E non chiamatelo ufficio
Su Ticonzero, un interessante articolo di Chiara Ferrari sull’impatto della progettazione degli ambienti di lavoro sul rapporto tra azienda e collaboratore.
Si tratta di un impatto complesso, in cui lo spazio divente mediazione simbolica e traduzione dei valori “core” dell’azienda e della sua identità.
Soltanto due spunti (gli approfondimenti li trovate nell’articolo):
Iris Vilnai-Yavetz e Anat Rafaeli scompongono il concetto di Office Design in tre livelli d’analisi:
- La dimensione strumentale.
Ha come obiettivo l’aumento della performance. Tende ad acquisire nuovi significati con l’avvento dei cosiddetti Knowledge Workers, con relativi bisogni di condivisione delle informazioni e delle conoscenze. - La dimensione estetica.
Ha a che veder con l’esperienza dell’individuo all’interno dell’ambiente di lavoro. Un’esperienza sensoriale che crea (o distrugge) senso di appartenenza. - La dimensione simbolica.
Ha come obiettivo la traduzione dei valori e della cultura organizzativa all’interno degli ambienti di lavoro.
Vischer schematizza quattro tipologie di relazioni tra gli spazi di lavoro e l’attività dell’organizzazione:
- Relazione di valore negativo: l’ambiente ostacola lo svolgimento del lavoro
- Relazione di valore neutro: l’ambiente è uno scenario passivo del lavoro
- Relazione di valore positivo: lo spazio facilita lo svolgimento del lavoro
- Relazione in cui lo spazio diventa esso stesso strumento per il lavoro, accrescendo il valore dell’attività svolta nell’organizzazione.
Insomma, non chiamiamoli più semplicemente uffici…
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23 aprile 2009 



…. giusto in tempo per il salone del mobile..;-)
Vero, non avevo pensato a questa coincidenza…