Too good

Una piccola provocazione.
Leggendo questo post di Peter Bregman sul blog di Harvard Business Review, mi è tornato in mente un episodio piccolo piccolo, ma che forse ha un significato.
Con un buon mese di ritardo per via di questo tempo inclemente, la piscina ha ritrovato il suo posto nel mio cortile.
Dopo il montaggio e il riempimento, lunedì pomeriggio è stato il momento della pulizia delle pareti esterne.
Un amico mi ha consigliato una particolare spugna che, a quanto mi ha detto, fa miracoli in questo tipo di pulizie, per di più senza l’utilizzo di detergenti.
Detto fatto: supermarket, acquisto spugnetta, inizio lavori.
E, in effetti, la spugnetta è una cosa fantastica.

Toglie perfino le macchie che lo scorso anno non c’era stato verso di levare!
E lo fa velocemente.
Bene, penso, quanto tempo e fatica risparmiati!
E continuo a pulire.
L’operazione termina circa due ore dopo (la mia piscina non è grande, ma nemmeno tanto piccola…).
Due ore… mezz’ora in più di quanto avevo impiegato lo scorso anno, senza la spugnetta.
Perché?
Beh, chi ha fatto le pulizie almeno una volta nella vita può immaginare il motivo: con uno strumento così efficace per le mani, sono andato a pulire tutti gli angoli, anche i più reconditi, anche quelli che lo scorso anno non avevo nemmeno guardato (anche perché adesso che tutto il resto della piscina risplende di luce propria rende il fatto che siano sporchi una cosa insopportabile).
Anche quegli angoli che è assolutamente inutile pulire.
E così ho impiegato più tempo dello scorso anno per ottenere, certamente, un risultato molto migliore, ma che non serve a nulla.
Non solo, il tutto ha alzato l’asticella delle aspettative per il prossimo anno.
Insomma, proprio come l’iPad per Peter Bregman, il problema della spugnetta sta proprio nel fatto che fa troppo bene il suo mestiere.
Comunque, onde evitare problemi il prossimo anno, ho fatto una scorta di spugnette…


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