Groupthink

In un bell’articolo sul suo blog, Art Petty illustra i rischi del groupthink e sei strategie per evitare la tendenza al conformismo che è alla radice di questo bias.
La ricerca irrazionale e acritica del consenso, infatti, è l’essenza di questa trappola nel processo di decision making.
E il tutto si esplicita in una serie di caratteristiche:

  • la soppressione dei reality test
  • la censura dei dubbi
  • la sottovalutazione delle informazioni che arrivano dall’esterno
  • l’eccessiva sicurezza di sé
  • il senso di invulnerabilità e di onnipotenza

Tutto questo crea un gruppo chiuso, isolato e con sempre più scarsi contatti con la realtà, nel quale si alza molto il rischio di un’escalation dell’impegno.

Come prevenire una situazione di questo tipo?
Petty suggerisce sei passi da compiere:

1. Anticipare il Groupthink nella propria analisi dei rischi.

2. Limitare il numero di partecipanti ad un gruppo a meno di dieci persone, e, soprattutto, definire regole e modalità di inclusione, visto che questo limita la possibilità di fare pressione alla ricerca del consenso.

3. Invitare persone che possano fornire un parere esterno in varie parti del processo, stabilendo come proteggere questi esterni dalle pressioni e come, successivamente, incorporare i loro suggerimenti.

4. Allungare la fase della discussione, usando metodologie strutturate di verifica della questione. In particolare, è utile ritardare il momento del giudizio, utilizzando metodologie, come per esempio I sei cappelli per pensare, che consentono un processo di discussione strutturato.

5. Sviluppare una seconda soluzione. Si può anche sfidare il team assumendo che il management rifiuterà la prima soluzione. In questo modo si stimola la ricerca di una soluzione alternativa e ci si prepara a difenderla.

6. Istituire un avvocato del diavolo. Una persona che, per partito preso, punti la sua attenzione sulle criticità e sui punti deboli del pensiero o del progetto del gruppo può fare da contraltare al conformismo.


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