Anatomia del leader

Su FastCompany, Tony Schwartz delinea le quattro capacità che ogni leader dovrebbe avere (e che pochi posseggono).

Eccole:

1. I grandi leader riconoscono punti di forza in noi che noi stessi non sempre siamo in grado di vedere.

2. Piuttosto che semplicemente cercare di trarre il massimo da noi, i grandi leader cercano di capire e rispondere ai nostri bisogni, prima di tutto al senso di missione che va al di là dei nostri interessi immediati, o dei loro.

3. I grandi leader si prendono il tempo per definire chiaramente come si presenta il successo, e quindi investono su di noi e ci incoraggiano a trovare il modo migliore per raggiungere il successo stesso.

4. I leader migliori di tutti – una piccola frazione – hanno la capacità di accogliere anche gli opposti, soprattutto le vulnerabilità che stanno a fianco della forza, e la fiducia che viene bilanciata dall’umiltà.

Ora, vista così può sembrare una lista di buoni propositi, magari anche un po’ idealistica. E, infatti, così mi era parsa ad una prima lettura.
Poi, ho pensato in questi giorni ad una persona che mi ha influenzato molto con il suo esempio. Si tratta di un insegnante. E più ci penso più mi pare che somigli bene al ritratto che esce da queste quattro caratteristiche.

2 commenti
  1. giulia cerrone dice:

    Mi convince questa definizione.
    Si potrebbe tradurre:i grandi leader
    1 sanno leggere nelle persone anche le potenzialità non espresse
    2 capaci di “visione”, sanno guardare oltre l’interesse immediato e indirizzare lo sguardo altrui;
    3 non hanno fretta di definire il successo, sanno che qui e ora possiamo immaginare solo una parte delle possibilità che si potranno aprire;il loro sguardo che ci guida è rivolto oltre
    4 sanno accogliere le differenze, anche quelle “opposte”, perchè sanno che ogni punto di vista, ogni sapere è parziale ed è l’insieme che costituisce la ricchezza

    La loro capacità di guida poggia sulla forza profonda di chi non ha bisogno di affermarsi, di essere “riconosciuto”, perchè sa generare il senso del proprio agire: questo gli permette di essere umile e di non temere la propria debolezza.(il contrario del narcisismo)
    La forza profonda è contagiosa e trasmette fiducia.
    Grande fortuna aver avuto una guida così!
    Non ho aggiunto nulla, ma è un modo di condividere queste tue belle riflessioni

  2. Silvia dice:

    ecco è proprio come pensavo. i leader debbono avere le competenze di un educatore, ed in particolare mi riferisco all’esperienza del carcere. innanzitutto saper ascoltare, che è proprio la base di tutto, porre domande affinchè l’altro faccia emergere se stesso e ne prenda coscienza. e poi vedere positivo, vedere le potenzialità positive dell’altro e fargliele vedere a lui stesso, riforzare le sue doti.

    Luca, all’altro commento ho messo una “h” di troppo, correggimi se puoi.

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