Archivio | maggio, 2008

Meglio i soldi o lo status?

A proposito del dilemma (che si pone di fronte a molti fondatori di imprese) tra l’essere ricco e l’essere re, su Scientific American Mind & Brain si dà conto di alcune recenti ricerche che dimostrano per la prima volta come noi processiamo il guadagno e lo status sociale nella stessa area del nostro cervello (lo striatum), e che probabilmente mettiamo a confronto l’uno e l’altro quando prendiamo delle decisioni.
Che cosa è più importante, allora? Il guadagno o la reputazione e lo status?
Secondo due studi pubblicati sulla rivista Neuron potrebbe essere proprio lo status a prevalere.
Il che spiegherebbe molte delle considerazioni che abbiamo svolto nel post precedente.
E che, in termini di dinamiche di leadership e di strategie di motivazione potrebbe avere la sua bella importanza.

Allenamente

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E’ in edicola, per Fabbri Editori, il primo dei trenta numeri di Allenamente.
I contenuti e i giochi sono opera mia, di  Francesco, Massimiliano, Stefano e degli altri collaboratori di Mindpoint.
Se volete lasciarci dei commenti sull’opera, potete farlo qui.
 

Diversità

Lunedì scorso, con un gruppo di Aiesec Pavia, abbiamo ragionato di intercultura e valorizzazione delle diversità.
Ne sono emerse alcune riflessioni interessanti.

La prima: i "bias di conferma" (cioè quei processi mentali che consistono nel prendere atto delle informazioni ricevute e selezionarle in modo da porre maggiore attenzione e, quindi, attribuire maggiore credibilità a quei dati che confermano le proprie credenze e, viceversa, ignorare o sminuire quelli che le contraddicono) sono un meccanismo potentissimo di rinforzo del pregiudizio.

La seconda: bisogna distinguere tra atteggiamenti consci (quello che "scegliamo" di credere) e atteggiamenti inconsci (le associazioni immediate, automatiche, che facciamo prima di avere il tempo di pensare). L’Implicit Association Test, dimostra che non sempre questi ultimi vanno esattamente d’accordo con i primi.

La terza: nella comunicazione (anche, e forse soprattutto, in quella interculturale) è importantissimo saper distinguere i messaggi che riguardano la relazione dai messaggi che riguardano il contenuto. Comprendere quanto le intenzioni comunicative di un interlocutore riguardino il contenuto (ciò che sto dicendo) o quanto riguardino la relazione (le dinamiche di potere, di leadership, di status…) consente di relazionarsi in maniera efficace ed appropriata.
Succede, invece, concentrare tutta la propria attenzione di ascoltatori sui contenuti, senza comprendere il messaggio relazionale. Questo, di solito, è un buon modo per alzare barriere.

Successo anche a voi?

 

Quelli che… l’MBA

Sono circa 10.000 in Italia. È il popolo dei possessori di un MBA (Master in Business Administration).
L’età media in cui si frequenta un MBA è attorno ai 30 anni per SDA, ai 29 per Luiss e Mip, ai 27 per Mib.
L’investimento va dai 15mila ai 36mila euro (che vanno aggiunti ad un anno della propria vita), ma, a quanto pare, il ritorno è garantito: lo stipendio, alla fine dei corsi, può crescere anche del 60%.
Secondo Stefano Cordero di Montezemolo, fondatore di Aimba (l’albo che si propone come riferimento per i manager italiani con MBA) "è cresciuta la sensibilità dei top manager e dei direttori delle risorse umane verso l’MBA che è riconosciuto sempre più come il percorso ideale per i ruoli di management avanzato".

Sarà vero?

Fonte: Job 24 del 23 aprile scorso