Comunicazione e metacomunicazione

Durante i corsi sul public speaking, la comunicazione in pubblico e le tecniche di presentazione mi capita spesso di sottolineare l’importanza della metacomunicazione.
I migliori comunicatori che conosco, infatti, mi pare siano (quasi paradossalmente) più bravi nel gestire la metacomunicazione rispetto alla stessa comunicazione.
Innanzitutto, per metacomunicazione intendo la “comunicazione sulla comunicazione”, vale a dire tutti quelle espressioni che hanno come obiettivo la creazione di una cornice di riferimento attorno alla situazione comunicativa, dettandone (in maniera più o meno esplicita) regole di interazione, regole di interpretazione, linee guida, aspettative.
In questo senso, è molto importante dedicare tempo ed energie per metacomunicare, e farlo in maniera strategica, tenendo sempre ben presenti gli obiettivi della presentazione.


La quantità e la tipologia di metacomunicazione da adottare devono essere oggetto di preparazione e di scelta da parte del relatore.
In questo modo si contribuisce fortemente a costruire il contesto e la cornice entro la quale verranno gestite tutte le interazioni successive.
Un esempio: quando mi capita di tenere delle giornate formative in gruppi costituiti da persone provenienti dalla stessa azienda, e l’aula stessa si trova nell’azienda, di solito inizio la mia presentazione con la frase "Benvenute e benvenuti a questo corso di formazione". L’obiettivo della mia metacomunicazione, in questo caso, è quello di chiarire il mio ruolo di "padrone di casa", e di definire, quindi, la cornice dei processi comunicativi, che le circostanze potrebbero rendere confusa
o disfunzionale rispetto ai miei obiettivi.



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4 riposte a “Comunicazione e metacomunicazione”

  1. Concordo sulla eminenza della metacomunicazione rispetto comunicazione stessa nella strategia di speaking.
    Del resto i latini disquisendo attorno all’Ars oratoria, nella suddivisione del discorso in parti, sottolineavano l’importanza della captatio benevolentiae, il tentativo di accattivarsi il pubblico.
    E l’autorevolezza dello speaker sta nel far “crescere” il proprio interlocutore e si declina in due asoetti: benevolenza e veracità.
    Ruolo centrale è quello svolto dalla comunicazione paraverbale e da quella non verbale. D’impatto notevole è anche il silenzio, opportunamente posto (non opposto), tra le parole.
    Luca grazie.
    Il tema è la cifra dell’umanità in questo nostro tempo :)

  2. Grazie titti per il commento. Proprio durante l’ultimo corso sulle tecniche di presentazione ho condiviso con i partecipanti una riflessione sull’importanza della metacomunicazione anche per “prevenire” problemi legati a opposizione, obiezioni, domande insidiose.

  3. Mi accosto in punta di piedi alle tue lezioni ed ai commenti, sono curiosa ma profana in materia. Apprendo con avidità e faccio tesoro di ogni vostra parola . Sarebbe un sogno poter seguire qualche lezione, ma vivo a Roma. Grazie comunque dei consigli e delle riflessioni, sono preziosamente utili nella mia inizialissima carriera di speaker. Le mie slide le preparo da sola, con molta cura, insieme ad ogni commento, ma nel prossim anno per la prima volta parlerò dinanzi ad un pubblico numeroso: i miei colleghi dell’azienda cui riferirò sull’Empowerment del personale.
    Vorrei preparare uno studio sulla leadership, mi puoi consigliare testi?.Ne cerco anche uno in inglese per esercitarmi con la mia professoressa di lingua.In ogni caso Grazie.

  4. Luca Baiguini 10. dic, 2009 at 11:10

    Roberta, benvenuta e grazie per il tuo commento.
    Per quanto concerne la leadership, il mio consiglio e di accostarsi al lavoro di Robert Dilts, che per me è un maestro, oltre che un mentore.
    Leadership e visione creativa e Coaching e leadership (Alpha leadership) sono i testi di riferimento.

 

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