La Grande Muraglia
Mi piace Baricco. L’ho già scritto altre volte.
Ho letto "I Barbari": interessante.
Un passaggio mi ha ricordato un post di qualche tempo fa, in cui ho citato un altro dei suoi libri.
Eccolo:
Lo voglio dire nel modo più semplice. Qualsiasi cosa stia accadendo, quando abbiamo percepito la spina nel fianco di una qualche razzìa, la mossa che abbiamo scelto di fare è stata alzare una Grande Muraglia. Apparentemente lo abbiamo fatto per difenderci. E siamo tuttora convinti in buona fede che sia per quello. E celebriamo il domestico eroismo di chi la difende ogni giorno, e di chi la costruisce, ottusamente, per migliaia di chilometri. Neanche la constatazione, facile, che quel muro non ha minimamente ridotto le razzìe, ci fa cambiare idea. Continuiamo a perdere pezzi, eppure il grottesco spettacolo di eleganti ingegneri affaticati dietro alla costruizione del muro continua a sembrarci lodevole. Ma la verità è che non stiamo difendendo un confine: lo stiamo inventando. Ci serve quel muro, ma non per tenere lontano quel che ci fa paura: per dargli un nome. Dove c’è quel muro, noi abbiamo una geografia che conosciamo, l’unica: noi di qua, e di là i barbari. Questa è una situazione che conosciamo. E’ una battaglia che sappiamo combattere. Al limite possiamo perderla, ma sapremo che abbiamo combattuto dalla parte giusta. Al limite possiamo perdere, ma non possiamo perderci. E allora avanti con la Grande Muraglia.
Sarà soltanto un’impressione, ma da qualche tempo mi pare di incontrare un sacco di confini inventati, difesi da eleganti, solide, fidate Grandi Muraglie che servono soltanto a farci sapere che stiamo combattendo dalla parte giusta.
Tags: Baricco, confini, Grande Muraglia



18. mag, 2007 