Settembre 2007

Stili cognitivi

Su Psicolab, un articolo interessante di Michele Daloiso.
Si parla di stili cognitivi: di come influenzano l'apprendimento, di quali strumenti il docente può mettere in campo per riconoscerli.
Il contesto è quello della formazione linguistica, ma quasi tutto quello che c'è scritto vale anche per la formazione manageriale.
Si definisce lo stile cognitivo come quell'insieme di strategie selezionate (in maniera più o meno conscia) e messe in campo durante il processo di apprendimento. Vengono coinvolte la dimensione verbale, non verbale, cinestesica, logico-matematica, e le loro continue intersezioni.

Daloiso fa, giustamente, notare come

Ancor prima di osservare gli studenti, il primo passo per l'insegnante consiste innanzitutto nel compiere una riflessione metacognitiva sul proprio stile di apprendimento. Tale riflessione porterà di conseguenza ad una maggiore consapevolezza su come il proprio modo di insegnare sia influenzato dalle propensioni cognitive; può accadere infatti che un docente, del tutto in buona fede, sia convinto dell'efficacia di certe tecniche didattiche solo perché queste rispecchiano il suo personale stile di apprendimento, o trovi difficoltà nell'interagire con alcuni studenti perché non ne condivide lo stile cognitivo. La riflessione metacognitiva costituisce dunque il primo passo per una didattica che si avvicini sempre più allo studente.

Cercare di comprendere le mappe mentali altrui, insomma, prima (e, magari, invece) di iniziare a imporre le nostre.
E questo non vale soltanto in aula.

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Braintrainer

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Per il numero in edicola di Focus Braintrainer, ho curato una nuova puntata di "Allena la tua memoria". Questa volta, qualche trucchetto per ricordare i numeri.

Inoltre, una nuova rubrica: "Le faremo sapere...".
Simuliamo un "test preliminare" per l'assunzione in alcune tra le aziende più ambite per capacità innovativa, prestigio, clima.
Il primo numero è dedicato a Google.

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Il ritratto del leader

Su IlSole24ore, i risultati di una ricerca condotta su un campione di lavoratori. E' stato chiesto di dipingere il ritratto del capo ideale.

Ne è uscito un uomo italiano, cinquantenne, con la capacità di:

  1. Supportare la ricerca di soluzioni innovative attraverso la sintesi e la sperimentazione
  2. Valorizzare le idee dei collaboratori e dare la possibilità di lavorare in autonomia
  3. Valorizzare il contributo di tutti per l'efficace gestione delle riunioni
  4. Valutare i propri collaboratori gestendo il processo di feedback e misurando i risultati portati da ognuno
  5. Agire da coach valorizzando il potenziale
  6. Stimolare il miglioramento trasferendo delle certezze
  7. Gestire i collaboratori creando spirito di squadra e appianando i conflitti
  8. Valorizzare i risultati della squadra anche verso gli altri capi

Secondo voi, cos'altro?

 

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Confirmation Bias

In questo post ho parlato di come spesso tendiamo a piegare la realtà alla teoria, piuttosto che il contrario.

Il Confirmation Bias è una delle strategie che utilizziamo: si tratta della tendenza a ricercare informazioni che provano, piuttosto che informazioni che confutano, la nostra teoria iniziale.

Peter Cathcart Wason fece un esperimento: mostrò a degli individui la tripletta di numeri 2 - 4 - 6, dicendo loro che questa tripletta era conforme ad una regola particolare. Il compito dei soggetti era quello di individuare quale fosse la regola. Per farlo potenvano generare altre triplette, e chiedere allo sperimentatore se soddisfacevano la regola o meno. Lo sperimentatore dava un feedback (regola soddisfatta o regola non soddisfatta) corretto.

Una volta che fossero stati sicuri di aver individuato la regola, i soggetti dovevano enunciarla.

Nonostante il fatto che la regola fosse semplicemente “qualsiasi sequenza ascendente”, i soggetti sembravano trovare grandi difficoltà nell’individuarla, enunciando spesso regole molto più complesse. La cosa più interessante è che i soggetti sembravano testare soltanto esempi “positivi”, che confermavano le loro ipotesi. Quello che non facevano era, invece, tentare di falsificare le proprie ipotesi testando triplette che non fossero conformi alla propria regola.

Il confirmation bias è una teoria utilizzata per comprendere perché le persone spesso credano e sostengano idee pseudoscientifiche.

 

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Scimmie & management

Ieri Michael Jacobides ha parlato, a Bologna, di come "Ideare e strutturare un vantaggio competitivo in uno scenario dinamico". Speech interessante.
Ha concluso raccontando di un esperimento (mi pare) istruttivo.

