.
L'investimento va dai 15mila ai 36mila euro (che vanno aggiunti ad un anno della propria vita), ma, a quanto pare, il ritorno è garantito: lo stipendio, alla fine dei corsi, può crescere anche del 60%.
Secondo Stefano Cordero di Montezemolo, fondatore di Aimba (l'albo che si propone come riferimento per i manager italiani con MBA) "è cresciuta la sensibilità dei top manager e dei direttori delle risorse umane verso l'MBA che è riconosciuto sempre più come il percorso ideale per i ruoli di management avanzato".

Sarà vero?

Fonte: Job 24 del 23 aprile scorso

 

Trend nella formazione manageriale

Posted on mercoledì, aprile 23, 2008 by Registered CommenterLuca Baiguini in | Comments2 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Come ho accennato, su HBR Italia di aprile è stato pubblicato un rapporto sulla formazione manageriale.
Gli interventi di esponenti di alcune delle business school più prestigiose danno un'idea di quali dovrebbero essere i trend della formazione manageriale per i prossimi anni.

Ecco alcuni tra i trend delineati.

David Yoffie della Harvard Business School:

  • Lo sforzo di creare una customizzazione più spinta nei contenuti formativi
  • La tendenza a combinare l'istruzione d'aula con quella specifica sul campo
  • L'uso di coach per fare in modo che gli studenti possan ocontare su un approccio molto individuale e su un'ampia assistenza

Santiago Íñiguez dell'Instituto de Empresa Business School, di Madrid:

  • L'istruzione online continuerà a crescere e a migliorare la propria qualità
  • La globalizzazione dell'alta formazione, insieme alla progressiva concentrazione nel settore delle business school, porterà alla scelta tra due modelli:
    • la scuola diversificata, che offre una gamma completa di programmi
    • la scuola focalizzata, che offre solamente programmi Mba e la formazione executive.
  • L'enfasi passerà dal rigore accademico alla rilevanza della ricerca per il mondo imprenditoriale
  • I Consigli delle business school saranno più eterogenei e includeranno non solo docenti, ma anche professionisti, così come laurati in discipline correlate, come la sociologia o gli studi umanistici
  • Ci saranno operazioni di concentrazione tra le business school

Pierre Tapie della Essec Business School di Parigi:

  • La questione della Corporate Sociale Responsibility (CSR) diventerà centrale in qualsiasi formazione manageriale

Boris Porkovich dello IUM (Principato di Monaco)

  • Una revisione dei curricula che motivi gli studenti a riflettere, analizzare, ideare o risolvere i problemi
  • Una pedagogia strutturata secondo i principi guida del "learn-by-leaving", con la creazione di esperienze formative internazionali "sul campo"
  • Una riduzione delle dimensioni delle classi per favorire lo sviluppo personale e la formazione individuale
  • La creazione di partnership e l'enfatizzazione dei tratti comuni delle istituzioni partner attraverso gli scambi individuali

 

Pubblico e pubblici

Posted on martedì, aprile 22, 2008 by Registered CommenterLuca Baiguini in | Comments2 Comments | EmailEmail | PrintPrint

Una delle cose di cui discuto durante i corsi sul public speaking e le tecniche di presentazione è come settare, all'inizio di una presentazione, l'interazione tra lo speaker e il pubblico.
Naturalmente, il setting dipende dall'obiettivo che chi presenta si è posto: se si tratta di trasferire molti concetti in poco tempo, è utile ridurre al minimo l'interazione con il pubblico, se si tratta, invece, di raccogliere opinioni piuttosto che di favorire le dinamiche di gruppo tra i partecipanti, l'interazione va massimizzata.
L'altra variabile in gioco è il tipo di pubblico che ci si può trovare di fronte. Credo utile fare due ordini di distinzioni:

  1. Pubblico attivo vs pubblico passivo: nel primo caso le persone sono propense ad intervenire, a porre domande, a esprimere pareri, nel secondo caso preferiscono ascoltare senza interagire
  2. Pubblico spontaneo vs pubblico non spontaneo: nel primo caso le persone partecipano spontaneamente all'evento, nel secondo si trovano lì senza aver espresso la volontà di partecipare, oppure addirittura, contro la loro volontà (succede spesso che, in un corso di formazione, ci siano persone che sono state iscritte al corso da altri, e non percepiscono alcuna utilità potenziale nel parteciparvi)

L'incrocio tra queste due distinzioni genera lo schema

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Le strategie, allora, per settare l'interazione sono diverse e si devono adattare alle 4 tipologie di pubblico possibili.
In particolare

  • nella situazione 1 (pubblico spontaneo e attivo) ci si trova favoriti nel momento in cui si cerca l'interazione, mentre per puntare all'efficienza si deve creare un setting particolarmente stretto
  • nella situazione 2 (pubblico spontaneo e passivo) è più difficile ottenere l'interazione, ma quando questa arriva, con tutta probabilità è un'interazione funzionale al raggiungimento degli obiettivi (visto che si tratta di un pubblico spontano, probabilmente condivide gli obiettivi del relatore)
  • nella situazione 3 (pubblico non spontaneo e attivo) si è di fronte al rischio di un'interazione che, invece che avvicinare agli obiettivi, tende a portarmi lontano (a volte in aperta polemica con gli obiettivi stessi).
  • nella situazione 4 (pubblico non spontaneo e passivo), l'interazione è difficile da ottenere e potrebbe essere poco funzionale. In entrambi questi ultimi due casi, la prima cosa da fare è tentare di alzare l'interesse, magari calando qualche carta importante già all'inizio della presentazione, sia che si voglia stimolare l'interazione, sia che si punti alla velocità nel trasferimento dei contenuti.

Conoscere la tipologia di pubblico che si ha di fronte non risolve tutti i problemi, ma dà alcune indicazioni per mettere in campo una strategia adeguata agli obiettivi che ci si è posti.

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