Cultura della formazione

Che la formazione in Italia non sia pratica diffusa, non è notizia nuova. Siamo, secondo i dati riportati da "L'impresa" di marzo, sestultimi in Europa (quella a 25, s'intende). Solo 24 aziende (con oltre 10 dipendenti) su 100 investono in formazione. E a pagina 97 della stessa rivista si può leggere un'intervista al presidente di AIF  (Associazione Italiana Formatori) Pier Sergio Caltabiano. Il titolo riassume il suo pensiero: "Bravi formatori, ma manca un terreno fertile".
La tesi, chiara, è che, proprio in virtù del fatto che il mercato non è ampio, in Italia non c'è posto per l'improvvisazione e per professionalità mediocri tra i formatori. La qualità dei formatori italiani sarebbe, dunque, alta.
Due le ragioni che impediscono lo sviluppo di un'adeguata cultura della formazione:
1) la dimensione media delle imprese: le piccole e piccolissime imprese, che spesso soffrono di "autoreferenzialità"
2) la mancanza di una adeguata politica di defiscalizzazione e la latitanza a livello di governance pubblica sul capitolo degli investimenti dedicati alla formazione

Non posseggo un punto d'osservazione privilegiato come quello di Caltabiano. Mi lascia, però, un po' perplesso questo atteggiamento (che ho ritrovato altre volte in AIF, di cui pure sono socio) per cui i bravi formatori italiani sarebbero "voci che gridano nel deserto". Per lo meno, se anche così fosse, c'è da dire che proprio i formatori dovrebbero essere i primi a trovare mezzi adeguati per promuovere la cultura della formazione. Cosa (quella di trovare mezzi adeguati per promuovere una mentalità e una cultura) che, peraltro, spesso ci vantiamo di insegnare...

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4 Commenti

la formazione è un grande investimento. solo che è paragonabile alla prevenzione. ho scritto un bell'articolo su "Come saper comunicare la prevenzione" sulla rivista dei pedagogisti. occorre documentare tutto, rendicontare il prima e il dopo e saperlo comunicare opportunamente ai propri stakeholder e agli utenti. perchè prevenire è meglio che curare. la prevenzione è più economica e più efficace. la formazione è uno strumento della prevenzione, a mio avviso.

Mi sono occupato di comunicazione della sicurezza (e continuo a farlo) in un interessante progetto della Azienda Sanitaria di Piacenza.Magari può esserti utile questo post:http://www.lucabaiguini.com/blog/2007/6/24/comunicare-la-sicurezza.htmlCiao

Salve Luca,condivido in pieno quello che tu dici "...c'è da dire che proprio i formatori dovrebbero essere i primi a trovare mezzi adeguati per promuovere la cultura della formazione. Cosa (quella di trovare mezzi adeguati per promuovere una mentalità e una cultura) che, peraltro, spesso ci vantiamo di insegnare"Le carenze nel nostro sistema di PMI possono essere risolte se e solo siamo capaci di rendere attraente il mondo della formazione innovandolo dalle radici.Piero

Grazie Piero per il tuo commento.Sto vedendo alcune iniziative interessanti. Ne parlerò a breve.

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