È pratica diffusa, in questi giorni e su parecchie testate, quella di individuare quei mestieri che, pur in questo periodo di profonda crisi, mantengono o addirittura accrescono il numero di occupati.
Mestieri anticrisi, insomma.
A questo riguardo, però, mi pare che si tenda a fare di tutte le erbe un fascio, e ad accomunare mestieri che tra loro hanno poco a che vedere, non perché appartengano a settori molto diversi, ma piuttosto per le ragioni stesse che ne fanno mestieri “anticrisi”.
Non mi pare inutile, quindi, cercare di tracciare una minima tassonomia di questi mestieri, almeno per quel che ne posso capire io.
Anche perché, se il messaggio implicito (e in alcuni articoli che ho letto in questi giorni mi pare proprio che di questo si tratti) è quello che “cavalcare” questi mestieri potrebbe essere una buona strategia di self-marketing, allora forse qualche considerazione più approfondita è d’obbligo.
Continua…