Bach, la tecnica e l’arte
Quello della relazione tra fredda tecnicalità e arte è un argomento ricorrente quando si parla di comunicazione (nel mio caso, quasi sempre di comunicazione in pubblico) e di storytelling.
La domanda è quasi sempre, più o meno, la stessa:
Che c’azzeccano gli aspetti puramente (e spesso freddamente) tecnici con quel gesto in certo modo artistico che è comunicare in pubblico con profondità, efficacia, empatia?
E perché alcune persone, pur dominando in maniera esemplare la tecnica, non riescono comunque a instaurare una vera relazione con chi sta loro di fronte, tanto da suscitare reazioni del tipo “lezioncina ben recitata, ma nulla di più”?
Di solito, in situazioni di questo tipo, me la cavo raccontando una piccola storia.
Mi è capitato, un giorno, di assistere alle prove di una pianista.
Come prima cosa, appena si è messa di fronte allo strumento, ha attaccato con una serie di esercizi di diteggiatura. Non so se vi è mai capitato di sentire degli esercizi di diteggiatura: è quanto di più noioso (almeno per me) si possa immaginare.
Si tratta (spero di non dirla in maniera troppo semplicistica) di eseguire una serie di scale che permettono di perfezionare il movimento delle dita sui tasti. E questa cosa la si fa… per molti minuti che possono diventare (o sembrare) ore.Poi, a un certo punto, la pianista ha attaccato con una sonata di Bach. Terminata l’esecuzione ha cercato di spiegare, a me profano, come la velocità di esecuzione che aveva scelto e l’accentuazione di alcuni passaggi volessero tradurre le sensazioni, le idee, i sentimenti che la animavano in quel momento.
A quel punto le ho chiesto: ma che c’azzecca tutta quella fredda diteggiatura con la finezza e l’intensità di una interpretazione come questa.
La sua risposta: senza tutta quella diteggiatura le mie dita non sarebbero state in grado di stare dietro alla mia testa ed al mio cuore.
Ecco, quando devo spiegare questa cosa, io la spiego così.
La tecnica (nel parlare in pubblico, come nel raccontare storie) serve a che le dita stiano dietro alla testa e al cuore… naturalmente, bisogna supporre che davanti a quelle dita una testa ed un cuore ci siano.
Altrimenti la tecnica non è soltanto fredda: è sterile.
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08. gen, 2010 






Molto bella e soprattutto semplice … questa storiella!
Da musicista dilettante l’ho sperimentato personalmente. Charlie Parker, grandissimo sassofonista jazz, diceva: impara tutto quello che puoi sulla musica e sul tuo strumento, poi dimenticalo e….suona come ti pare…. La tecnica senza estro è fredda, l’estro senza tecnica è limitato….
Grazie Stefano.
E grazie anche a Eugenio per la bella citazione.