Archivio | aprile, 2009

Priming

Su Nòva dello scorso 23 Aprile, un articolo (anzi, a dire il vero, un serie di articoli) di Luca Chittaro sul priming.
Il tema era già stato oggetto di alcune riflessioni in questo post.
Innanzitutto, di che cosa stiamo parlando?
Si ha un fenomeno di priming quando uno stimolo precedente influenza la risposta ad uno stimolo successivo, anche se non vi è una correlazione diretta tra i due stimoli.

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E non chiamatelo ufficio

Su Ticonzero, un interessante articolo di Chiara Ferrari sull’impatto della progettazione degli ambienti di lavoro sul rapporto tra azienda e collaboratore.
Si tratta di un impatto complesso, in cui lo spazio divente mediazione simbolica e traduzione dei valori “core” dell’azienda e della sua identità.

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Mestieri anticrisi

È pratica diffusa, in questi giorni e su parecchie testate, quella di individuare quei mestieri che, pur in questo periodo di profonda crisi, mantengono o addirittura accrescono il numero di occupati.
Mestieri anticrisi, insomma.
A questo riguardo, però, mi pare che si tenda a fare di tutte le erbe un fascio, e ad accomunare mestieri che tra loro hanno poco a che vedere, non perché appartengano a settori molto diversi, ma piuttosto per le ragioni stesse che ne fanno mestieri “anticrisi”.
Non mi pare inutile, quindi, cercare di tracciare una minima tassonomia di questi mestieri, almeno per quel che ne posso capire io.
Anche perché, se il messaggio implicito (e in alcuni articoli che ho letto in questi giorni mi pare proprio che di questo si tratti) è quello che “cavalcare” questi mestieri potrebbe essere una buona strategia di self-marketing, allora forse qualche considerazione più approfondita è d’obbligo.

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Worklife Balance

L’ultimo libro di Sebastiano ZanolliIo, società a responsabilità illimitata” è ricco di spunti e provocazioni davvero interessanti (non che mi aspettassi qualcosa di diverso…)
Ne colgo una, perché ha a che vedere con un tema su cui sto riflettendo in questi giorni:

    Tenete presente che sempre di più il tentativo di ottenere un “worklife balance“, il bilanciamento tra vita professionale e personale, separando chiaramente le due aree, come parlassimo di massa grassa e massa magra, è una chimera.
    È l’idea di un tempo andato, in cui o si era a casa o si era nei campi con i buoi.
    Ora si è sempre ovunque in qualsiasi momento.
    Si è tutto in tutti i momenti.
    Pensare di tagliare in due o più la vita non funziona.
    È la centratura personale da cercare, il centro di gravità permanente dell’io, non impossibili frullati esistenziali con un terzo di… un terzo di… un terzo di…
    Capacità di essere uno sempre, non molti a volte.

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La formula della procrastinazione

Su Mente & Cervello di Aprile, un articolo sulla procrastinazione, nel quale vengono ripresi molti degli spunti trattati qui negli ultimi mesi.
Per quanto riguarda i suggerimenti concreti, hanno tutti più o meno a che vedere con il fatto che porsi obiettivi specifici sembra inbire la tendenza a procrastinare.
Meglio, quindi, sempre specificare, in fase di programmazione, dove e quando metteremo in atto un comportamento specifico.
Piuttosto che un obiettivo del tipo “perderò peso“, quindi, è meglio dire a se stessi “domani a pranzo mangerò soltanto un’insalata“. Questo, naturalmente, implica il suddividere gli obiettivi in attività che possano essere oggetto di propositi di questo tipo.

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Il legame tra leadership e intelligenze

Ronald Riggio inizia questo articolo su Psychology Today con una domanda: le persone intelligenti sono leader migliori?
La risposta è, naturalmente, “dipende”.
Dipende, innanzitutto, da che cosa si intende per intelligenza.
Se si intende l’intelligenza misurata dal Quoziente d’Intelligenza, le ricerche paiono mostrare che il legame tra un alto QI e il raggiungimento di posizioni di leadership è da debole a moderato.
Del resto, chiunque può riconoscere il fatto che essere un genio non significa necessariamente essere un buon leader. E, dall’altra parte, il mondo ci appare pieno di leader che di geniale non paiono avere granché. Il QI, quindi, conta, ma non in maniera così decisiva.
Ci sono, però, come ha evidenziato Howard Gardner, altre tipologie di intelligenza.

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Warren Buffet e l’irrazionalità

Dan Ariely, sul suo blog per Psychology Today, narra un episodio divertente della vita di Warren Buffet, a dimostrare come anche un uomo che ha fatto della razionalità e della capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni uno strumento per ottenere ricchezza e potere debba, a volte, mettere in campo delle strategie per vincere la propria irrazionalità.
Una premessa: l’abilità di sovraperformare rispetto al mercato richiede non soltanto grande capacità di analisi, ma anche grande controllo della propria emotività, per evitare di farsi trascinare dai momenti di euforia o deprimere dai momenti (inevitabili) di panico sul mercato. Seguire la regola dell’Oracolo di Obama (così viene chiamato Buffet) “compra quando tutti gli altri vendono e vendi quando tutti gli altri comprano” richiede una grande quantità di self control.

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