Ben Dattner, sul suo blog per Psychology Today, qualche mese fa ha pubblicato un invito ad utilizzare un "Managerial User's Manual" come strumento per rendere l'integrazione di nuovi manager in un'organizzazione più semplice e immediata.
Il successo di un libro come "I primi 90 giorni" di Michael Watkins, che traccia le linee guida per un inserimento efficace di un manager o di un leader all'interno di una nuova organizzazione, dimostra come il tema sia caldo e valga alcune riflessioni.
Settembre 2008
John Baldoni, sul suo blog, fa il ritratto del leader forte, e ne individua i tratti caratteriali essenziali.
La forza, dice, è fondamentale quando le cose non vanno bene, quando l'economia ristagna, quando il mercato traballa, quando appare un nuovo concorrente all'orizzonte. E poi, quando le teste sono contate e tutti si domandano quale sarà la prossima a cadere. Tempi duri richiedono una leadership forte.
Oggi Sebastiano Zanolli ha pubblicato un mio guest post.
Si intitola "Una breve riflessione sulla fretta".
Parla di come la comunicazione sul tempo influenzi i comportamenti di singoli e gruppi.
Eccolo, buona lettura!
E sul blog di Sebastiano trovate molte riflessioni davvero interessanti.
La mente umana è uno strumento notevole, ma con i suoi limiti.
Alcuni studi recenti si sono concentrati proprio sull'analisi di uno di questi limiti, che ha a che vedere con l'utilizzo di una particolare funzione della mente, detta executive function.
Quando ci focalizziamo su un compito specifico per un periodo prolungato, oppure quando assumiamo una decisione (anche la più banale), stiamo utilizzando l'executive function.
Ora, il "serbatoio" di energie della executive function (executive resources) è tutt'altro che inesauribile, e la qualità delle decisioni che assumiamo (o la capacità di rimanere concentrati su un compito) diminuiscono man mano accumuliamo (senza adeguato riposo mentale) compiti di questo tipo.
Completo il post sull'apprendimento esperienziale secondo Kolb.
Oltre a definire il ciclo dell'apprendimento già illustrato, Kolb propone anche degli stili di apprendimento basati su due assi: il primo asse riferito alla preferenza per l'osservazione riflessiva (guardare) o per la sperimentazione attiva (fare); il secondo asse alla preferenza per l'esperienza concreta (sentire) o per la concettualizzazione astratta (pensare).
Noam Wasserman, nel suo blog, ritorna sul dilemma che spesso si pone di fronte al fondatore di un'impresa (che abbiamo già analizzato in questo post): il dilemma tra Controllo e Ricchezza.
Si chiede se, di fronte a questo trade-off, la risposta sia simile in ogni Paese, o se vi siano delle specificità legate ad aspetti storico-culturali.
Le conversazioni avute da Wasserman in giro per il mondo lo portano a concludere che il trade-off sia pressoché universale, ma che, ad un confronto con gli Stati Uniti, alcune culture pongano una maggiore enfasi sul controllo, altre sulla ricchezza.
Proseguo la serie Basics con un post sull'apprendimento esperienziale come teorizzato da David Kolb.
L'apprendimento esperienziale è un processo dove la costruzione della conoscenza avviene passando attraverso l'osservazione e la trasformazione dell'esperienza. Non, quindi, attraverso la passiva acquisizione di nozioni, concetti, relazioni.
È il titolo di un post (o, magari, di una serie di post) a cui sto lavorando in questi giorni.
Sono stato fortunato: ho incontrato molti bravi formatori.
Per questo mi sono fatto attrarre dall'idea di costruire (alla Covey) un elenco delle caratteristiche, convinzioni, capacità personali che servono a rendere efficace l'azione di un formatore.
Poi mi sono detto che un post del genere è meglio (e più divertente) scriverlo a più mani.
Vi è capitato di incontrare formatori che hanno saputo avere un impatto sul vostro modo di pensare, di agire, di essere?
Quali capacità hanno dimostrato? Quali le loro caratteristiche?
A voi la parola!
Su 7th Floor, un'intervista al prof. Alberto Quagliata, esperto di e-learning, che pone una distinzione tra e-teaching ed e-learning.
Posto che
con l'espressione e-learning ci riferiamo agli ambienti on line per la costruzione condivisa del sapere: i percorsi formativi del "vero" e-learning valorizzano l'assunzione di responsabilità del soggetto che apprende, l'importanza della costruzione progressiva e condivisa degli elementi costitutivi del sapere, la fruizione di una pluralità di ambienti operativi (forum, wiki, chat, file di gruppo) che interagiscono tra loro e consentono agli utenti di collaborare per l'elaborazione di interpretazioni condivise e di nuovi elementi di conoscenza: il vero e-learning favorisce l'apprendimento significativo e sollecita l'interpretazione delle organizzazioni del lavoro come comunità di apprendimento,
Oggi, almeno in Lombardia, si è aperto l'anno scolastico.
Anche per le mie due figlie, una all'ultimo anno di materna, una in terza elementare.
Naturalmente, io le vedo decisamente più dotate della media degli altri bambini che conosco...
Affrontando il tema della procrastinazione (mi ci sto dedicando per integrare alcuni contenuti del mio modulo sul time management), capita spesso di sentire citare il perfezionismo come una delle principali cause della tendenza a rimandare l'esecuzione dei compiti.
In realtà, non tutte le tipologie di perfezionismo sono causa di procrastinazione. Una ricerca recente condotta da Jeffrey Kilbert (Oklahoma State), Jennifer Langhinrichsen-Rohling e Motoko Saito (University of South Alabama) pone alcune questioni interessanti.
Su Ticonzero, un articolo di Natalia Montanari e Marco Piovesan che approfondisce alcune delle tematiche che avevo già messo in evidenza in questo post.
Le conclusioni sono davvero interessanti. Le riassumo:
Un sistema di incentivazione non è neutro. Per questo va disegnato sulla base delle caratteristiche dell'organizzazione a cui si rivolge.
In particolare, quando si tratta di incentivare collaboratori che lavorano in team, vanno presi in considerazione, oltre alle caratteristiche dell'attività lavorativa svolta, tre fattori fondamentali:
Quando entro in aula per un corso sul Public Speaking, una delle prime domande che faccio è: "Qualcuno di voi sarebbe in seria difficoltà, in questo momento ad alzarsi e presentarsi davanti alle altre persone in quest'aula?" (Il grassetto sulla parola "seria" non è casuale).
Succede abbastanza spesso che qualche mano si alzi.
L'ansia da palcoscenico è comune e colpisce anche persone esperte e preparate che, apparentemente, non avrebbero alcun motivo per temere il giudizio del pubblico.
Spesso, anzi, sono proprio i più preparati a vivere con angoscia il momento di esporre le proprie idee ed i propri progetti.
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