In una gabbia, 5 scimmie e, al centro, un piedistallo che permette di raggiungere delle banane appese al soffitto.
Quando una delle scimmie tenta di prendere le banane, tutte vengono investite da un getto di acqua fredda, che impedisce loro di raggiungere le banane.
Dopo alcuni tentativi, appena una scimma tenta di arrivare alle banane, le altre glielo impediscono per non essere spruzzate. Il risultato è quindi che nessuna tenta più di arrivare alla frutta.
Successivamente, una scimma viene tolta dal gruppo e ne viene inserita una nuova, che tenta subito di raggiungere le banane e, naturalmente, viene aggredita dalle altre, senza, peraltro, capire perchè.
Si procede qundi ad un altro avvicendamento. La scimmia cambiata in precedenza partecipa all'aggressione della nuova arrivata, anche se non ha idea del motivo.
Dopo aver cambiato tutte le scimmie (nessuna, quindi, è mai stata bagnata), tutte queste continuano ad aggredire le nuove arrivate che tentano di raggiungere le banane, sempre senza sapere perchè.

Non ho trovato la fonte da cui è tratto questo esprimento. Mi pare, però, una bella metafora. E che molti manager dovrebbero conoscerla.

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Niente scuse... per decreto

In questo articolo di BBC News, il racconto di come un sindaco russo abbia bandito alcune frasi dal linguaggio degli impiegati del suo comune.
Eccone alcuni esempi:

"Non c'è denaro"
"Che cosa ci posso fare?"
"Stiamo pranzando"
"La giornata lavorativa è terminata"
"Qualcun altro ha i documenti"
"Non lo so"

Il sindaco sostiene di avere stilato la lista perchè stanco di sentire persone dire che i problemi sono impossibili da risolvere, invece che ipotizzare soluzioni.

Resta da stabilire se l'imposizione per decreto sia il più efficace dei mezzi per indurre i collaboratori ad assumersi responsabilità ed evitare gli scaricabarile. Ma, certo, un pensierino...
E tu, che frase bandiresti?

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Articolo segnalato da Knowhr

Creatività

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Sul numero in edicola di Focus, un mio test:
Sei creativo e abitudinario?

Si tratta di una serie di domande, ma anche di alcuni giochi per mettere alla prova le proprie capacità di problem solving.

Se lo avete provato, e mi volete dare dei feedback, questo è il luogo adatto!

 

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Manager superstar

Su Economia e Management, un editoriale originale di Gianmario Verona: "La corporate America dal ponte di comando". L'incontro con i CEO di aziende Fortune 500 ha prodotto alcune chiavi di lettura della figura del top manager che mi pare offrano spunti di rilievo.
Interessante la prima parte dell'editoriale, che si concentra sugli elementi comportamentali:

Il dato di fatto di cui tutti i CEO [...] sono consapevoli è quello di essere delle vere e proprie star. Non nel senso metaforico del termine, ma nel senso effettivo delle rockstar e dei divi di Hollywood. Dopo l’ondata che ha investito negli anni ottanta e novanta il mondo dello sport, sembra oramai a tutti evidente che il settore che i media hanno indicato come nuovo covo di celebrità è quello dell’economia e della finanza. [...]
Questa ondata di attenzione, come si può ben immaginare, porta a prestare una maniacale cura alla propria immagine e reputation, e al principale vettore che le alimenta: la comunicazione. I discorsi rivolti al pubblico sembrano minuziosamente preparati e ciò non sorprende. Ma anche la comunicazione interna all’azienda, l’elemento che insiste più di altri sull’identità organizzativa e sulla chiarezza degli obiettivi da perseguire, è apparentemente gestita con particolare attenzione.

La rinnovata attenzione che molte business school pongono sulle cosiddette "soft-skills" mi pare in linea con questa analisi.

Cè un'altra considerazione molto interessante che riguarda il rapporto tra innovazione radicale e innovazione incrementale, e magari ne farò l'oggetto di un prossimo post.

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Il mestiere di dirigere

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Ancora sul libro di Claudio Demattè, di cui ho già parlato qui.
Su Etaslab, una mia recensione.

La recensione è qui, la scheda del libro su Etaslab, qui

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Grazie a aNobii, ecco la lista dei libri che sto leggendo, che ho letto e che leggerò....

Inoltre, sempre su aNobii, ho aperto il gruppo "Formazione manageriale".
L'idea è di segnalare i libri utili per chi si occupa di formazione manageriale, sia hard che soft skills, con attenzione sia verso la saggistica specializzata che verso la narrativa, e magari di avviare qualche discussione interessante attorno ai temi della formazione e del management.

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