Febbraio 2007

Tempo & organizzazioni

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Su Eccellere, un mio articolo:

Persone e organizzazioni "a tempo"

Si parla di come la comunicazione che riguarda la gestione del tempo impatta a livello organizzativo e di identità aziendale, e di quali sono le direttrici su cui concentrare questa comunicazione.

Se lo desiderate, potete commentare l'articolo da questo post.

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Longevità

Vi segnalo questo articolo, che fu il primo di Robert Dilts che tradussi per Mindpoint:

PNL, longevità e invecchiamento

Quali sono le abitudini, le convinzioni, gli atteggiamenti ed i comportamenti comuni alle persone che riescono a vivere una vecchiaia attiva e in buona salute?

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Catania

I miei due cents su quanto accaduto a Catania in questi giorni.
Qualche settimana fa ho scritto un post che parlava della "Teoria delle finestre rotte".
Quello che si è visto mi pare un esempio di quanto il potere del contesto possa incidere sui comportamenti criminali.
In un'intervista a Serena Dandini per "Parla con Me", Gianrico Carofiglio, circa la situazione di Napoli ha detto:

"Proprio perché si tratta di una situazione di emergenza permanente, è necessario individuare una serie di strategie. La prima di queste strategie è far percepire ai cittadini comuni e a coloro che abitualmente commettono reati che le cose stanno cambiando nel senso dell'inizio del rispetto delle regole. Ciò che produce il grande crimine è la percezione, anche da parte dei cittadini comuni, dell'inesistenza delle regole o del fatto che le regole, anche se esistono, non vengono rispettate. [...]

A New York, nei primi anni '90, nel '92 in particolare, venne registrato il più alto tasso di crimini nella storia della città: crimini violenti, omicidi e reati comuni. Quattro anni dopo le stesse statistiche registravano la riduzione degli omicidi a un terzo, da 2400 omicidi a 800 in un anno, e la riduzione dei reati violenti a meno della metà. Si chiesero, gli studiosi di questi temi, che cosa fosse successo. [...] Era successo che un signore di nome Bratton, che era un criminologo, fautore della cosiddetta "Teoria delle finestre rotte", era diventato prima capo della polizia della metropolitana e poi capo della polizia di superficie. La "Teoria delle finestre rotte" è una teoria elaborata negli anni '80 da alcuni criminologi che sostanzialmente parte dall'affermazione che il grande crimine è il frutto del disordine sociale. Il riferimeno alle finestre rotte è una sorta di metafora. Dicevano costoro nel loro libro che se in una strada a un certo punto una finestra viene rotta, i cittadini passano, la finestra non viene riparata, e i cittadini percepiscono l'assenza di regole (se esistono le regole). Ne viene quindi rotta un'altra e poi un'altra e a questa violazione minima seguono violazioni più gravi e la percezione in generale dell'inesistenza di regole, il che produce violazioni sempre più gravi.
In concreto, cosa fece questo signore? [...]
In una situazione in cui nella metropolitana di New York venivano commessi stupri, rapine, aggressioni, lui prese tutti i suoi uomini e li mise a controllare l'abusivismo (quelli che non pagavano il biglietto), e fu aggredito selvaggiamente. [...] Lui tenne duro e dopo due anni di questa terapia era cessato l'abusivismo (e questo può apparire banale). Il problema è che si erano ridotti quasi a zero i reati gravi.
E allora questo cominciò a far riflettere sul fatto che forse questa faccenda funzionava... innescava un circolo virtuoso. Lui fu promosso a capo della polizia di superificie, applicò lo stesso metodo e iniziò una repressione (intelligente, io credo) dei reati minori, della irregolarità quotidiana. Questo produsse quel calo statistico enorme. [...]
Comunicare con comportamenti pratici il fatto che le regole esistono, che le macchine non si parcheggiano in doppia fila, che il biglietto del tram si paga, che la spazzatura non si butta per le strade e via discorrendo, produce non solo la rimozione di questi comportamenti devianti minori, ma la creazione di un humus che consente l'aggressione e la sconfitta del crimine di dimensioni più grandi.

Tra le strategie che precedettero l'azione di Bratton ci fu anche quella di eliminare completamente i graffiti dalle vetture e dalle pareti della metropolitana. E ogni volta che qualcuno dipingeva una vettura, questa veniva ritirata e ripristinata. Ogni volta. Senza eccezioni. I graffittari dovevano sapere che il loro lavoro sarebbe stato inesorabilmente e irrimediabilmente inutile. La vettura sarebbe stata ripristinata.

Avete visto, nei servizi di questi giorni, lo stato dei muri attorno allo stadio di Catania?

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