Ansia del futuro e dilatazione del presente
Enrico Letta mi sembra un politico interessante, sotto molti punti di vista.
Ho appena terminato la lettura del suo libro “Costruire una cattedrale“.
C’è un’idea di fondo, che anima la sua visione della politica e dell’economia: la crisi (economica, ma anche sociale) che stiamo vivendo affonda le sue radici nel “presentismo”, nell’atteggiamento diffuso di sacrificare il futuro (e gli investimenti che questo richiede) al presente ed alle visioni di breve periodo.
I sintomi: cicli politici sempre più brevi, sindrome da trimestrale, incapacità di realizzare riforme anche impopolari (sia politiche che economiche), ma che gettano le basi per la prosperità delle future generazioni.
E gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.
Il titolo del libro lo si deve ad un intervento di Pietro Nenni in Parlamento nel 1959:
Due operai lungo una strada stanno ammucchiando mattoni.
Passa un viandante che s’informa sulla natura del loro lavoro; uno modestamente risponde: sto ammucchiando mattoni; l’altro risponde: innalzo una cattedrale.
Stessa azione, ma grandi differenze di motivazione e di visione prospettica.
Secondo Letta quest’ansia di futuro sembra svanita a favore della dilatazione del presente.
Al contrario, il lungo periodo è un valore in sè, specie se declinato secondo i concetti di affidabilità e di stabilità.
Aggiungo un piccolo elemento di riflessione: mi pare che, oltre che l’ansia del futuro, si sia perso il gusto del cammino, del procedere passo passo verso la meta.
Un po’ quello che esprimevo tempo fa qui, da un’angolatura un po’ diversa.
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01. giu, 2009 






“sindrome da trimestrale” mi piace molto …
Oggi prevedere (e quindi lavorare al futuro) il futuro è molto più difficile perchè il mondo è più complesso (in senso sistemico) di solo 20 anni fa.
Questa “insicurezza da sistema complesso” è una delle componenti che sta orientando verso il risultato più che verso il processo. E’ un errore … sono d’accordo ma non è semplice rimediarvi anche se cisacuno almeno sul piano personale e familiare deve provarci!
complimenti luca,
bell’argomento. ti ho anche citato.
uno di questi giorni mi piacerebbe approfondire con te l’argomento. trovo sempre più spesso incomprensione tra imprenditori e collaboratori su crisi, produttività ecc…
argomento davvero attuale.
Grazie Stefano & RDC.
In effetti, condivido l’opinione di Stefano. Lavorare ad una cattedrale è molto più difficile oggi nella complessità. Proprio questo mi ha portato a sottolineare il “gusto del cammino”.
@RDC: sono naturalmente disponibile…
Caro Luca,
come sempre il tuo articolo è azzeccato e centra subito il punto.
Abbiamo perso la visione a lungo periodo, sacrifichiamo tutto in nome del qui e ora, eppure della filosofia zen non abbiamo capito niente.
Credo sia una parabola di come la cultura stia scomparendo da tutti i settori, politica e programmazione economica comprese.
Tutto questo si riversa pesantemente in tutti i campi. Anche il nostro, quello della formazione, non fa eccezione; basta guardare come vengono confezionati su misura programmi “mordi e fuggi”, basati sull’esaltazione dello stato presente che raramente lasciano dentro di noi un germe.
Il tuo articolo, in una magnifica coincidenza temporale, si sposa perfettamente col mio; esaminiamo, da due punti di vista, la stessa cosa.
Curioso è anche vedere una cosa. Pietro Nenni, da te citato, è morto la notte di capodanno del 1980. Quasi una propfezia, per un decennio che ha cominciato, con tutte le sue idiosincrasie, ad intaccare la visione di lungo periodo che di tanto tempo aveva avuto bisogno per consolidarsi.
Un saluto e un abbraccio,
Nicola
Grazie Nicola.
Ho letto con interesse il tuo post. E’ vero. Sottolineiamo due aspetti diversi e complementari. “Magnifica coincidenza temporale”…