Mindfulness

Su Mente e Cervello in edicola, un interessante articolo di Francesco Cro sulla pratica della Mindfulness, e le sue connessioni con le pratiche meditative orientali.
Devo dire che il tema è davvero affascinante.
Riprendo la definizione di Mindfulness data nell’articolo, per poi tentare una breve riflessione:

La mindfulness è la consapevolezza rilassata delle proprie sensazioni corporee, psicologiche e spirituali, che emerge quando dirigiamo intenzionalmente la nostra attenzione al dispiegarsi dell’esperienza momento per momento. In questo modo possiamo essere consapevoli di ciò che accade mentre sta accadendo, “risvegliandoci” dall’inconsapevolezza – mindlessness – e dagli automatismo che spesso ci portano a vivere distrattamente e in modo meccanico gran parte della nostra esistenza.

Le dimensioni che contribuiscono a definire la mindfulness sono cinque:

  • Non reattività all’esperienza interna
    La percezione delle esperienze interne e delle emozioni non deve portare necessariamente ad una reazione, anche quando le situazioni siano difficili. I pensieri e le immagini non ci devono sopraffare.
  • Auto-osservazione
    È l’attenzione alle sensazioni sensoriali, la percezione del proprio corpo, del movimento e delle sensazioni prodotte dal cibo e dalle bevande.
  • Concentrazione e consapevolezza
    È la capacità di restare concentrati sul presente, svolgendo le azioni senza fretta, con consapevolezza, evitando di distrarsi e di lasciare vagare la mente.
  • Riconoscimento dei propri stati interiori
    È la capacità di dare un nome ai nostri sentimenti, di esprimere convinzioni, aspettative, sensazioni provate in un dato momento.
  • Atteggiamento non giudicante
    Si tratta, in questo caso, di non classificare i pensieri come buoni o cattivi, ma, piuttosto di accogliere anche emozioni irrazionali o non appropriate.

L’argomento merita senz’altro un approfondimento (mi riprometto di tornarci).
Una prima provocazione: mi pare vi sia una convergenza tra le più recenti scoperte delle scienze cognitive e dimensioni che, come quella della mindfulness, richiamano il pensiero buddhista e la pratica Zen: non possiamo (e non dovremmo) fidarci troppo dei nostri pensieri.
E, volendo fare un breve passo avanti, forse è proprio vero che non siamo quello che pensiamo…

6 commenti
  1. eugenio dice:

    La mindfulness “è” una delle pratiche della meditazione buddhista, Samatha e Vipassana: osservazione delle proprie sensazioni pensieri ed emozioni con un atteggiamento non giudicante, ma solo di osservazione per arrivare alla “nuda” consapevolezza. In questo modo ci rendiamo conto di come il nostro “dialogo interno” e i nostri pensieri assorbano tutta le nostra attenzione e facciano vagare la nostra mente. Nella Psicosintesi, Assagioli ha creato una tecnica simile “la disidentificazione”. Non vorrei però che avvenisse come con il Training Autogeno dove lo Shultz ha preso una tecnica della yoga “Savasana” e lo ha propsto come proprio…..

  2. Luca Baiguini dice:

    In effetti Eugenio sono stato impreciso nella definizione.
    Mi pare in generale ci sia trasparenza sul debito che la mindfulnes ha nei confronti della meditazione buddhista. Anche se il rischio che paventi è sempre presente…

  3. eugenio dice:

    Caro Luca,
    scusa, non volevo sembrare pedante…..In effetti hai ragione, il Mind and Life Institute di cui fa riferimento l’articolo è un’istituzione nata su suggerimento del Dalai Lama per far incontrare praticanti buddhisti e neuroscienziati al fine di studiare gli effetti della meditazione e delle pratiche buddhiste. Del resto sono praticanti buddhisti Daniel Goleman (Intelligenza emotiva), Jon Kabat Zinn che usa la mindfulness applicata in medicina su pazienti oncologici, nella cura dei dolori cronici, lo era Francisco Varela neurobiologo ed epistemologo e molti si avvicinano alle pratiche buddhiste non tanto come religione quanto come “scienza della mente”.
    un caro saluto e complimenti ancora per il sito, pieno di spunti molto interessanti
    Eugenio

  4. margherita dice:

    Ciao Luca,

    ho visto questo post interessante segnalato su FB e non ho potuto fare a meno di commentare…

    Ora che ci penso questa pratica mi ricorda il libro “La Quarta Via” di Ouspensky / Gurdjieff: la quarta strada per raggiungere la piena coscienza e la completezza del se…

    e poi che dire: da anni pratico Dinamica Mentale, una tecnica di rilassamento psico-fisico e autoanalisi molto bella e istruttiva, e proprio lì ho imparato che “non siamo quello che pensiamo” e che anzi, spesso siamo proprio noi, con l’immagine che ci siamo costruiti di noi stessi, a imporci dei limiti inutili e deleteri..

    tutti abbiamo qualcosa dentro che vale la pena scoprire!

  5. Luca Baiguini dice:

    Già Margherita… ogni tanto è salutare “diffidare dei propri pensieri”.
    Sottoscrivo anche l’ultima frase!

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