Archivio | maggio, 2009

Sebastiano Zanolli… in video

Sebastiano Zanolli in un video che mi è molto piaciuto.
Perché, come sempre quando di mezzo c’è Sebastiano, ci stanno insieme visione e pragmatismo, messaggi chiari e complessità.
A sottolineare che diventiamo ciò a cui pensiamo per la maggior parte del tempo…

Incontrerò Sebastiano tra un paio di settimane a Brescia in un evento che, credo, sarà molto interessante…
Restate sintonizzati per ulteriori dettagli…

Formazione manageriale sì, formazione manageriale no

Sul blog di Psychology Today, Dan Ariely e Dennis Rosen animano un interessante scambio di idee sul valore della formazione manageriale e sulle lezioni che la crisi economica in corso dovrebbe fornire anche in questo ambito.
Le opinioni sono diverse, le trovate qui e qui.
In sintesi, secondo Ariely la formazione è un bene in sè, e questo momento di crisi ne dimostra ancora di più il valore.

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Lontani dalle etichette, specialmente in tempi di crisi

Il blog di John Baldoni offre spesso degli spunti interessanti. Uno mi pare quello contenuto nell’articolo In a crisis, avoid labeling.
La tesi è questa: i politici utilizzano spesso la pratica di etichettare i problemi.
Un esempio: l’assistenza alle aziende in crisi può essere definita da qualcuno “nazionalizzazione”, da altri “stabilizzazione”.
Queste semplificazioni hanno il chiaro fine di indirizzare il consenso. E funzionano perché parlano a dei seguaci più che a degli individui.
I manager dovrebbero evitare questa pratica, che comprime gli spazi del dibattito interno e sfavorisce l’emergere di una intelligenza collettiva e di modi alternativi di pensare, specialmente nei momenti di crisi.

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Rane, pipistrelli e organizzazioni

Proseguo la riflessione iniziata con il post precedente sul rapporto tra formazione/sviluppo delle risorse umane e competitività.
Ho cercato di rispondere alle domande relative a quale sia la fenomenologia di questo rapporto.
Oggi vorrei condividere alcune idee su quale tipo di formazione e quali obiettivi di sviluppo delle risorse umane siano i più adatti a questo momento storico.
Parto da una metafora costruita da Robert Dilts, Julian Russell ed Anne Deering nel loro libro Alpha Leadership.

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Lo sviluppo delle risorse umane, la competitività e il principio del midsize

Tra qualche giorno terrò una relazione sul rapporto tra sviluppo delle risorse umane e competitività.
Sto, dunque, riflettendo su questo tema.
Il punto è questo: la formazione e lo sviluppo delle risorse umane rappresentano in sè una fonte di vantaggio competitivo, oppure il meccanismo è più complesso?
Credo sia valida la seconda ipotesi, e cerco di esprimere il perché utilizzando un’analogia creata da Edoardo Lombardi Vallauri: il principio del midsize.

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Processi creativi

Proseguo il post di ieri sull’articolo di Hall e Johnson Arte e scienza nella gestione dei processi.
La matrice dei processi aiuta a stabilire dove applicare un process management che si ponga come obiettivo la standardizzazione e dove, invece, l’approccio artistico e creativo possa creare un significativo valore aggiunto.
Mentre sulla standardizzazione la letteratura è ampia e articolata, la gestione dei processi artistici è un terreno meno esplorato (e, per certi aspetti, piuttosto scivoloso).
Gli autori propongono la loro ricetta, che mi pare pragmatica ed equilibrata.
Per sviluppare un processo artistico serve un approccio in tre fasi, che per molti aspetti sono in netto contrasto con il process management tradizionale.

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La matrice di processo

Su HBR Italia di Maggio, uno degli articoli più interessanti che mi sia capitato di leggere in questi ultimi tempi: Arte e scienza nella gestione dei processi, di Joseph M. Hall e Eric M. Johnson.
Ne riassumo un paio di punti (in questo e nel prossimo post), ma nello stesso tempo ne consiglio la lettura integrale: gli spunti di riflessione sono davvero tanti.

Gli autori partono dalla constatazione che molti manager si sono un po’ fatti prendere la mano dalla questione della standardizzazione dei processi.
Ci sono, invece, processi che attengono più all’arte che alla scienza, e che difficilmente si lasciano ridurre a modelli riproducibili e standardizzabili.
Le conseguenze di regole troppo rigide sono, in questi casi, calo del potenziale di innovazione, riduzione dell’affidabilità, problemi di performance (la standardizzazione, quindi, paradossalmente, rischia di pregiudicare quella stessa performance che con tanta tenacia persegue).
Certo, la tentazione opposta è altrettanto pericolosa: trattare come artistici processi che invece necessitano di standardizzazione, ancora una volta, impatta negativamente sulla performance.

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