Il principio del progresso

Su HBR Italia di maggio, un articolo di una vecchia conoscenza degli avventori del blog: Teresa Amabile.
L’autrice, insieme a Steven J. Kramer, rende conto dei risultati della ricerca a cui abbiamo già dedicato questo post, definendo quello che chiama Il principio del progresso:

[…] di tutti i fattori che possono stimolare le emozioni, la motivazione e le percezioni durante una giornata lavorativa, il più importante in assoluto è fare dei progressi in un lavoro ricco di significato. E più frequentemente le persone provano questo senso di progresso, più è probabile che siano creativamente produttive nel lungo termine. Che cerchino di risolvere un grande mistero scientifico o più semplicemente di realizzare un prodotto o un servizio di alta qualità, il progresso quotidiano – anche una piccolissima vittoria – può fare la differenza nel loro spirito e nella loro performance.

Mi piace molto l’approccio di ricerca di Teresa Amabile: la trovo una delle studiose più interessanti e originali che mi sia capitato di leggere ultimamente.

La conseguenza del principio del progresso è che i manager che vogliano motivare i collaboratori devono fare essenzialmente due cose:

  • mettere a disposizione catalizzatori e stimoli che consentano di fare progressi (anche piccoli)
  • rimuovere gli ostacoli e gli inibitori che si traducono battute d’arresto nei progressi stessi

Interessante anche il commento di Edoardo Cesarini, che mette insieme in una matrice due elementi: il grado di stimolo che un lavoro può offrire e il numero di progressi che si ottengono, per poi delineare le quattro situazioni (Motivazione, Demotivazione, Frustrazione e Inerzia) che derivano dalla combinazione di questi fattori:

Infine, le conclusioni dell’articolo:

[…] l’implicazione più importante del principio del progresso è questa: supportando le persone e i loro progressi quotidiani in un lavoro significativo, i manager migliorano non solo la vita lavorativa interiore dei propri dipendenti, ma anche la performance di lungo  termine dell’organizzazione […]

[…] Una seconda implicazione del principio del progresso è che i manager non devono preoccuparsi di leggere nella psiche dei lavoratori o di manipolare complicati schemi di incentivazione per fare in modo che siano motivati e felici. Se mostrano un minimo di rispetto e in considerazione, possono concentrarsi nel facilitare il lavoro.

 

5 commenti
  1. Luca Leonardini dice:

    “Se mostrano un minimo di rispetto e in considerazione, possono concentrarsi nel facilitare il lavoro.”
    E’ vero ed è molto bello quelle poche volte che accade.
    Non sono pessimista per natura e per vocazione cristiana, ma ritengo che il rispetto per le persone troppo spesso sia un ideale lontano dalla vita professionale e privata. E purtroppo credo che le conseguenze di questo siano evidenti a tutti.

  2. Mario Gastaldi dice:

    Molto condivisibile.
    Un’altra cosa che il management può fare utilmente, è focalizzare l’attenzione verso i progressi (o le riuscite, i successi), che ci sono sempre, se si sa cercare. Purtroppo il focus è quasi sempre rivolto verso gli insuccessi, o ciò che non ha funzionato. Quest’ultimo approccio tradizionale, sembra molto logico, ma in effetti produce frustrazione e calo dell’energia, non motivazione.

  3. Isabella Soleri dice:

    IL PRINCIPIO DEL PROGRESSO

    SE:
    Motivazione = Lavoro Stimolante + Molti progressi

    Il PROBLEMA DIVENTA:
    Come creare un lavoro stimolante in continua evoluzione? Come rimuovere gli ostacoli e permettere la crescita giorno per giorno?

    SOLUZIONE:
    Startup

    CONCLUSIONE:
    Impariamo dalle Startup.
    Il principio del progresso e’ CREARE lavoro!

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  1. […] modalità sottostà anche a quello che, in un ambito un po’ diverso, abbiamo definito “Il principio del progresso“. Non basta, cioè, stabilire un obiettivo coesivo, si deve anche comunicare costantemente un […]

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